L'Italia è un Paese che non ha mai compiuto l'ultimo, vero passo verso un reale cambiamento. Fermatasi a metà del guado, la Penisola - è l'analisi di Linda Lanzillotta che ne parla nel suo nuovo libro edito da Passigli - può essere definita pertanto "Il Paese delle mezze riforme", una nazione dove le istanze di innovazione istituzionale hanno ceduto il passo a resistenze che ne hanno frenato nel tempo il percorso di trasformazione, pure avviato

L’Italia è un Paese che non ha mai compiuto l’ultimo, vero passo verso un reale cambiamento. Fermatasi a metà del guado, la Penisola – è l’analisi di Linda Lanzillotta che ne parla nel suo nuovo libro edito da Passigli – può essere definita pertanto “Il Paese delle mezze riforme”, una nazione dove le istanze di innovazione istituzionale, politica, amministrativa hanno ceduto il passo a resistenze che ne hanno frenato nel tempo il percorso di trasformazione, pure avviato.

UN CAMBIAMENTO LASCIATO A METÀ

Contraddistinto dallo stile tipico del memoir e da un approccio molto personale, il volume – presentato a Roma presso La Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi – si intreccia con la saggistica e compie, con lo sguardo di una donna in mondi prevalentemente maschili, in passato più che ora – una riflessione di ampio respiro che copre circa 50 anni partendo da una considerazione: ciò che rende in Italia, più che altrove, astioso il clima politico e aspro il rifiuto delle classi dirigenti è soprattutto aver fatto promesse di rinnovamento che sono state puntualmente disattese e che non hanno mai cambiato in meglio il rapporto dei cittadini con istituzioni e amministrazioni locali.

UN LUNGO PERCORSO

Per raccontare questo “corto circuito”, l’autrice – spiega a Formiche.net – ripercorre la sua carriera da alto funzionario di importanti apparati dello Stato e le esperienze politiche che l’hanno portata a ricoprire anche ruoli di governo e da vicepresidente del Senato, riempiendo le pagine di aneddoti che includono alcuni dei personaggi con i quali si è trovata a collaborare nel corso degli anni: Giulio Andreotti e Carlo Azeglio Ciampi, ma anche Romano Prodi e Francesco Rutelli, fino a Matteo Renzi. Non mancano le critiche, talvolta severe, agli stessi riformisti, ai quali imputa di “non tenere abbastanza in conto la realtà degli assetti burocratico-amministrativi” e “l’assenza di pragmatismo e di cultura dell’organizzazione”, limiti che “hanno spesso vanificato i giusti principi e valori cui le riforme erano ispirate”, come nel caso del referendum del 2016.

LE CAUSE DELLE RIFORME INCOMPIUTE

Tra le cause dell’inerzia italica, Linda Lanzillotta ne elenca infatti soprattutto tre: la predominanza di “una cultura molto giuridica” che ha ostacolato diversi processi; “l’instabilità politica” (“nessuno, neanche col sistema maggioritario, ha governato per due volte di fila, e questo rappresenta uno dei limiti più forti alla concretizzazione del cambiamento”); e “la convergenza di forze politiche, burocratiche e corporative, tese prima di tutto alla propria conservazione”.
A questo, aggiunge l’autrice, “c’è nel sistema politico la convinzione che basti approvare una legge per consumare un cambiamento come tale annunciato ai cittadini, senza considerare, invece, che la parte difficile inizia proprio allora. Per attuare le riforme queste vanno invece calate nell’amministrazione, cambiarne la cultura. E non è un processo che si fa a costo zero, come spesso si dice, ma servono investimenti in formazione e tecnologia”.

IL RILANCIO DELL’EUROPA

L’ultima parte del libro è invece dedicata ai fatti più recenti e in particolare al rilancio del progetto europeo che, secondo Linda Lanzillotta, “deve partire dagli errori del passato. C’è bisogno”, evidenzia, “di costruire non solo un hardware, ma anche un software europeo. Le tecnocrazie non devono lavorare solo su regolamenti e norme, ma anche su un soft power che oggi manca. L’Unione Europea deve tornare ad essere un orizzonte di speranza e miglioramento per le nuove generazioni. E ciò potrà accadere solo se all’impianto economico esistente si accompagnerà la creazione di un sentimento comunitario, solidaristico, che è la base per la formazione di una identità e di cittadini che si sentano europei. Oggi questi sembrano naturalmente obiettivi impossibili, ma”, conclude”, è necessario avere una visione per disegnare il futuro”.

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