Così l’Unione europea è diventata l’Unione delle libertà

Così l’Unione europea è diventata l’Unione delle libertà
Nel Vecchio Continente oggi più che mai a parole tutti sono europeisti, a diversa gradazione, ma nei fatti la voglia di tornare agli Stati nazione e ai campioni industriali è tanta. Il commento di Roberto Sommella

In una sua ormai lontana quanto celebre gag Corrado Guzzanti si prese beffa della maggioranza dell’epoca dipingendola come la Casa delle libertà dove ognuno faceva un po’ come gli pareva. Seguivano in un salone addobbato da Capodanno canti, balli sui tavoli e trenini guidati nello spot-caricatura dal comico. Ecco, l’Unione europea di oggi sembra davvero l’Unione delle libertà, dove a parole tutti sono europeisti, a diversa gradazione, ma nei fatti la voglia di tornare agli Stati nazione e ai campioni industriali è tanta.

La Gran Bretagna vuole la Brexit alle sue condizioni ma intende restare nel mercato unico, evitando il ritorno della questione nord irlandese e magari (colmo dei colmi) votare pure alle elezioni europee. La Germania ha piegato i Pigs, ci ha guadagnato dalla dittatura dello spread e persino dal Qe e dal salvataggio della Grecia, ma ora che c’è da puntellare la sua prima banca, bypassa il bail in imposto invece all’Italia per piccoli istituti di credito e crea un nuovo polo Commerz-Deutsche Bank a trazione addirittura pubblica. Se lo avesse solo pensato l’Italia, che invece sembra la più europeista di tutti, da Bruxelles insieme alla troika avrebbero mandato pure la neuro.

Il copione dell’Unione delle Libertà va avanti con la Francia, europeista a parole e in televisione ma fortemente nazionalista nei fatti e una larga parte dei paesi dell’Est che si mostrano sempre più allergici ai diritti ma non certo all’incasso dei lauti fondi comunitari. Di cui godono per la propria parte anche Olanda, Lussemburgo e Irlanda e Austria, paradisi fiscali in terra d’Europa e dell’euro più o meno larghi a seconda della (loro) legislazione.

Se la morale è l’Unione dei diritti senza doveri e se il Trattato di Roma viene usato à la carte come un menù qualsiasi, viene da chiedersi se ha senso crederci ancora o se non è meglio tenersi il mercato unico ben stretto e riporre per sempre nello scaffale della storia il Manifesto di Ventotene e tutte le altre bibbie federaliste. Clooney già a suo tempo disse “what else?”. Si trattava di uno spot, stavolta vero. Come vero è il film della disgregazione che sta andando in onda.

ultima modifica: 2019-03-14T16:05:59+00:00 da Roberto Sommella

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: