Sono i legami culturali il segreto delle imprese italiane nei Paesi del Golfo

Sono i legami culturali il segreto delle imprese italiane nei Paesi del Golfo
Il convegno che si è tenuto all'università Luiss Guido Carli ha visto la partecipazione di rappresentanti della diplomazia e del mondo imprenditoriale. Un'occasione di dialogo sulle opportunità che i Paesi del Golfo riservano all'Italia e al business economico e culturale

“Considero i legami culturali, che bisogna dire vengono molto prima di quelli economici e finanziari, dei veri e propri ponti tra i Paesi. E, in questo caso, quelli che uniscono l’Italia ai Paesi del Golfo, sono talmente forti che mi sembra quasi scontato ricordarli”. Così Paola Severino, vice presidente della Luiss Guido Carli ha aperto il convegno “Doing business in the Gulf”. Nella cornice barocca della Sala delle Colonne si sono alternate le voci provenienti dalla diplomazia e dall’imprenditoria per raccontare e approfondire proprio quello stretto legame che ci unisce ai Paesi del Golfo. “Il mondo delle imprese italiane e quelle dei Paesi del Golfo devono dialogare. E la Luiss sta creando le premesse perché questi ponti siano rafforzati”. L’università romana, infatti, ha approfittato di questa occasione per presentare all’auditorio il programma del nuovo master executive che porta esattamente il nome della conferenza. E, inoltre, per firmare un’intesa, fondamentale per i rapporti bilaterali tra i due Paesi, tra la Luiss e la Prince Sultan University di Ryad.

ARABIA SAUDITA, TRA CAMBIAMENTO E INNOVAZIONE

Sviluppo economico e commerciale, dunque, ma sempre in un’ottica di scambio culturale. Luca Ferrari, ambasciatore d’Italia ne Regno dell’Arabia Saudita ha sottolineato come Ryad stia attraversando un momento di “enorme cambiamento. Il passaggio è quello da un’economia prevalentemente petrolifera a un’economia reale”. La trasformazione, ha specificato Ferrari, è quella del settore privato rispetto a quello pubblico, con conseguente aumento delle risorse non petrolifere rispetto a quelle petrolifere. “Una cosa che per noi è abbastanza scontata ma che in Arabia Saudita segna un momento di cambiamento epocale”. “L’ambizione dell’Arabia Saudita è inoltre quella di essere un Paese cardine tra i Paesi del Golfo e quelli del Golfo persico, del Nord Arabia”, ha continuato l’ambasciatore. “La missione dell’Arabia Saudita è quella di creare un’enorme autostrada nel Mar Rosso che dovrebbe fruire dell’iniziativa cinese della Belt and Road, creando un enorme hub turistico e collegamenti tra le due sponde: Egitto, Sudan e Corno d’Africa da una parte e Israele, Giordania, Arabia Saudita dall’altra. Mar Rosso come futuro della futura ricchezza del Paese, dunque: questa è la visione dell’Arabia Saudita che vede importanti prospettive sulla costa”. In quest’ottica le opportunità per le nostre imprese sono molteplici, tanto che già ora sul territorio si contano oltre 70 società che lavorano stabilmente nel Paese. E molte altre stanno arrivando.

OMAN, TURISMO, CULTURA E MEDIAZIONE DEI CONFLITTI

“È la cultura lo strumento con cui l’Italia può avere successo in Oman”. Così Federica Favi, ambasciatrice italiana a Mascate, ha raccontato un Paese che oscilla tra la valorizzazione dei propri tesori turistici e culturali e il ruolo costante di pacificazione dei conflitti che lo circondano. Tra questi quello in Yemen. Con l’Itan, ricorda Favi, l’Oman ha un rapporto privilegiato che consente un azione trasversale per la gestione delle tensioni internazionali. Stessa cosa per la pace in Medioriente. Inoltre, il Paese “sta cercando di implementare i rapporti con gli Stati Uniti e allo stesso tempo coltiva quello ancora relativamente giovane con l’Unione europea”. Il Paese, che è prevalentemente legato al settore dell’Oil and Gas vede la presenza sul territorio di molteplici realtà italiane, tra le quali quella di Saipem. L’ambasciatrice ha poi rivelato in anteprima l’accettazione per la creazione di una sede della Società Dante Alighieri.

IL SUCCESSO DEGLI EMIRATI

“Tutti nel Golfo hanno una vision”. Liborio Stellino, ambasciatore negli Emirati Arabi Uniti racchiude il suo pensiero in una frase. Poi aggiunge: “Se negli anni ’60, ’70 vi avessero chiesto di investire i vostri soldi o in Libia o negli Emirati, due Paesi per molti versi simili, entrambi rappresentati dal punto di vista geomorfologico da un enorme distesa desertica e dal punto di vista economico provvisti di immense quantità di risorse naturali, in più un vantaggio oggettivo da parte della Libia di disporre di un litorale mediterraneo meraviglioso pronto per investimenti turistici. Dove avreste messo i vostri soldi? Probabilmente nel posto sbagliato. Quello che è mancato alla Libia è stata proprio la leadership, la visione”. Vision che vuole significare presupposto e conseguenza: presupposto in quanto non possiamo affidarci solo allo sfruttamento delle risorse naturali. E conseguenza nel senso di creazione di un piano che comprende la diversificazione delle risorse e l’accelerazione dei sistemi economici che vi si inseriscono. Gli Emirati Arabi sono l’esempio della riuscita di questo concetto. Una strategia vincente che attraverso visti decennali per investitori, ricercatori e professionisti, il congelamento delle tariffe governative per tre anni e una doppia licenza per le imprese in “free zone” per operare anche on share, ha visto l’entrata nel Paese di 13,9 miliardi di dollari in tre anni per la promozione degli investimenti. Senza dimenticare, come sottolineato anche Paolo Glisenti, commissario italiano per Expo Dubai 2020, che l’appuntamento del prossimo anno si dovrebbe rivelare un vero e proprio volano per le piccole e medie imprese italiane che investono le Paese.

ultima modifica: 2019-05-12T09:58:12+00:00 da Isabella Nardone

 

 

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