Il decreto missioni non vede la luce e i soldati italiani sono sul campo senza coperture giuridiche ed economiche. Conversazione con il generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell'Istituto Affari Internazionali e già capo di Stato maggiore della Difesa

“Siamo al 28 di marzo (tra l’altro anniversario dell’Aeronautica Italiana) e non c’è ancora traccia del decreto per le missioni militari all’estero e quindi i nostri soldati non hanno copertura giuridica e finanziaria, da tre mesi, durante le loro operazioni”, ci dice il generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali e già capo di Stato maggiore della Difesa, tra i più influenti comandanti italiani a livello internazionale.

“Il problema dei fondi non è irrilevante – spiega Camporini – Tutti i tagli che si sono succeduti negli anni, hanno colpito l’area esercizio, ossia addestramento e manutenzione, perché è l’unica su cui si può operare senza problemi giuridici. Non si potrebbe fare altrettanto sugli stipendi, per esempio, o su certi pagamenti: sebbene anche lì, meglio stendere un velo pietoso (sorride, ndr)”. Il riferimento è al mezzo miliardo di euro che gli Stati Uniti hanno recentemente richiesto all’Italia come arretrati per alcune commesse non pagate sugli F-35, argomento su cui, dopo il Consiglio supremo di Difesa di inizio marzo, il Presidente della Repubblica s’è trovato in dovere di richiamare il governo sugli impegni sottoscritti.

“Le missioni internazionali – continua il generale – sono state una valvola di sfogo, ma se questi soldi arrivano regolarmente durante l’anno, bene, se non arrivano significa che gli stati maggiori devono lavorare senza coperture, e questo significa per esempio rimandare il pagamento delle fatture, con grossi problemi con i fornitori, a partire dalle grandi imprese come Leonardo, fino ai più piccoli”.

Rimandare questo meccanismo dà problemi sull’operatività delle forze armate, ci dice il generale, che in carriera ha avuto numerosi impegni operativi all’estero, tra i quali particolarmente significativi sono stati le operazioni condotte in Afghanistan, Libano, Kosovo che gli sono valsi l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine militare.

“In passato – continua – era già successo che ci fossero ritardi nell’approvazione, ma di solito si trattava di questioni legate a lavori parlamentari, roba di qualche settimana”, aspetti tecnici: “Ora che dicono dalla Difesa?”. Formiche.net ha provato a contattare il ministero per una replica, ma non ha ricevuto risposte.

“E poi nel frattempo stiamo assistendo alla trasformazione dei nostri soldati: li abbiamo mandati a raccattare l’immondizia o a guardare le strade come vigili urbani, ora arriva un’iniziativa come la mini-naja‘ che mi fa ridere, sembra una sorta di educandato”.

È la questione dual-use delle forze armate: “Sono pronto a confrontarmi con chiunque sull’argomento. Le forze armate devono essere strutturate per essere pronte all’azione, per questo servono addestramenti e fondi. Tutto il resto, ossia l’utilizzo per scopi diversi, l’essere duali è giusto ma accessorio. Il doppio uso è possibile quando il primo scopo è completamente raggiunto in termini di operabilità, e allora lo si può integrare con un altro obiettivo: non viceversa”.

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