Stop al fuoco amico a colpi di tweet, il Pd c’è e crescerà ancora. L’analisi di Mirabelli (Pd)

Stop al fuoco amico a colpi di tweet, il Pd c’è e crescerà ancora. L’analisi di Mirabelli (Pd)
Intervista al vicepresidente dei senatori Pd, Franco Mirabelli: "La partita si giocherà tra noi e il centrodestra, alle Europee con un nuovo logo per costruire un centrosinistra sempre più ampio"

Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo del Pd al Senato, è soddisfatto per la crescita di consensi verso il centrosinistra, meno per il dibattito scatenato sui social da alcuni esponenti “renziani” sull’abitudine ai secondi posti.

Partiamo dalle cose positive. Il centrosinistra va oltre di quasi 15 punti il M5S. Che segnale è?

È il segnale che avevamo già colto con le regionali in Abruzzo e in Sardegna: attorno al Pd può crescere un centrosinistra forte, vera alternativa al centrodestra. Il Pd e il centrosinistra non solo non sono morti, come qualcuno aveva pronosticato, ma sono in campo, con un risultato largamente migliore di quello ottenuto alle ultime politiche. È un risultato, questo delle regionali, che indebolisce il governo e rafforza l’opposizione. Le primarie ci hanno detto che un milione e mezzo di persone considerano il Pd la loro casa e hanno voglia di essere protagoniste anche all’opposizione. I risultati in Abruzzo, Sardegna, Basilicata ci dicono che, oltre alla fiducia, cominciano a tornare anche i voti nelle urne. C’è sicuramente molto da fare, la traversata sarà lunga, ma il Pd e il centrosinistra ci sono, e non era scontato. Con un centrosinistra largo e inclusivo è possibile costruire l’alternativa.

Alle ultime regionali c’è un centrosinistra in ripresa, ma un Pd che tende un po’ a nascondere il proprio simbolo. Un’operazione complessa in vista delle europee. Cosa si fa? Si cambia simbolo o si prova a recuperare lo spirito identitario?

Mi pare che il segretario Zingaretti abbia già chiarito che per le Europee partiremo dal Pd per cercare di costruire una lista larga e inclusiva, sulla base dell’idea del rilancio di un’Europa diversa, più solidale e meno austera. Credo che il logo annunciato dal segretario per le elezioni del 26 maggio terrà conto di entrambe le esigenze, quella di visibilità del Pd e quella di costruire una lista più ampia.

Dai “renziani” arrivano battute sui secondi posti. Ha fatto discutere il tweet di Anna Ascani. Così il lavoro di Zingaretti diventa complesso. Siete già ripartiti con la conta interna?

Io credo che dobbiamo evitare le discussioni inutili a base di battute, come siamo riusciti a fare durante la campagna congressuale. Personalmente sto alla coerenza: hanno detto che non avrebbero fatto fuoco amico, rimaniamo alle dichiarazioni davanti all’assemblea nazionale che ha proclamato il nuovo segretario. Il risultato in Basilicata non è certo figlio degli ultimi mesi e ha anche ragioni locali. Capita nel mezzo di una fase di passaggio, dopo le pesanti sconfitte al referendum e alle politiche del 4 marzo, che non potevano non lasciare il segno, come è avvenuto per le altre competizioni regionali. Ripeto: siamo arrivati secondi, ma ci siamo e l’alternativa è tra centrodestra e centrosinistra. Nel Mezzogiorno il Pd sconta anche l’obiettiva difficoltà di rinnovamento del partito, a partire dal modo con cui si sta sul territorio.

Arrivano segnali che un centrosinistra plurale possa competere con le altre forze politiche. Eppure sembra facciate di tutto per marcare differenze interne. Non rischiate di ripetere gli errori delle fronde interne. È già avvenuto anche contro Renzi.

Non sopravvaluterei qualche tweet. Invece che sulle differenze tra noi, dobbiamo concentrarci sull’unità e sulla proposta politica concreta da offrire ai cittadini per costruire l’alternativa ad uno dei peggiori governi che il Paese abbia mai avuto. Abbiamo perso anche troppo tempo a mettere in luce le nostre divergenze, negli ultimi anni.

Con il calo M5S si va verso un nuovo bipolarismo o è ancora presto?

Anche se Salvini lo nega perché ha interesse a continuare l’esperienza di governo col M5s, è chiaro che si sta riproponendo una dinamica politica tra centrodestra e centrosinistra. Di fatto anche in Basilicata la Lega è il secondo partito e vince con il centrodestra. Non esistono i sovranisti contro il resto del mondo, come vorrebbe una certa narrazione. Anzi, la verità è che il Carroccio e il suo leader giocano su due tavoli e saranno inghiottiti a breve, di nuovo, nella logica del centrodestra tradizionale anche a livello nazionale.

ultima modifica: 2019-03-25T11:00:17+00:00 da Valentino Di Giacomo

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