Rompere con Washington sulla Cina? Aprirebbe un Vaso di Pandora. Parla Sisci

Rompere con Washington sulla Cina? Aprirebbe un Vaso di Pandora. Parla Sisci
Il sinologo Francesco Sisci, saggista, editorialista e ricercatore della China’s People’s University, commenta a Formiche.net l'importanza (e i rischi) - per la tenuta dei rapporti transatlantici - del dossier 5G/Huawei e dell'accordo in fieri con la Cina sull'adesione formale di Roma alla Belt and Road Initiative

Se, a seguito di determinate scelte di politica estera, l’Italia fosse tagliata fuori dal fondamentale circuito di information sharing con gli Usa e gli altri alleati, si aprirebbe “un Vaso di Pandora” che renderebbe il Paese molto più vulnerabile a diverse minacce come “terrorismo di matrice islamica, criminalità internazionale, porosità delle frontiere marittime lunghe oltre 8mila chilometri, vicinanza a fronti caldi come Libia e Balcani”. A crederlo è il sinologo Francesco Sisci, saggista, editorialista e ricercatore della China’s People’s University, commenta a Formiche.net l’importanza e i rischi – per la tenuta dei rapporti transatlantici – del dossier 5G/Huawei e dell’accordo in fieri con la Cina sull’adesione formale di Roma alla Belt and Road Initiative.

In tutto l’Occidente tiene banco la questione 5G. Perché è così importante per la tenuta dei rapporti transatlantici?

Il dossier Huawei e 5G è un tema strategico e commerciale che si impernia su un problema di fiducia. Commerciale perché è un affare di centinaia di miliardi. Strategico perché sulle reti 5G passeranno moltissime comunicazioni anche militari. Washington, che è la guida del mondo occidentale di cui noi siamo parte integrante, deve poter aver fiducia nella tecnologia adottata da tutti i suoi alleati. E se noi sceglieremo quella cinese, ciò potrebbe venir meno.
Qui però c’è un altro elemento. Il 5G proposto dalla Cina è pronto e costa poco. Quindi il dilemma: scegliere l’America è scegliere la posizione attuale e la fiducia. Ma poi bisogna aspettare e magari costa molto di più. Questo dilemma crea l’opportunità per la Cina e l’attrazione oggettiva verso Huawei. Ma questi vantaggi commerciali possono vincere i dubbi strategici? E come? O viceversa cosa la Cina deve fare per avere la fiducia occidentale che ormai ha smesso di credere nel suo sistema, giusto o sbagliato che sia?

Uno degli effetti annunciati di questa assenza di fiducia potrebbe consistere nell’essere tagliati fuori, dagli Usa e dagli altri alleati, dal circuito di scambio delle informazioni sensibili. Che cosa vorrebbe dire tutto questo per l’Italia?

Apriremmo un Vaso di Pandora. L’Italia è sottoposta a diverse minacce e l’information sharing è per noi fondamentale. Terrorismo di matrice islamica, criminalità internazionale, porosità delle frontiere marittime lunghe oltre 8mila chilometri, vicinanza a fronti caldi come Libia e Balcani sono solo alcuni degli esempi di tutti i dossier sui quali ci ritroveremmo soli, senza nessun contributo informativo – a volte fondamentale – proveniente da partner e alleati. Un pericolo inoltre è un downgrade della fiducia delle società di rating, un aumento dei tassi di interesse per il rischio politico del Paese. Pensiamo solo che nei mesi scorsi pochi litigi pubblici hanno fatto aumentare lo spread. Ora che succederà?

Altro tema dibattuto è l’accordo in fieri con la Cina sull’adesione formale dell’Italia alla Belt and Road Initiative (detta comunemente la Nuova Via della Seta), che il presidente del Consiglio Conte ha definito “una scelta economica compatibile con l’Alleanza atlantica”. Washington ha invece chiarito ufficialmente che valuterebbe la mossa di Roma come un avallo politico – proveniente peraltro da un Paese del G7 – alle mire espansionistiche di Pechino. Che cosa ne pensa?

Una scelta del genere, di avvicinamento alla Cina, sarebbe stata possibile forse con un attento e lungo lavoro di preparazione con Cina, Usa e alleati europei. Come è chiaro il punto vero è che questo lavoro non c’è stato. Quindi siamo qui. Gli Usa per parlare con la Nord Corea hanno parlato anche con Cina, Sud Corea, Giappone e Russia. Perché l’Italia che è meno potente e meno autonoma degli Usa non ha fatto una scelta analoga? Probabile che chi ha preso la questione non sapesse come funziona la politica internazionale. Questo il punto essenziale.
Qui purtroppo non siamo di fronte a uno scambio commerciale con un Paese europeo parte del nostro sistema di alleanza, ma questa intesa può avere effetti su diversi equilibri, quindi non è solo un affare economico. Forse lo sarebbe stato 20 o 30 anni fa, ma oggi lo scenario è completamente cambiato.

ultima modifica: 2019-03-14T10:40:34+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

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