Il governo francese, in un tentativo di avviare una partecipazione popolare dopo le proteste degli ultimi mesi, ha messo on-line il contenuto di 140mila contributi presentati al 31 gennaio 2019. Ma i sondaggi non premiano l'Eliseo e le elites del lungo Senna si mobilitano...

Una grande piattaforma popolare e pubblica, dove riversare proposte e istanze, in vista di un grande dibattito sui macro temi che attanagliano le ansie dei francesi. Questa la mossa del presidente Emmanuel Macron per uscire dall’angolo in cui è stato confinato negli ultimi mesi, tra proteste dei gilet gialli, defezioni nel suo staff e incertezza sull’esito delle elezioni europee, a cui la possibile maggioranza in seno all’europarlamento guarda con attenzione in prospettiva di un’alleanza tra Ppe, Pse e Alde, dove potrebbero confluire gli eletti della lista Macron En Marche. Ma le elites che avevano puntato su di lui alle scorse presidenziali pare non si fidino più dell’attuale numero uno e meditano una nuova strategia.

QUI ELISEO

Secondo un sondaggio pubblicato da Le Figaro solo il 18% dei francesi immagina che Macron riuscirà a riguadagnare la fiducia collettiva. La maggior parte non crede in un risultato positivo di questo grande dibattito e, per molti di loro, la montagna darà alla luce un topolino. L’Eliseo però ha inteso intraprendere questa strada, convinto che sia quella giusta per ristabilire un collegamento con cittadini e imprese. La piattaforma comprende tre macro temi. Si parte con democrazia e cittadinanza con due proposte come la necessità di trasformare il Senato e l’Assemblea Nazionale (con l’87,2% di risposte positive) e il riconoscimento del cosiddetto voto bianco (82,8%). Altro punto sensibile, ridurre il numero di funzionari eletti (73,7%) per stabilire una contropartita delle indennità di solidarietà (72,8%) e a mantenere i mandati non cumulati per i parlamentari.

Al secondo posto una riforma dei servizi pubblici, con più autonomia per i dipendenti con il primo paradosso: ovvero il rischio di un grande decentramento. Così se da un lato i francesi si sono espressi a favore di una nuova concezione dell’amministrazione, con ben il 71% che auspica una maggiore autonomia per i funzionari del settore, la questione del decentramento è ampiamente divisiva con il 51% di sì. Infine la cosiddetta transizione ecologica, con un altro fronte caldo dal momento che la metà dei commenti si esprime per la possibilità di un’alternativa all’automobile privata e innescando quindi un ventaglio di soluzioni su come potenziare i trasporti pubblici e in generale quelli alternativi, come le nuove app di taxi collettivi.

QUI RENAULT

Sullo sfondo, ma nell’ombra, i risultati negativi per Renault: il costruttore ha presentato i dati finanziari in netto calo per l’anno 2018. E il nuovo capo Thierry Bollorè intende dimenticare l’era di Carlos Ghosn, annunciando un cambiamento radicale di stile e di governance per l’azienda automobilistica nazionale. In primo piano la vicenda giudiziaria legata a Ghosn, che si somma ai risultati del 2018 significativamente peggiori rispetto a quelli di dodici mesi prima. Infatti ecco un primo calo netto che tocca il fatturato, sceso del 2,3% a 57,4 miliardi di dollari euro, per poi passare all’utile netto (giù del 36% da 5,3 a 3,4 miliardi di euro). Pesa in maniera oggettiva il contributo agli utili in caduta libera (- 1,2 miliardi di euro) del costruttore giapponese Nissan di cui Renault detiene il 43%. Brutte notizie anche da mercati tradizionalmente favorevoli come Turchia e in Argentina, dove la svalutazione delle monete interne a cui si è assistito nel 2018 ha peggiorato i conti. In ultimo il fronte iraniano, che Renault ha mollato dopo le pressioni Usa.

QUI LUNGOSENNA

Una situazione di incertezza, non solo economica ma anche politica, come dimostrano i capannelli che si stanno moltiplicando in queste settimane nella capitale francese, dove politici di ieri, imprenditori e intellettuali, si stanno interrogando su quanto potrà durare il macronismo e con quali effetti amministrativi e sociali: è il caso di un galà in un esclusivo circolo parigino di qualche sera fa, in cui una serie di volti noti della Francia si sono attovagliati dopo cena per fare un ragionamento sul futuro del Paese. Tra gli altri c’erano Xavier Bertrand, Jean-Louis Borloo, l’ex leader dei verdi Allain Bougrain-Dubourg, il comunista Patrick Braouezec, il climatologo “premio Nobel” Jean Jouzel. Lo spunto era la presentazione del Distintivo di cavaliere della Legion d’onore a Nathalie Kosciusko-Morizet. Conosciuta con l’acronimo Nkm è membro dei Repubblicani francesi e ha servito come ministro durante due governi Fillon, che più di qualcuno vedrebbe bene come competitor al femminile della Le Pen. Nella bocca di tutti la certezza che, guardando all’orizzonte del 2022, l’alternativa sarà solo tra Macron e Marine Le Pen, con quest’ultima in forte vantaggio, ma più in generale la convinzione che occorre un baluardo unico di fronte “al caos”. Che può essere evitato se l’incerto Macron sarà affiancato (o rimpiazzato) da chi oggi sta lavorando perché forse pentito della scelta fatta di appoggiare il leader di En Marche. Nelle stesse ore, sull’altro lato della Senna, un altro saggio della politica francese, l’ex ministro Bernard Cazeneuve, ha riunito i fedelissimi attorno allo stesso tema.

twitter@FDepalo

 

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