Cosa resta del mito della democrazia diretta (se uno non vale uno)?

Cosa resta del mito della democrazia diretta (se uno non vale uno)?
C'è l'esigenza di recuperare la funzione della politica come ricerca di idee, risposte e soluzioni costruttive su cui dialogare in modo informato, piuttosto che come mera ricerca del consenso. Cosa si è detto alla presentazione del libro di Panarari, “Uno non vale uno. Democrazia diretta e altri miti d’oggi”

Il paradigma della politica è cambiato, e lo ha fatto in senso neopopulista. Cosa vuol dire? Significa che la comunicazione politica nell’era dei social e della disintermediazione, ha fatto sua la trasformazione sociale della “me generation” a scapito delle appartenenze collettive e della ricerca, appunto, dell’interesse collettivo. Di questo si è parlato durante la presentazione del libro di Massimiliano Panarari, sociologo, saggista, consulente e docente di comunicazione politica e pubblica presso Luiss Guido Carli, intitolato “Uno non vale uno. Democrazia diretta e altri miti d’oggi” (Editore Marsilio).

All’evento, moderato dalla giornalista politica de La7 Alessandra Sardoni, oltre all’autore del volume erano presenti Matilde Siracusano (FI), Antonio Palmieri, da sempre attivo nella comunicazione politica di Forza Italia, Sara Bentivegna, docente di Comunicazione politica e teoria dei nuovi media presso Sapienza Università di Roma e una delle più rilevanti studiose della disciplina in Italia, Giovanni Diamanti, co-fondatore di Quortum-Youtrend, il portale italiano che racconta le tendenze della politica mediante elezioni, sondaggi e mappe elettorali; le conclusioni dell’incontro sono state affidate Mariastella Gelmini presidente dei deputati di Forza Italia.

Il volume di Panarari affronta una importante riflessione sul mutamento sociale che ha attraversato la società italiana e presenta le risposte che la politica neopopulista intende offrire a tale contesto a partire da 5 punti di riferimento: l’appello ad un popolo che si qualifica come l’antitesi della sfera pubblica informata; la ricerca – o la ricostruzione effettuata nel laboratorio mediatico – della autenticità dei leader politici; il ricorso alla tecnologia come strumento di riduzione della complessità che necessariamente la decisione politica porta con sé, quasi un soluzionismo tecnologico à la carte; la disintermediazione, intesa come perdita del ruolo – anche di mediazione e di approfondimento – tradizionalmente assunto su di sé dagli intermediari politici e l’invocazione della democrazia diretta contro le incertezze e i tempi decisionali lunghi della democrazia rappresentativa. L’insieme di tali elementi costitutivi pone le premesse, secondo Panarari per “un cambio di paradigma della politica a tutti gli effetti” in senso neopopulista, andando oltre ai mutamenti della comunicazione politica e delle tecniche di ricerca del consenso elettorale.

La riflessione sviluppata a partire dal volume di Panarari ha costituito l’occasione per un fruttuoso dialogo tra studiosi e politici sulle recenti tendenze del sistema politico e partitico italiano. Tra i trend che caratterizzano la situazione attuale è stata individuata la trasformazione sociale, che ha visto l’affermazione diffusa dell’identità soggettiva (la “me generation”, tutta rivolta a cercare perseguire scopi di affermazione e felicità individuale) a scapito delle appartenenze collettive e della ricerca dell’interesse collettivo. Oltre a generare una società “liquida” e non incanalabile, questa frammentazione delle identità sociali ha assunto esiti significativi sui risultati delle tornate elettorali, contribuendo a rielaborare l’intero modello dell’offerta politica da parte dei partiti. Così, si è determinato anche un profondo mutamento della comunicazione politica, disintermediata rispetto al sistema dei media tradizionali e, connotata, invece, dal flusso magmatico e incessante di contatti social con questo “popolo” frammentato ma riconducibile ad unità grazie a formule di identificazione sociologica o basate su frame di “buon senso” da parte dei leader politici.

Difficile immaginare soluzioni praticabili e di concreto effetto per questioni così complesse. Tra le ipotesi avanzate nel corso del dibattito si è parlato dell’idea di recuperare una visione partecipativa o deliberativa della democrazia, offrendo una alternativa alla semplificazione del modello dicotomico di democrazia diretta; si è proposta la via dello lo smascheramento della neo-lingua populista, con il recupero di differenti modello di inquadramento della realtà mediante parole nuove e diverse; ma si è anche riflettuto sull’esigenza di recuperare la funzione della politica come ricerca di idee, risposte e soluzioni costruttive su cui dialogare in modo informato, piuttosto che come mera ricerca del consenso a proposte cattura consensi.

Occasioni di confronto come questa, centrate sulle idee di un volume prezioso, come quello di Panarari, e in grado di ampliare la sfera di confronto tra studiosi e politici costituiscono una strada per migliorare la qualità del dibattito pubblico sul tema e provare a mettere a punto risposte al populismo dilagante nei sistemi politici a democrazia matura.

ultima modifica: 2019-03-12T17:25:44+00:00 da Maria Cristina Antonucci

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