L’informazione al tempo delle fake news. Il workshop alla Sant’Anna

L’informazione al tempo delle fake news. Il workshop alla Sant’Anna
All'università di Sant'Anna di Pisa un workshop di due giorni di esperti internazionali per capire se c'è una cura alla disinformazione online. Le fake news sono solo un lato della medaglia. Poi ci sono le campagne pilotate da Stati stranieri, che richiedono expertise e risorse

Chi si lascia andare a uno sbuffo quando sente parlare di “fake news” non ha tutti i torti. È diventato, in Italia più che altrove, un “catch-all term”, associato con troppa leggerezza a qualsiasi fatto di politica, usato a mo’ di fioretto dalle opposte tifoserie per accusare o delegittimare gli avversari. Ed è un peccato, perché la disinformazione sul web, specie quella veicolata da entità statali per espandere all’estero la propria influenza e intromettersi nei processi democratici altrui, è una minaccia reale, che chiede tempo, risorse ed expertise per essere contrastata. Per fortuna c’è chi affronta queste tematiche senza cadere in inutili partigianerie. È il caso della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, che questa settimana ha ospitato una due giorni di convegno dal respiro internazionale, “Information at a time of fake news, disinformation and post-truth politics”. Nell’aula magna dell’università toscana, punta di diamante italiana nelle classifiche globali dei migliori atenei, giornalisti, accademici, addetti ai lavori dall’America e dall’Europa si sono chiesti se c’è una cura, almeno preventiva, alla disinformazione pilotata via web.

Il compito degli “esperti”, categoria sempre più vituperata, “non è più soltanto quello di diffondere informazioni e conoscenza ma anche quello di svelare ciò che non è vero e che è manipolato in maniera strumentale, ripristinando la verità dopo la falsità” dice Serena Giusti, ricercatrice di Scienze Politiche all’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) e coordinatrice dei lavori del Workshop.

COME UCCIDERE LE FAKE NEWS

Il tema è particolarmente scottante man mano che si avvicinano le elezioni europee del 26 maggio. Un appuntamento elettorale che molto deciderà sull’assetto dell’Ue in politica estera, economica, di sicurezza. E che inevitabilmente attirerà l’attenzione di occhi indiscreti, concordano in coro gli esperti a Pisa. L’Ue ha già messo l’elmetto. Ci sono task forces profumatamente finanziate dagli Stati membri, come l’East Stratcom, attive h24 per stanare le campagne di disinformazione prima che attecchiscano sull’elettorato. “Uccidere le fake news è una parte del lavoro, ma quella più importante è costruire una narrazione positiva per neutralizzarle – spiega Alexandre Stutzmann, direttore delle Politiche esterne dell’Europarlamento. Ecco perché le istituzioni Ue sono così attive sui social, e rispondono alla disinformazione con campagne che incitano al voto (quella dell’Europarlamento tutta incentrata sulla natalità è diventata virale sul web): “la piattaforma dei social media Ue ha un ruolo fondamentale per portare i più scettici alle urne”.

… E COME PREVENIRLE

“Ogni tanto bisogna rispondere con le maniere forti  —spiega Raimonda Miglinaite dell’East Stratcom. Eliminare le fake news caso per caso è impresa ardua se non impossibile. Ma si può prevenire: “la disinformazione è come un missile, non è facile evitare il lancio ma si può fare in modo che non atterri”. Come? Le task Force istituzionali sono una strada, le più attrezzate per svelare le intromissioni cyber di potenze straniere. Seguono i corpi intermedi, in primis i think tank come l’Atlantic Council che con il suo Dfrl Lab mette a disposizione delle istituzioni Ue una formidabile piattaforma di cacciatori di bufale con anni di esperienza. Poi ci sono il settore privato e la società civile, che vanta già esperimenti fortunati come Debunk.eu, il progetto no-profit che è sbarcato online da un anno e già vanta una collaborazione con il Financial Times. Sopravvalutare la minaccia è un errore almeno quanto sottovalutarla, chiosano all’unisono gli esperti radunati al Sant’Anna. Non è il caso di ricondurre sotto l’ombrello della disinformazione tutti gli strafalcioni giornalistici o le notizie inaccurate. Il fact-checking è prezioso, ma fare di tutta l’erba un fascio delegittima il lavoro di chi, come East Stratcom, deve fare i conti con una disinformazione propagata a suon di bots, trolls, imponenti campagne social finanziate da governi esteri per perseguire una precisa agenda politica.

ultima modifica: 2019-05-08T16:44:28+00:00 da Francesco Bechis

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