Via della Seta. Il pressing di Berlusconi e Tajani su Salvini

Via della Seta. Il pressing di Berlusconi e Tajani su Salvini
Nonostante le rassicurazioni del governo, oggi da Bruxelles a Roma il centrodestra italiano ha preso posizioni critiche sulla possibilità dell’adesione dell’Italia alla Obor/Bri cinese, l’infrastruttura geopolitica con cui Pechino sta costruendo il suo ponte verso Occidente

Secondo quanto emerge dopo il pranzo di lavoro odierno tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il premier, Giuseppe Conte, il memorandum che l’Italia si appresta a firmare con la Cina, con cui formalizzare l’adesione alla Nuova Via della Seta, è “meno pregnante” di tanti altri accordi bilaterali già sottoscritti. Al Quirinale erano presenti anche i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e i ministri Enzo Moavero Milanesi, Giuseppe Tria ed Elisabetta Trenta (Esteri, Finanze e Difesa), perché la questione è grossa, ha sollevato le preoccupazioni pubbliche degli Stati Uniti — preoccupati dei contraccolpi politici della decisione italiana — e sollecitato il dibattito pubblico. L’incontro formalmente doveva servire a preparare il prossimo Consiglio europe, ma la questione Cina è stata centrale e predominante: la regia del Colle dovrebbe servire ad abbassare i toni e trovare una linea di coordinamento nell’esecutivo (e in questa importante proiezione internazionale).

Nonostante le rassicurazioni del governo, oggi da Bruxelles a Roma il centrodestra italiano ha preso posizioni critiche sulla possibilità dell’adesione dell’Italia alla Obor/Bri cinese, l’infrastruttura geopolitica con cui Pechino sta costruendo il suo ponte verso Occidente.

Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, parla ai microfoni del Giornale Radio Rai e ha detto: “C’è un rischio oggettivo. C’è un interesse eccessivo da parte della Cina nei confronti dell’Italia e dell’Europa. Attenzione a quello che accade a Trieste e a quello che accade con il 5G. Per questo le istituzioni europee sono state costrette ad approvare norme anti-dumping che ora difendono meglio la produzione europea”. Poi è andato contro il governo “che non decide perché le due forze politiche che ne fanno parte si bloccano a vicenda”.

E in effetti in questi giorni che hanno seguito annunci ufficiali a proposito di una firma su un memorandum di intesa (per l’adesione italiana al piano strategico che Pechino ha inserito nello statuto del Partito comunista),  anche prima dell’appuntamento odierno al Quirinale, la situazione si è andata via via sfumando: tanto che oggi una fonte governativa a una domanda precisa ci ha risposto: “Ma quale memorandum?”.

“Non si fa la Tav, non si fanno le grandi infrastrutture. Il Paese è immobile e la situazione economica continua a peggiorare come dicono tutti gli osservatori interni ed esterni. Noi vogliamo che si faccia ciò che è stato promesso agli elettori”, aggiunge Tajani, che ha precisato: “E visto che la Lega è nostra alleata, chiediamo che la Lega faccia ciò che ha promesso agli elettori”.

Anche il leader leghista Salvini è entrato (prima del pranzo col Presidente), per la prima volta, nel merito del dossier: “Ne stiamo parlando”, ha detto ai giornalisti che lo aspettavano al termine della presentazione delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo. “La sicurezza nazionale viene prima di qualunque altra cosa”, di ogni interesse “commerciale”. Salvini sembrava tranquillo: “Ormai ho imparato a non preoccuparmi di niente”, ma ha puntualizzato: “La protezione dei dati e della sicurezza degli italiani viene prima di qualunque altra cosa. Se si parla di business va bene, quando si parla di interesse dei cittadini e degli imprenditori italiani bisogna stare molto attenti”. Per Salvini l’Italia non sarà “colonia di nessuno” — il riferimento va all’atteggiamento cinese più volte denunciato: Pechino è accusata di esercitare ricatti politici in cambio degli investimenti collegati alla Bri.

Sull’argomento è passato anche il presidente Silvio Berlusconi, che intervistato dalla trasmissione “Mattino 5” ha detto: “La nostra libertà è a rischio”, sono “preoccupato anche per il futuro dei miei figli”. Per il leader di Forza Italia “c’è un rischio totale, siamo in un’epoca di intelligenza artificiale. Siamo in un’epoca 5G. Chi arriverà ad essere il numero uno nell’intelligenza artificiale arriverà ad essere il numero uno, qualcuno dice il padrone, del mondo”. Il memorandum con la Cina, ha continuato Berlusconi “è certamente un’opportunità, ma in questo momento per come è la situazione prevalgono i rischi”, e “per la prima volta si è registrato qualcosa di positivo nel Parlamento Ue, che ha approvato (martedì, ndr) un documento che dice ‘attenzione ai rapporti con la Cina perché è in atto un’offensiva sul piano commerciale ed economico’”. L’ex premier ha detto anche che la Cina “fa intravedere con chiarezza che la sua vuole essere anche una sfida sul piano politico e forse anche militare. Si confrontano due vie opposte la nostra via occidentale, liberale, e una via totalitaria”. “C’è un progetto di egemonia globale che potrebbe portarci a perdere i valori della nostra libertà”, ha chiuso Berlusconi.

 

ultima modifica: 2019-03-13T18:21:46+00:00 da Emanuele Rossi

 

 

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