La Nato rafforza la presenza nella zona per contrastare l'aggressività russa nei confronti dell'Ucraina. Il gruppo di fregate e gli annunci del pacchetto per proteggere Kiev

“Accogliamo con gratitudine le navi Nato nel Mar Nero. [Questa] forte presenza è un fattore importante di stabilità e sicurezza nella regione”, ha scritto ieri su Twitter la vicepremier ucraina, Ivanna Klympush.

Giovedì scorso, un gruppo multinazionale Nato – composto da fregate olandesi, spagnole, canadesi, turche, rumene e bulgare – è entrato nel Mar Nero, scortato e distanza da due navi militari russe (un imbarcazione da intelligence e un pattugliatore). Le navi da guerra Nato fanno parte dell’esercitazioni “Sea Shield” che l’Alleanza ha progettato in cooperazione con l’Ucraina (e la Georgia). Inizieranno l’8, finiranno il 12 aprile.

Due delle fregate il primo aprile sono arrivate a Odessa, porto ucraino sul Mar d’Azov, la strozzatura nord-orientale del Mar Nero diventata l’area di sfogo marittimo del conflitto tra Kiev e Mosca. Russi e ucraini dovrebbero amministrare insieme il bacino chiuso dallo stretto di Kerč, ma i secondi denunciano azioni di supremazia dei primi. A novembre dello scorso anno, l’episodio più delicato: tre navi militari sono state attaccate da unità russe a insegne alzate e poi abbordate. Gli Spetsnaz a quel punto avevano compiuto un blitz e preso in ostaggio 24 marinai – tuttora detenuti a Mosca.

La Nato – che ha chiesto, insieme all’Unione europea e agli Stati Uniti la liberazione dei soldati ucraini – ha intensificato la sua presenza nel Mar Nero e continua a lavorare a “stretto contatto con i suoi partner nella regione”, ha detto ieri il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, durante la conferenza di presentazione della riunione tra i ministri degli Esteri dei paesi  membri, insieme a Washington per celebrare il 70esimo anniversario dell’alleanza.

Stoltenberg ha elencato una serie di preoccupazioni dell’alleanza riguardo alla Russia: dal non rispetto del trattato Inf – quello sulle armi nucleari a medio raggio, da cui la presidenza Trump ha ritirato gli Stati Uniti come mossa shock contro Mosca – alla situazione sul Mar Nero appunto, che la Russia sta egemonizzando anche con lo spostamento nella Crimea occupata di ulteriori mezzi militari. “La Nato è preoccupata per il comportamento aggressivo della Russia – ha specificato il segretario – comprese per le sue azioni in corso contro l’Ucraina e il sequestro di marinai e navi ucraine vicino al Mar d’Azov”.

Poi Stoltenberg ha sottolineato l’aumento dell’ingaggio dell’alleanza nell’area, confermando la partnership con gli alleati locali. “Proprio la settimana scorsa, ho visto di persona questa cooperazione, con l’esercitazione 2019 Nato-Georgia e oggi le navi di uno dei gruppi navali della Nato sono in Ucraina e Georgia. […]  Mi aspetto che i ministri questa settimana concorderanno nuove misure per migliorare la nostra consapevolezza situazionale nella regione e rafforzare il sostegno della Nato sia alla Georgia che all’Ucraina in settori quali la formazione delle forze marittime e delle guardie costiere, le visite e le esercitazioni portuali e la condivisione di informazioni”.

Sempre ieri l’ambasciatrice americana alla Nato, Kay Bailey Hutchison, ha parlato con i giornalisti di un “pacchetto Mar Nero” che l’alleanza si sta preparando a votare – e adottare – durante la ministeriale odierna, in risposta al comportamento “destabilizzante” della Russia nella regione, definito “inaccettabile”. La previsione è di espandere la presenza, e dunque la sorveglianza nell’area, per “permettere alle navi ucraine di muoversi in sicurezza”, ha spiegato.

La decisione di autorizzare l’ingresso di navi Nato nel Mar d’Azov può basarsi esclusivamente su “richieste pertinenti” e non può essere discussa in modo “ipotetico”, ha replicato oggi il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. “Una volta presentata la richiesta verrà presa una decisione: c’è un certo sistema di notifica su tali piani e questo deve essere rispettato”, ha detto il portavoce di Vladimir Putin, citato dalla Tass. “Non capiamo cosa significhi”, il “cosiddetto pacchetto”, ha aggiunto.

(Foto: ministero della Difesa Ucraina, la fregata canadese “Toronto” a Odessa)

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