"Rischi dalle cinesi Huawei e Zte? Gli stessi se ci affidiamo ad aziende di Paesi alleati. Pronto ad andare a Tripoli per rafforzare il dialogo". Il sottosegretario, dagli Usa, spiega la strategia del governo

Da Washington, dove ha partecipato all’evento cyber tra Italia ed Usa, il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo fa il punto sui rapporti tra i due Paesi alleati. Sulla sicurezza cibernetica, ma anche nel settore complessivo della Difesa.

Negli Usa il governo ha messo al bando le tecnologie fornite da aziende cinesi come Huawei e Zte. Che rischi comporta affidarsi ad aziende non alleate? C’è il rischio di mettere a repentaglio le infrastrutture critiche del Paese?

La sicurezza nazionale è priorità assoluta per il nostro governo, pertanto nel caso in cui dovessero emergere delle criticità sarà il Mise ad adottare le iniziative di competenza. I rischi di affidarsi ad aziende non alleate sono gli stessi che corriamo se ci mettiamo nelle mani di quelle “amiche”. D’altra parte, guardando lo scenario globale del mercato relativo alle nuove tecnologie ci rendiamo conto che l’Italia è fuori. Oggi i grandi colossi si spartiscono un mercato mondiale ricchissimo di oltre 12 trilioni di dollari. Noi tutti dobbiamo essere consapevoli che la minaccia cyber avanza e ciascun Paese è un potenziale bersaglio. Per questo, al di là delle tecnologie e delle infrastrutture, stiamo lavorando molto per la sicurezza nazionale del Paese. La strategia, parallelamente a quella della Ue, prevede una serie di interventi che consentiranno prima di tutto di definire un “perimetro nazionale di sicurezza cibernetica” per tutelare i fornitori e proteggere i servizi essenziali.

Non ritiene che questo possa pregiudicare lo scambio di informazioni con gli alleati americani o quelli europei?

La condivisione delle informazioni tra gli Stati della Ue è un pilastro della direttiva Nis che “obbliga” le organizzazioni a segnalare gravi incidenti informatici ai CSIRT (Computer Security Incident Response Team) nazionali. Una minaccia che vive in un dominio “senza confini” va contrastata con un approccio che non immagini confini e che aiuti l’interscambio tra Stati. La condivisione delle conoscenze, la collaborazione senza distinzioni geografiche e la circolazione delle informazioni possono fare la differenza nella lotta al cyber crime, in modo da garantire sicurezza e protezione a tutti gli utenti, alle aziende e alle grandi realtà che credono nello sviluppo tecnologico e nella digital transformation per un futuro migliore. Tuttavia intelligence e sicurezza sono il cuore pulsante della sovranità di ogni Paese e, anche in un mondo globalizzato sempre più interconnesso, rappresenta sempre un aspetto identitario, strumento di intimità strategica di ogni singola nazione.

Che tipo di intese ci sono tra Usa e Italia per quanto concerne la sicurezza cibernetica e che progetti è possibile sviluppare per migliorare la partnership tra i nostri Paesi?

Gli Stati Uniti oggi guardano all’Italia come un interlocutore affidabile e loro, per noi, rappresentano un importante partner strategico. Questa mia visita a Washington va a completare l’agenda di incontri già avviati a gennaio scorso quando ho incontrato ilsottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mrs Ellen Lord, per discutere importanti tematiche di natura industriale e di cooperazione nel settore della Difesa e della Cyber. Un secondo incontro l’ho avuto con il generale Edwin Wilson, responsabile del settore Cyber Defense Usa. Con lui abbiamo approfondimento la normativa, statunitense e italiana, che disciplina lo specifico settore e parlato di formazione, di reclutamento e di future linee guida per la cyber a livello globale. Questi rapporti sui temi della cyber security stanno diventando sempre più solidi.

L’Italia ha in questi mesi dimostrato amicizia anche al governo russo, tuttavia sia Mosca che Parigi soffiano sul fuoco in Libia sostenendo l’avanzata di Haftar divenuto ormai predominante non solo nell’Ovest del Paese, ma ora anche nel Sud. Ha avuto modo di affrontare l’argomento a Washington?

Al Pentagono ho anche incontrato il vice sottosegretario alla Difesa per la Politica, David J. Trachtenberg, con il quale ho parlato dell’attuale scenario geopolitico e dell’impegno nei principali teatri internazionali. Una scambio molto interessante. Abbiamo dedicato particolare attenzione alla stabilità dei paesi che rappresentano un fattore cruciale per la sicurezza globale. Per quanto riguarda la Libia stiamo portando avanti un dialogo incentrato sulla cooperazione, sulla stabilizzazione politica, la lotta alla immigrazione clandestina e al terrorismo. Recentemente Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti hanno rinnovato il loro fermo sostegno agli sforzi condotti dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale (RSSG) delle Nazioni Unite Ghassan Salamé e dalla Missione Onu di sostegno in Libia, per ridurre le tensioni nella regione ed aiutare il popolo libico a tracciare un percorso verso elezioni credibili e sicure. Gli Stati Uniti hanno confermato il loro impegno concreto e solido riconoscendo all’Italia un ruolo strategico. Prossimamente cercherò di andare personalmente in Libia per rafforzare il dialogo.

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