Un consiglio all’Europa, nella guerra dei dazi si schieri con Trump. Parla Dominick Salvatore

Un consiglio all’Europa, nella guerra dei dazi si schieri con Trump. Parla Dominick Salvatore
Intervista all'economista: "Trump dà l'impressione al mondo di voler fare la guerra a tutti, ma non è così. L'Europa stessa ha interesse che le regole vengano rispettate. Ha tutto da guadagnarci dal fatto che la Cina non faccia di testa sua"

La chiamano exit strategy. La via di fuga per uscire da situazioni potenzialmente pericolose, quando non letali, con le ossa tutte intere o quasi. La guerra commerciale scatenata dall’America di Donald Trump contro la Cina dal Pil al 6,4% solo nel primo trimestre 2019 non fa certo eccezione. Dazio dopo dazio, Stati Uniti e Dragone si avviano a ridisegnare gli equilibri mondiali del commercio. Il Financial Times, due giorni fa (qui l’articolo) ha azzardato un nuovo ordine mondiale, parole che risalcono addirittura al 1929. Cambiamenti importanti, probabilmente perpetui, dinnanzi alla quale l’Europa deve farsi trovare pronta, pen non vedersi azzerato l’export a causa delle tariffe doganali imposte dalle due maggiori economie del pianeta. D’altronde in una logica globalizzata non si fanno prigionieri. Se i beni cinesi non hanno mercato negli Usa e quelli amerivani non trovano sbocco nell’ex Celeste Impero, i prodotti europei finirebbero per trovarsi in una trappola mortale, finendo col collassare.

E allora perché, spiega l’economista abruzzese ma naturalizzato americano, Dominick Salvatore, classe 1940 con quattro decenni abbondanti di insegnamento di teoria economica, non schierarsi coi più forti? Lavorare di muscoli, come fa Trump, potrebbe essere in fin dei conti giusto. Ruggire per costringere l’avversario cinese, non certo una mammoletta, a scendere a compromessi nel nome di un neo-protezionismo tornato improvvisamente di moda. Come può sopravvivere l’Europa del mercato unico ma dalle economie così diverse tra loro e alle prese, forse, con un nuovo caso Italia (si veda alla voce spread) a questo scontro titanico? Per tornare al punto di partenza, quale la exit strategy? Per Salvatore, intervenuto al convegno della Fondazione economia Tor Vergata Nazionalismi e guerre commercieli Usa-Cina, quale futuro per l’Europa? pochi dubbi: allearsi con Stati Uniti e Giappone contro la Cina.

Salvatore, perché nella guerra commerciale Usa-Cina l’Ue dovrebbe allearsi con Trump?

Perché l’Europa stessa ha interesse che le regole vengano rispettate. Ha tutto da guadagnarci dal fatto che la Cina rispetti le regole. La verità è che Trump dà l’impressione al mondo di voler fare la guerra a tutti, ma non è così. Lui vuole solo far capire al mondo che la Cina ha danneggiato le economie mondiali con le sue politiche commerciali. Per questo l’Europa non deve indugiare e schierarsi apertamente con la Casa Bianca.

Sembra quasi che sia tutta colpa della Cina…

In gran parte lo è. Pechino si è sempre erta a difensore del multilateralismo ma è solo una grande bugia. Se le regole del commercio globale sono state stravolte è solo colpa della Cina che non può continuare a fare questa politica commerciale così aggressiva. Qualcuno mi deve spiegare perché gli Stati Uniti devono tagliare le emissioni quattro volte e mezzo la Cina. Non è possibile.

Scommettiamo un caffè. Alla fine un accordo Usa-Cina si troverà o no?

Non mi meraviglierei se alla fine il mondo si accorgesse delle ragioni degli Stati Uniti e delle colpe del Dragone. Il problema è che potrebbe non bastare una consapevolezza globale sui torti subiti dalla Cina. Di conseguenza, quello che voglio dire è che Pechino non ha intenzione di cedere per il momento, continuando a sfruttare i mercati globali. Fondamentalmente è come se ci stessero dando degli stupidi.

Trump vuole un’Europa allineata e per questo minaccia dazi sulle nostre esportazioni. Corretto?

Sì, ma non vuole un’Europa vassalla, serva. In fin dei conti anche la stessa Europa vuole un commercio libero, che dia vantaggi a tutti e non un mercato dopato dallo strapotere cinese. Gli interessi europei coincidono con quelli degli Stati Uniti, è questo il messaggio che deve passare.

Insomma Salvatore, si torna sempre alla Cina qui…

Ma le pare normale che la Cina abbia letteralmente forzato il Fondo monetario internazionale a fare dello yuan una moneta internazionale? Beh io non ho mai visto una moneta internazionale che non è convertibile. Pechino vorrebbe essere leader mondiale del multilateralismo quando invece è la colpevole di tutto.

Allora meno male che Trump c’è…?

Può dirlo forte. Avrà avuto modo di vedere come in questi mesi la Cina abbia corteggiato l’Europa per spostarne il baricentro verso la sua parte. Un lavoro di fino, che però la Casa Bianca sta cercando di smascherare. E magari ci sta riuscendo.

ultima modifica: 2019-05-16T10:50:01+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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