Una possibile organizzazione russa dietro gli sbarchi in Italia? Gli elementi ci sono, a cominciare da una serie di arresti

Cinquantuno migranti curdi sono arrivati il 12 gennaio a Torre di Melissa, nel crotonese (con i cittadini locali che li hanno aiutati buttandosi in mare per salvarli dal naufragio), dopo aver vagato nell’Adriatico per giorni seguendo la cosiddetta “rotta balcanica” marittima. A condurli in Italia sarebbero stati due scafisti russi, arrestati dai Carabinieri di Cirò Marina mentre si riposavano in un hotel della zona – al check in avevano fornito documenti di identità palesemente falsi, il portiere insospettito gli aveva assegnato una camera, ma inviando una segnalazione alle autorità.

I Carabinieri si sono mossi immediatamente per catturarli forse anche perché non è la prima volta che uomini di nazionalità russa vengono presi dalla forze dell’ordine italiane in connessione con attività di contrabbando di esseri umani. Una faccenda interessante: ripercorriamone la cronaca attraverso segnalazioni di un utente Facebook (Fabio D’Aleo).

A ottobre dello scorso anno, i Carabinieri della Compagnia di Taormina avevano beccato un russo su un gommone arrivato a Cantone del Faro, spiaggia della costa ionica siciliana. M.K., 33enne, era stato visto trasbordare quattro migranti da un motoveliero ormeggiato poco a largo. L’alba successiva, la Guardia Costiera di Catania aveva abbordato il motoveliero – immatricolato nel Delaware – scoprendo un altro russo, G.V., con circa 5800 euro in banconote di diverso genere (dollari, euro, rubli) e altri sei migranti. Tutti i migranti erano di nazionalità curda o irachena, e tutti hanno riconosciuto nei due russi i loro scafisti.

A luglio 2018, la Guardia Costiera ha avvistato una barca a vela a largo di Avola, Siracusa: dentro c’erano 59 migranti pakistani. L’imbarcazione è stata attraccata in mezzo al mare mosso, e portata a Marzamemi. I militari italiani hanno anche fermato i due scafisti: entrambi di nazionalità russa.

A febbraio, sempre dello scorso anno, i militari del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Bari, hanno intercettato un altro piccolo veliero battente bandiera americana – del tutto simile a quello di Taormina – con a bordo, nascosti, quattro migranti kossovari. La Gdf ha arrestato altri due skipper russi accusati, anche questi come gli altri, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’imbarcazione era del tutto simile a quella dei due arresti di Taormina.

Un anno prima esatto, nel febbraio del 2017, la Guardia Costiera di Gallipoli aveva soccorso una barca a vela al largo di Otranto che trasportava 91 migranti provenienti da Pakistan, Iran e Afghanistan. Anche in quel caso, due cittadini russi erano stati arrestati con l’accusa di essere gli scafisti.

A settembre del 2016, altri due scafisti russi furono individuati e arrestati dal gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina della Procura di Siracusa. Avevano guidato un’imbarcazione con 49 migranti iracheni fin davanti alle coste di Capo Passero, lasciandola a 18 miglia nautiche dalla riva. La Sicilia, un giornale locale che si è occupato di coprire sul posto la notizia, scriveva che quella era “la terza volta che gli inquirenti si imbattono in scafisti di nazionalità russa”.

In quel caso gli organizzatori operavano da Smirne, in Turchia: stando a quanto riportato, almeno in altre tre occasioni, oltre a quelle indicate, scafisti russi sono stati individuati dalle autorità italiane come traghettatori di migranti (diventerebbero così otto in due anni). Al momento non è chiaro cosa possa esserci dietro a questo traffico, anche perché non ci sono notizie a proposito del procedere delle inchieste italiane, ma è evidente l’esistenza di questo pattern.

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