L'ex sindaco della città: “Una riprova di come siamo un Paese per il quale ogni volta è la prima volta. All'Italia non interessa nulla del rischio idrogeologico”

“Troppe celebrazioni, nessuno si sta chiedendo come fare prevenzione. All’Italia non interessa nulla del rischio idrogeologico”. Non usa giri di parole l’ex sindaco dell’Aquila ed ex parlamentare Pd Massimo Cialente che, nel decimo anniversario del sisma, traccia con Formiche.net un bilancio (amaro) e punta il dito contro la politica rea di non aver capito che la prevenzione è basilare. E propone la nascita di una sorta di sistema di protezione sismica nazionale, in cui una parte dei compensi di tecnici e professionisti lo copre lo Stato.

Nel suo libro “L’Aquila 2009. Una lezione mancata” in libreria dal 28 marzo con Castelvecchi (a cura di Antonella Calcagni) ha definito il sisma una lezione mancata per il Paese. Perché?

Perché una tragedia come quella aquilana, che da un punto di vista di intensità del sisma più che delle vittime avrebbe dovuto far suonare l’ultimo grande segnale d’allarme, sostanzialmente è passata nel dimenticatoio. Il terremoto è, al contempo, evento, naturale e periodico: un fatto che dovrebbe essere insegnato alle elementari e che ha una ricorrenza ben conosciuta. Invece di quello che è accaduto qui il Paese non ha fatto tesoro.

Un problema solo burocratico o anche culturale?

Alla presentazione del mio libro alcuni ospiti hanno parlato di norme e leggi da interpretare, io però vedo che a Campo Tosto ancora non arrivano le casette, è questo il punto. Il Paese non capisce che deve essere messo in sicurezza: terremoti di grado sei non possono provocare tutti questi morti, e lo dico al di là delle 250 scosse o dello sciame che ci ha interessato. Nel mondo di sismi simili se ne verificano circa duecento, che gli scienziati definiscono di moderata entità. A Norcia con magnitudo 6,3 non c’è stato un morto. Ecco la differenza.

Per cui cosa occorre che non c’è stato?

Una legge per la messa in sicurezza e una per il post emergenze, oltre ad una sulla ricostruzione che sia uguale per tutti, pur considerando le differenze locali. Chi è contrario è invitato a recarsi a Campo Tosto per verificare di persona che ormai la comunità non esiste più. Nell’Alto Aterno uno dei maggiori problemi che hanno avuto i sindaci di quell’area è stato quale legge applicare, se quella del 2009 o del 2016. Ma stiamo scherzando?

Il libro è una cartina di tornasole di quei momenti…

Condensa tutte le difficoltà che ho avuto, il fatto di non avere i fondi necessari: una riprova di come l’Italia sia un Paese per il quale ogni volta è la prima volta e per questo appare completamente impreparato. Siamo impreparati anche dinanzi al rischio idrogeologico che conosciamo bene.

Che ricordo ha di quei giorni di grande emergenza?

Penso ai momenti prima della grande scossa, quando mi telefonò il Questore chiedendomi di chiudere le scuole. Al di là del giorno dei funerali o della notte in cui ho fatto ritirare l’ordinanza che svuotava la città per sempre, che sono considerati grandi flash, ciò che mi resterà impresso nella mente è la fase dello sciame. In quei momenti mentre tentavo di chiudere le scuole non sicure, la gente mi contestava. Un passaggio che denota l’assoluta mancanza di cultura su questo argomento. Qualcuno è al corrente di quale sia il tempo di ritorno di Messina? Quando ero parlamentare nessuno mi pose quesiti simili, non ci pensavano affatto. Oggi qualcuno inizia a ragionarci. Per cui mentre personalmente mi assolvo al 10% e mi condanno al 90% come legislatore, adesso credo che la percentuale sia invertita.

Le celebrazioni, i racconti, il cinema possono bastare a testimoniare quella tragedia e una nuova consapevolezza?

Faccio notare come nessuno si sia chiesto cosa ha imparato l’Italia da questa tragedia. Penso alla scelta dei bonus, fatta ad appannaggio dei pochi ricchi che hanno belle case. Sul rischio idrogeologico abbiamo quasi 9 miliardi di euro, ma i lavori sono fermi da due anni a mezzo e la ricostruzione pubblica dell’Aquila è bloccata. Di cosa parliamo? Solo per rispondere a questa domanda ho scritto quel libro.

Ad oggi quale sarebbe la prima cosa da fare?

Il cosiddetto fascicolo del fabbricato a seguito di crolli: non è un faldone, ma la possibilità che oggi abbiamo di inserire in un file con tutti i dati in nostro possesso di una certa abitazione o edificio. Il pensiero per quanto mi riguarda corre anche a Rigopiano: secondo me la carta valanghe c’era ma era depositata presso la Regione. Per cui i dati energetici non li abbiamo, la situazione sismica nemmeno, i dati del progetto sono al genio civile, quelli normativi/urbanistici sono al Comune, i dati sanitari sono alla Asl. Invece sarebbe molto utile metterli assieme per organizzare una sorta di sistema di protezione sismica nazionale, in cui una parte dei compensi di tecnici e professionisti lo copre lo Stato. E così far ripartire il Pil con prevenzione e convinzione.

twitter@FDepalo

Condividi tramite