Il leader dei conservatori di Nea Dimokratia, in testa in tutti i sondaggi, annuncia una debacle per Syriza alle europee. La sua ricetta in stile Trump: meno tasse a imprese e professionisti per far ripartire l'economia di Atene. Basterà?

Contro il populismo di Tsipras la ricetta dei popolari greci di Nea Dimokratia, in vista delle europee e delle politiche. Kyriakos Mitsotakis e il suo partito, affiliato al Ppe, sono dati dieci punti avanti di Syriza, e le europee di maggio potrebbero coincidere con un’altra crisi di governo, visto che la maggioranza di Tsipras ha un solo voto in più del minimo in Parlamento e visto che la spesa pubblica nell’ultimo triennio è lievitata di 2 miliardi tra stipendi e costi dell’esecutivo.

Il 51enne, fresco di invito al conclave della Csu in Baviera, e più volte a colloquio con Angela Merkel nell’ultimo anno, annuncia la sua ricetta.

CHI È

È il rappresentante di una delle famiglie storiche della politica ellenica. È figlio di Costantino Mitsotakis, già primo ministro e fratello dell’ex ministro degli esteri Dora Bakoyannis, moglie del deputato Pavlos assassinato dalle brigate combattenti del “17 Novembre”. Quando aveva appena sei mesi suo padre fuggì all’estero e la sua famiglia fu posta agli arresti domiciliari dalla giunta. Un anno dopo gli fu dato un passaporto e così raggiunse suo padre a Parigi.

Formatosi tra Atene ed Harvard, il World Economic Forum lo ha incluso tra i “100 leader futuri più promettenti”. Dal 2013 al 2015 ha servito come ministro della  Riforma amministrativa nel governo di Antonis Samaras. Vanta un rapporto di amicizia con i maggiori leader europei del Ppe, in modo particolare con la Cdu di Angela Merkel.

Il partito di ND al momento è scosso dalla vicenda giudiziaria legata al caso Novartis, con le presunte tangenti versate dal colosso farmaceutico. Nell’occhio del ciclone sono finiti, dopo le rivelazioni del super testimone Nikos Maniadaki, l’ex premier Antonis Samaras, l’ex ministro della sanità Adonis Georgiadis e l’attuale governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras. Le indagini sono ancora in corso.

VADEMECUM

Ed eccolo il programma di governo dei neodemocrates. In primo piano il “no” all’accordo di Prespa sul nome Macedonia che è stato ratificato dal Parlamento ateniese con una manciata di voti in più. Per questo Mitsotakis annuncia l’uso della clava del veto su tutti i capitoli di adesione della ex Fyrom all’Ue.

Altro tema molto sentito in Grecia è quello della pressione fiscale, record a queste latitudini: così annuncia il dimezzamento delle tasse a imprese e commercianti. Una mossa “alla Trump” nell’auspicio che meno balzelli possano far uscire l’economia ellenica dall’attuale condizione di asfissia in cui si trova, con la disoccupazione al 20% e quella giovanile al 39%: numeri che confinano la Grecia in fondo a tutte le classifiche continentali, dal momento che la media dell’eurozona è rispettivamente al 7,9% e al 16,6 ovvero il tasso più basso dall’ottobre del 2008.

Nota dolente è la situazione in cui versano le banche, che continuano a licenziare dipendenti. La ripresa dell’accesso al credito, dopo l’impasse dei prestiti rossi che bloccano gli istituti, è un punto significativo del programma di Mitsotakis, che dedica ampio spazio anche per una rivoluzione della raccolta differenziata, visto che la Grecia paga multe all’Ue per centinaia di milioni all’anno a causa delle sue discariche abusive. Nel sociale, annunciate misure per colmare i tagli che sono stati effettuati dal 2012 ad oggi per via dei quattro memorandum applicati dalla troika: quindi bonus bebè da 2000 euro per le nuove nascite e da mille per le spese di ogni nascituro. Infine una nuova segreteria politica green, con età media di 42 anni.

UMORI

I conservatori di Nea Dimokratia si confermano in testa nei sondaggi, con il 28,4 per cento dei consensi mentre Syriza sarebbe al 19,2 seguita al terzo posto da Alba dorata con il 6,9. Ma se la scadenza naturale della legislatura è fissata in ottobre, ecco che una debacle alle europee del 26 maggio potrebbe indurre Tsipras ad anticipare le urne, per non proseguire in questo trend negativo per il suo partito.

Sono giorni di protesta in Grecia: dopo il caso macedone, ad Atene è deflagrata anche la rabbia degli agricoltori, che hanno bloccato con mille trattori l’autostrada Atene-Salonicco. Lamentano il fatto che in Grecia l’energia è la più cara d’Europa, mentre il governo promette di dare ascolto alle lamentele.

Un altro campanello d’allarme in queste settimane è suonato sul settore bancario: nuove ricapitalizzazioni sarebbero imprescindibili per risolvere definitivamente il problema dei prestiti in rosso (quelli deteriorati). Un aspetto su cui recentemente è intervenuto anche l’ex premier socialista Kostas Simitis, che ha fatto una previsione alquanto fosca per la Grecia, con l’ombra di un nuovo memorandum nel 2019 se i conti dovessero peggiorare.

Mitsotakis risponde con i bagni di folla nel suo tour elettorale che, da Patrasso, lo ha portato in queste ore in Fthiotida, la regione che ospita siti di rilevanza mondiale come l’oracolo di Delfi e la piana delle Termopili.

Il modello è quello di una “gestione manageriale di siti culturali che non si traduca in svendita o privatizzazioni selvagge”, assicura a margine di un comizio nella città di Lamia. Prossimo passo un viaggio a Roma, per accreditarsi in Vaticano e per confrontarsi con i referenti italiani del Ppe.

twitter@FDepalo

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