Minniti, Salvini e il messaggio sugli “zero sbarchi”

Minniti, Salvini e il messaggio sugli “zero sbarchi”
C’è un tema su cui si dovrebbe litigare con le istituzioni europee ed è quello dell’incapacità di varare programmi condivisi e a lungo termine per finanziare i Paesi di provenienza, visto che quelli in vigore sono insufficienti

La lotta politica sull’immigrazione si combatte non solo sulle norme del decreto sicurezza o sulla sorte delle due navi di Ong ancora al largo di Malta, ma anche sui numeri. Quest’ultimo è un tema caro al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al quale va dato atto che il pugno duro utilizzato da quando è al governo ha ottenuto effetti sull’ulteriore calo degli arrivi e ha costretto l’Unione europea a confrontarsi su un tema scottante. Naturalmente c’è molto da discutere sulle modalità e sugli effetti perché, almeno finora, l’Ue non riesce a cavare un ragno dal buco e l’Italia non si è fatta degli amici.

Salvini ha diffuso i dati dal 1° all’8 gennaio: zero sbarchi rispetto agli stessi giorni del 2018 quando giunsero 453 persone. Il ministro ha confermato di puntare sui corridoi umanitari e di voler “moltiplicare le espulsioni. Con scafisti e trafficanti nessuna complicità”. Ma, dicevamo, stiamo parlando di “ulteriore” calo: su lavoce.info il professore Francesco Daveri ha analizzato i dati degli ultimi due anni, citando anche quelli di pochi giorni fa dell’Agenzia Frontex e dell’Unhcr, spiegando che nei primi cinque mesi del 2018 (il governo Conte ha giurato il 1° giugno) gli arrivi scesero da 60.228 del 2017 a 13.340 e che tra giugno e dicembre arrivarono solo 9.941 persone rispetto alle 59.141 dello stesso periodo del 2017.

In sintesi, scrive Daveri, quello che lui chiama “effetto Minniti” ha portato tra il 2016 e il 2018 a un calo del 68,9 per cento (in particolare dalla fine di giugno 2017 dopo gli accordi con i libici) mentre l’“effetto Salvini” ha portato a un calo di 49.200 persone pari al 31,1 per cento. Due terzi merito di Minniti, un terzo di Salvini. Che è poi la stessa analisi fatta dal Wall Street Journal citato dal professore.

Più banalmente, si può osservare che il raddoppio degli arrivi in Spagna pari l’anno scorso a 57mila unità conferma il calo generalizzato delle partenze perché, se tutto dipendesse dal pugno duro di un’Italia oggettivamente abbandonata a se stessa da anni, l’enorme flusso degli anni scorsi si sarebbe dovuto orientare sulla rotta spagnola. Il punto non è chi ha più ragione degli altri quanto piuttosto cercare a fatica di restare con i piedi per terra. Salvini insiste dal primo giorno sugli arrivi e continua a promettere più espulsioni che non sono alle viste.

C’è un tema su cui si dovrebbe litigare con le istituzioni europee ed è quello dell’incapacità di varare programmi condivisi e a lungo termine per finanziare i Paesi di provenienza, visto che quelli in vigore sono insufficienti, mentre il messaggio che arriva ai cittadini (se qualcuno l’avesse dimenticato, siamo in campagna elettorale…) è che nessuno vuole prendersi neanche poche decine di migranti. “Zero sbarchi” è il messaggio. Che poi in Italia resti più di mezzo milione di irregolari sta diventando un dettaglio.

ultima modifica: 2019-01-08T10:50:00+00:00 da Stefano Vespa

 

 

 

 

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