Negli ultimi mesi l’attenzione sul mondo anarchico ha portato a numerosi arresti dopo diversi attentati e l’invio di buste esplosive al sindaco di Torino, Chiara Appendino, e a due magistrati della procura torinese. Gli investigatori sono convinti che in Italia resti viva una base anarchica, anche se non al livello della Grecia e della Spagna dove il problema è davvero serio

Non solo jihad, anzi. C’è un pericolo nascosto, il pericolo dell’anarchia e della lotta contro lo Stato con ogni mezzo, che spunta con pacchi esplosivi o con ordigni che puntano a uccidere il maggior numero di persone. Per questo è importante l’arresto di Juan Antonio Sorroche Fernandez, spagnolo di 42 anni, esponente della Federazione anarchica informale (Fai), latitante da due anni e radicato da tempo in Italia, autore dell’attentato alla sede della Lega a Villorba (Treviso) il 12 agosto dell’anno scorso. Un ordigno esplose alle 5 nella speranza che gli investigatori sul posto venissero colpiti da un secondo ordigno, ma le cose andarono diversamente. L’inchiesta è durata mesi, coordinata dalla procura distrettuale di Venezia con l’impiego di poliziotti delle Digos di Venezia, Brescia, Treviso e Trento e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione: appostamenti e pedinamenti, indagine vecchio stile, finché il 22 maggio Sorroche è stato bloccato nei boschi di Marmentino, nel Bresciano, accusato di strage e attentato con finalità di terrorismo. Arrestato anche Manuel Oxoli, 38 anni, che lo avrebbe aiutato durante la latitanza e proprio sulla possibile rete di aiuti ora si concentreranno le indagini.

IL PERICOLO PUBBLICO NUMERO UNO

Sul fronte interno, Sorroche era diventato il pericolo numero uno per il nostro antiterrorismo. In quelle prime ore del 12 agosto scorso, infatti, aveva fatto esplodere una pentola piena di polvere pirica sul retro della sede della Lega: una Volante intervenuta dopo la segnalazione di un boato non trovò niente di anomalo all’ingresso della sede di partito né, com’era possibile pensare, a un vicino bancomat. La rapida rivendicazione dell’attacco su roundrobin.info e con lettere ai giornali da parte della cellula anarchica di Treviso intitolata a Haris Hatzimihelakis, il greco arrestato 10 anni fa, fece muovere la Digos con attenzione tanto da scoprire alla base di una scala in metallo sul retro dell’edificio un secondo ordigno, con oltre un chilo di polvere pirica e 900 grammi di chiodi, che sarebbe esploso toccando un filo di nylon teso come trappola e invisibile di notte. Sarebbe stata una strage.

DECISIVO IL DNA

Sorroche, che prima di queste accuse doveva già scontare 6 anni e 6 mesi per altri reati, durante la latitanza ha mantenuto contatti con altri anarchici anche scrivendo sulla rivista Beznachalie (“Senza autorità”). La notizia dell’arresto è stata data su testate online di area come autistici.org dove si scrive che “è stato arrestato per alcuni definitivi il compagno anarchico Juan, irreperibile da un po’ di tempo”. Nessun riferimento all’attentato mentre si dà notizia di perquisizioni effettuate dalla Digos in alcune abitazioni nel Bresciano. Lo spagnolo era stato subito individuato dalla polizia scientifica che aveva trovato tracce di dna sull’ordigno e su una delle buste inviate ai giornali per la rivendicazione.

ARRESTI A RAFFICA

Negli ultimi mesi l’attenzione sul mondo anarchico ha portato a numerosi arresti dopo diversi attentati e l’invio di buste esplosive al sindaco di Torino, Chiara Appendino, e a due magistrati della procura torinese. A febbraio, per esempio, a Trento furono arrestati sette anarco-insurrezionalisti che avevano collegamenti in Italia, Grecia, Spagna e Svizzera e altri sei a Torino, responsabili di 21 attentati in varie parti d’Italia; pochi giorni fa tre anarchici sono stati arrestati per quei pacchi-bomba spediti ai magistrati torinesi nel 2017: i magistrati milanesi (competenti per fatti riguardanti i colleghi torinesi) ebbero prova anche di riunioni fatte a Genova. Nel mirino laboratori industriali, tralicci, automezzi, banche, centri di identificazione di immigrati, agenzie di lavoro interinale fino a rappresentanti dello Stato anche se il rischio maggiore lo corre l’impiegato che apre il pacco anziché il destinatario.

Gli investigatori sono convinti che in Italia resti viva una base anarchica, anche se non al livello della Grecia e della Spagna dove il problema è davvero serio, individui non organizzati in cellule stile brigatista, ma collegati tra loro anche a livello internazionale con rivendicazioni di attacchi avvenuti dall’altra parte del mondo purché uniti dal filo dell’essere contro “la violenza dello Stato”. Il Fai, anzi il Fai-Fri (Fronte rivoluzionario internazionale), è un marchio che tutti possono usare cercando una strage.

(Foto: archivio)

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