Almeno sulla lotta al terrorismo risparmiateci la campagna elettorale

Almeno sulla lotta al terrorismo risparmiateci la campagna elettorale
Il sospetto è che improvvisamente anche sul terreno della lotta al terrorismo si voglia innescare una gara a chi è più bravo. L'opinione di Stefano Vespa

Un comunicato stampa del ministero della Giustizia, probabilmente per la prima volta, ha dato notizia dell’espulsione di un tunisino, Mahmoud Jebali, dopo aver scontato una pena nel carcere di Padova. La nota sottolinea che l’individuazione del jihadista è avvenuta grazie al lavoro del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria e riporta alcune frasi di uno degli uomini che l’hanno monitorato rilevando diversi aspetti allarmanti, dall’essere diventato una sorta di imam in cella al video su Facebook nel quale si incita alla “macellazione” dei cristiani. Quasi due cartelle di comunicato con virgolettati di un operatore del quale si giustifica l’anonimato, e ci mancherebbe altro.

Dunque qual è il problema? Il problema è che le centinaia di espulsioni di fiancheggiatori dei terroristi avvenute dal gennaio 2015 a oggi sono comunicate dal ministero dell’Interno e che il ruolo determinante della Polizia penitenziaria nella lotta al terrorismo, grazie al monitoraggio costante delle carceri, è stato sempre sottolineato in particolare ogni volta che si è scritto o parlato del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, del quale essa fa parte insieme con intelligence, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Improvvisamente, da via Arenula hanno ritenuto di dover enfatizzare l’indagine intitolando il comunicato con “la scoperta del Nic”, senza accorgersi che involontariamente si sminuisce quanto fatto finora dal Nucleo investigativo centrale che chissà quanti ne ha individuati dal 2015 prima del tunisino Jebali.

Allora viene un sospetto ripensando alla famosa frase di Giulio Andreotti (che probabilmente risale a Pio XI) che a pensare male si fa peccato, ma ci s’indovina. Il sospetto è che improvvisamente anche sul terreno della lotta al terrorismo si voglia innescare una gara a chi è più bravo e, siccome il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è maestro di comunicazione ed è comunque il titolare del ministero con le strutture di coordinamento sull’antiterrorismo, dal dicastero del ministro Alfonso Bonafede (Movimento 5 stelle) si voglia cogliere l’occasione di far vedere che non c’è un solo partito di governo bravo nel combattere i jihadisti, ma anche l’altro.

La speranza è che sia solo un caso, incidentalmente avvenuto nel pieno dello scontro politico nell’esecutivo e in campagna elettorale. Durante gli anni di piombo il terrorismo fu vinto grazie all’unità nazionale e non è che sugli altri temi democristiani, comunisti e laici fossero proprio d’accordo. Oggi la lotta al terrorismo è merito di tutte le forze dell’ordine, delle agenzie dei servizi segreti e della Polizia penitenziaria. Almeno su questo risparmiateci la campagna elettorale.

ultima modifica: 2019-01-11T15:33:00+00:00 da Stefano Vespa