Dal riso agli stranieri della Premier League. Tutti gli effetti quotidiani della Brexit

Dal riso agli stranieri della Premier League. Tutti gli effetti quotidiani della Brexit
Non tutte le conseguenze del divorzio Ue-Regno Unito riguardano dati macroeconomici o discorsi di alta politica. È a tavola che potrebbero riflettersi alcuni degli effetti più curiosi della Brexit

Continua il braccio di ferro tra l’Unione europea e il Regno Unito sulla Brexit. Oggi ci sarà a Bruxelles un tavolo di lavoro di capi di Stato e di governo per il Consiglio europeo straordinario sull’uscita degli inglesi dall’Europa. I 27 membri avranno uno scambio con il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e a seguire ci sarà un incontro con il premier britannico Theresa May. All’ora di cena, ci sarà la discussione sulla risposta da dare alla richiesta di proroga per l’uscita avanzava dal Regno Unito.

Ed è proprio a tavola che potrebbero riflettersi alcuni degli effetti più curiosi della Brexit. Perché non tutte le conseguenze del divorzio Ue-Regno Unito riguardano dati macroeconomici o discorsi di alta politica.

I residenti in Inghilterra, per esempio, stanno facendo scorte di pasta, formaggio, riso e cuscus, nonché di medicine. Un reportage del The New York Times descrive lo scenario a Cornualles, un piccolo paesino al sudovest dell’Inghilterra, come “la preparazione per una minaccia nucleare, un’inondazione o un disordine civile”. Intere famiglie acquistano alimenti che possono bastare per settimane.

Le catene McDonald’s e KFC hanno avvertito che, in caso di non arrivare ad un accordo tra le parti, la Brexit avrà conseguenze dirette sui menù fast food, a causa delle difficoltà per avere alcune materie prime. E non solo… L’impresa tedesca Wepa, uno dei principali fornitori di carta igienica, ha informato che tiene nel magazzino 600 tonnellate di prodotto per coprire le necessità degli inglesi, che dipendono dalle sue importazioni.

“Mi sento male fisicamente quando penso a cosa potrà succedere – racconta una donna al NYT -. In qualsiasi modo possiamo usare tutto quello che abbiamo acquistato. Se no, ci saranno persone che ne potranno approfittare”. Ci sono gruppi chiamati “Preppers” della Brexit, che temono il peggio e si stanno organizzando. Sulle pagine Facebook si scambiano consigli su come agire in caso di emergenza.

Sebbene il premier May sostiene che si tratta di esagerazioni, il governo britannico ha già diffuso piani di contingenza nel caso di un’uscita senza accordo.

La motivazione è reale: il Regno Unito importa dall’Unione europea circa una terza parte degli alimenti, e le imprese dipendono di complesse catene di fornitori che potrebbero sprofondare nel caos con l’imposizione di nuovi controlli per l’ingresso nel Canale della Manica.

Per alcuni analisti il problema non sarà direttamente la presenza di questi prodotti importati sul mercato inglese, ma il prezzo. Con la Brexit senza accordo, la sterlina molto probabilmente si svaluterà, aumentando i costi.

Un altro settore colpito potrebbe essere quello delle medicine. Il governo britannico ha chiesto esplicitamente alle imprese farmaceutiche di aumentare le scorte nei magazzini per circa sei settimane. È probabile che dopo si potrà fare rifornimento via aerea, aggirando i porti bloccati, anche le misure di controllo dovrebbero riguardare tutti i mezzi di trasporto.

Anche per chi è al volante la Brexit potrebbe produrre cambiamenti. Se non ci sarà l’accordo, i britannici dovranno chiedere un permesso chiamato International Driving Permit (IDP) che, aggiunto alla patente, permetterà la guida o l’affitto di una macchina nel territorio europeo. Altrimenti, non potranno farlo.

La Hard Brexit darebbe un duro colpo al turismo in Grecia, Spagna e Italia. Secondo un report di Euromonitor pubblicato da Business Insider, le perdite totali dovute alla caduta del turismo inglese – tra il 2019 e il 2025 – sarebbero di 4,7 miliardi di euro. Di questi, 1 miliardo di perdite solo per la Spagna. Nella lista di economie danneggiate dalla Brexit ci sono anche Francia, Italia, Germania e Portogallo.

Infine, anche le partite di calcio non saranno le stesse. Almeno quelle della Premier League. Dalla sentenza Bosman del 1995, non ci sono restrizioni per i calciatori dell’Unione europea. Dopo la Brexit, resta incerto il futuro di 267 giocatori non britannici che sono nel calcio inglese – di cui 14 argentini – perché non è garantita la loro permanenza e validità contrattuali. Delle 20 squadre di calcio della Premier League, solo 7 hanno meno di 12 giocatori stranieri. Che calcio sarà senza?

Volendo o no, quindi, le lunghe e difficili trattative per la Brexit riguardano un po’ tutti.

ultima modifica: 2019-04-10T07:28:00+00:00 da Rossana Miranda

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