Difesa, così il Movimento 5 Stelle respinge il fuoco amico

Difesa, così il Movimento 5 Stelle respinge il fuoco amico
Un retroscena de Il Giornale sui malumori nelle Forze Armate provoca la reazione dei senatori grillini alla Commissione Difesa. Con un comunicato parlano di "minaccia al nostro ordinamento democratico" rompendo la tregua imposta dalla comunicazione M5S. Un fuoco amico che non fa bene a nessuno, soprattutto alla Trenta

La Difesa è sotto attacco, di nuovo. Continua l’interminabile braccio di ferro tutto interno al governo su Palazzo Baracchini. Dopo gli autoscontri fra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e la titolare della Difesa Elisabetta Trenta si passa al fuoco amico. È un articolo del Giornale a firma di Chiara Giannini a far da pomo della discordia. “I generali sfiduciano la Trenta” il titolo che campeggia in cima al retroscena, che racconta i malumori social di alcuni ufficiali dell’Esercito contro il ministro pentastellato. Il caso del generale Paolo Riccò, ripreso dalla Trenta per aver abbandonato le celebrazioni del 25 aprile a Viterbo in seguito alla dura reprimenda contro le Forze Armate dell’Anpi locale, è il più rumoroso, non certo l’unico. I mal di pancia fra le divise si devono anche all’assenza di un decreto per le missioni all’Estero, gli stanziamenti dei fondi, l’attesa per il riordino delle carriere, battaglia abbracciata dal Cocer (Consiglio centrale di rappresentanza militare).

L’articolo de Il Giornale non è passato inosservato. Con un comunicato al vetriolo i senatori grillini della Commissione Difesa hanno rispedito al mittente le accuse facendo quadrato intorno al ministro. “La polemica contro Elisabetta Trenta, alimentata da certe forze politiche e da alcuni organi di stampa, colpisce in modo vile e offensivo un ministro della Difesa che, come nessuno prima, sta lavorando per il bene delle forze armate e in particolare del suo personale”. Evidentemente la “politica coraggiosa” della Trenta, sibilano da Palazzo Madama, “ha infastidito chi vuole conservare lo status quo”. Poi l’affondo contro i militari rei di aver attaccato il ministro: “Questa reazione dimostra l’incapacità di certi ambienti militari di accettare che in una democrazia i militari non fanno politica e hanno il dovere di rispettare e seguire le istituzioni politiche civili, a prescindere dalle convinzioni politiche personali”. Per i senatori pentastellati i borbottii degli ufficiali costituirebbero addirittura “una minaccia al nostro ordinamento democratico”.

Il comunicato interrompe una tregua imposta dalla comunicazione dei Cinque Stelle sulla Difesa. Due settimane di boxe fra Trenta e Salvini, dal tweet sui presunti pescherecci salvati dalla Marina, poi cancellato, all’attacco del Viminale tramite l’ufficio stampa, dall’ “idea romantica” della leva obbligatoria che piace al leghista ma non alla Trenta all’immigrazione libica, avevano costretto gli addetti ai lavori del Movimento a implorare una pausa. Sorprende dunque la scelta del gruppo di Palazzo Madama di tuonare contro un retroscena, dando sostanza (e importanza) alle voci di corridoio in esso contenute. Se l’obiettivo nobile era quello di fare scudo intorno al ministro, che saggiamente aveva abbandonato la querelle tanto più in vista di un Consiglio dei ministri da cardiopalma, il risultato sembra piuttosto l’opposto: fuoco amico. Eppure sono tante le voci dal mondo della Difesa (Su Formiche.net, fra gli altri, l’ex ministro Mario Mauro) a invocare una tregua che lasci almeno le Forze Armate al di fuori delle stilettate in casa gialloverde. “Sono tra le migliori al mondo ­– aveva chiosato ai nostri microfoni con un guizzo d’orgoglio Giulio Sapelli, solo una settimana fa ­– una delle poche vertebre dello Stato a resistere”. Non è ancora troppo tardi per ascoltare il consiglio.

ultima modifica: 2019-05-08T10:10:35+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: