Di Maio negli Stati Uniti: gli incontri con la business community di New York, e il faccia a faccia con il consigliere Bolton alla Casa Bianca. Affari e rassicurazioni

Il principale degli incontri che il ministro dello Sviluppo economico italiano, Luigi Di Maio, terrà nella sua visita americana è a Washington. Sede: la Casa Bianca, dove giovedì sarà ricevuto dal Consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton.

L’importanza dell’incontro è in un’immagine: quando a inizio marzo il sottosegretario del ministero di Di Maio, Michele Geraci, ha annunciato sul Financial Times che l’Italia avrebbe aderito alla Nuova Via della Seta cinese, era stata affidata al portavoce del National Security Council, sempre tramite il quotidiano londinese, la replica con cui gli Stati Uniti ammonivano Roma per la mossa troppo azzardata e pro-cinese.

Il Consiglio è parte della Casa Bianca, ed è l’organo che più di ogni altro condivide con il presidente Donald Trump le linee programmatiche sugli argomenti strategici, e per questo il richiamo, seguito da un altro ancora più ufficiale affidato all’account Twitter @WHNSC, era sembrato perentorio. Se a distanza di pochi giorni Di Maio – che sul documento di adesione alla Belt & Road ci ha messo la firma nonostante gli avvisi americani – viene ricevuto da Bolton, “il segnale non è negativo”, fanno notare fonti in estrema discrezione.

L’agenda del vicepremier italiano negli States è rapida ed efficace. Il primo degli incontri nella capitale statunitense è nel pomeriggio (ora locale) di oggi, mercoledì 27 marzo, con il segretario al Commercio, Wilbur Ross, uomo che tra le altre cose sta curando personalmente i trade talks con la Cina e che detiene un buon livello di fiducia da Trump. Certamente gli affari italiani con Pechino saranno un argomento di discussione, con l’americano – uno di quelli dell’amministrazione che con la Cina ha tenuto da sempre una linea severa – impegnato nei difficili negoziati per risolvere argomenti enormi come la riduzione dello sbilancio commerciale e il tentativo di convincere i cinesi a risolvere problematiche sistemiche (tipo i furti di proprietà intellettuale, le pratiche scorrette con cui chiudono il mercato interno agli investimenti stranieri, gli aiutini statali alle aziende).

Una fonte dell’ambiente diplomatica italo-americano ci spiega – sempre in forma discreta – che il mood attorno agli incontri istituzionali “sarà, lato Usa, per lo più interlocutorio”. Praticamente, il vicepremier – che aveva già in programma la visita, poi saltata per via dello shutdown di inizio anno – avrà il compito di continuare sulla strada delle rassicurazioni verso gli Stati Uniti che hanno accompagnato l’adesione alla Bri. Posizioni che, davanti ai richiami americani, erano state già prese da Palazzo Chigi e dal Quirinale.

La visita è iniziata ieri passando dal Consolato Generale di New York. Di Maio ha incontrato la business community americana nella Big Apple – molto legata al caucus degli italo-americani al Congresso e piuttosto vicina al polo degli affari di Trump. Poi incontri alla  New York Stock Exchange (dove ha visto alcuni manager che gestiscono i settori investimenti) e agli uffici locali dell’Ice.

“Non sono qui per rassicurare, ma per portare avanti le relazioni politiche e commerciali”, ha commentato il grillino ieri, aggiungendo che il suo ruolo negli Usa è quello di “attivare investimenti”. Dichiarazioni rilasciate durante un punto stampa organizzato a sorpresa dal Consolato, forse per marcare sotto il punto di vista della comunicazione il valore positivo del tour. Gli Stati Uniti sono “il nostro migliore alleato”, ha precisato.

“Vengo a raccontare di un governo che nei prossimi 4 anni vuole far ripartire la crescita”, ha detto Di Maio; in mezzo una battuta tutta italiana: “Come ho convinto Salvini? Ho abbastanza strumenti di persuasione” ha detto a proposito della concessione della cittadinanza italiana a Rami e Adam, i due studenti eroi del bus sequestrato (Salvini si era  tenuto a distanza dalle cerimonie collegata alla visita del presidente cinese Xi Jinping a Roma e all’adesione alla Bri, con un linguaggio comportamentale piuttosto ostile alla mossa che sembrava dimostrare una spaccatura interna all’esecutivo).

Ultima tappa l’ambasciata italiana, ospite di Armando Varricchio, titolare dell’avamposto diplomatico italiano, luogo che da sempre ha avuto un ruolo di clearing house (sia nelle relazioni Roma-Washington, sia nei contatti interni alla politica americana). Il viaggio americano di Di Maio segue a stretto giro quello di un altro sottosegretario, il leghista Giancarlo Giorgetti (di Chigi), che tre settimane fa aveva seguito tappe del tutto simili, prima New York e poi Washington.

 

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