Tre progetti strategici, Tor Vergata-impianti sportiv, Mercati Generali-Città dei Giovani, Piazza Augusto Imperatore, sono partiti quasi in contemporanea e non si sono ancora conclusi. Come è possibile? L'intervento di Mario Panizza

Quasi contemporaneamente partono a Roma tre progetti importanti, con obiettivi strategici per l’intera città: Tor Vergata-impianti sportivi (2005); Mercati Generali-Città dei Giovani (2005); Piazza Augusto Imperatore (2006).

A Tor Vergata, su progetto di Calatrava, prende l’avvio l’operazione “Olimpiadi a Roma 2024” con un grande impianto sportivo, collegato al prolungamento della Linea “A” della metropolitana. L’impostazione è maestosa, con assi da assetto classicheggiante, edifici “muscolari” dalle coperture appariscenti. Le vicende costruttive subiscono continui ritardi, entrando in conflitto con le previsioni di tempo e di spesa: negli anni cambiano le imprese; si succedono, a partire dal sindaco Veltroni, ben quattro amminstrazioni capitoline, con l’alternanza di un numero ancora maggiore di assessori all’urbanistica.

La storia dei Mercati Generali non è meno contorta. Il progetto iniziale di Rem Koolhas promuove un’idea affascinante e di facile presa, con un mix di cultura, commercio e spettacolo, tutto condensato in una grande piazza destinata a catalizzare l’interesse della città in un luogo ormai situato in una zona centrale del tessuto urbano, carico della qualità degli edifici ex-industriali. Anche in questo caso l’impresa cambia negli anni la sua composizione, con capitali nuovi in entrata e in uscita, e soprattutto cambiano il progetto e il progettista, sbilanciando progressivamente il peso dell’intervento verso una prevalente funzione commerciale e un aumento di superficie coperta. Il tutto si incrocia con il succedersi delle Amministrazioni capitoline che introducono continue varianti a quanto già stabilito. I Mercati Generali diventano per Roma una sorta di tela di Penelope che porta avanti, in concreto, solo le demolizioni e gli scavi, senza avviare le effettive opere di ricostruzione.

La sistemazione dell’area che circonda il Mausoleo di Augusto viene da un concorso internazionale vinto da Cellini nel 2006, dopo la conclusione dei lavori dell’Ara Pacis su progetto di Meier. Anche in questo caso gli anni scivolano attraverso contese di competenze, politiche e amministrative, con un aspro conflitto tra la Soprintendenza archeologica, l’Ufficio del Piano regolatore e il progettista. I tempi vanno così avanti da far rischiare la perdita dello sponsor, la Fondazione Telecom.

Ad analizzare i singoli percorsi si riesce a dipanare l’iter logico che porta a questi rallentamenti: siamo tuttavia a 13-14 anni dall’inizio dell’intero processo e ancora non si vede la conclusione, con una condizione particolarmente grave per l’Università Tor Vergata che si ritrova un edificio incompleto che, saltato il progetto delle Olimpiadi a Roma, non trova una ricollocazione funzionale. Visibile da molte parti di Roma, segna verso i Castelli un manufatto-cattedrale nel deserto che, ogni giorno che passa, si deteriora senza essere mai entrato in funzione. La condizione degli altri due cantieri non è molto diversa: a periodi si incontra qualche operaio che lavora, ma la loro conclusione risulta legata a prospettive del tutto incerte.

Se, come detto, attraverso l’analisi delle vicende si possono comprendere e ricostruire i singoli percorsi, la sintesi porta invece alla piena illogicità dell’intera operazione. Come è possibile che una città, attraverso tutte le amministrazioni che si sono succedute al suo governo, possa accettare l’esclusione, per un periodo così lungo, di tre aree tanto strategiche e significative per la sua vita?

L’istituto della Conferenza dei Servizi avrebbe dovuto accelerare i lavori, garantendo il rilascio di tutte le autorizzazioni in un’unica riunione di confronto tra le competenze e le responsabilità degli uffici interessati. I benefici non ci sono stati: sicuramente si potrebbe migliorare qualcosa, con norme e date più vincolanti, tuttavia i limiti veri vengono dalla debolezza dei programmi politici e dalla costante mutevolezza delle strategie. I cantieri infiniti non possono essere assorbiti con rassegnazione. I tempi per realizzare opere, anche importanti, nel resto del mondo sono altri e, comunque, anche a Roma, Aureliano costruì circa 19 chilometri di Mura in cinque anni, tra il 270 e il 275.

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