Nato, gli italiani si fidano e vogliono rimanerci. Cosa svela il sondaggio Swg

Nato, gli italiani si fidano e vogliono rimanerci. Cosa svela il sondaggio Swg
Commissionato dalla Fondazione De Gasperi e svelato durante la due giorni dei Defence Days a Roma, rivela un alto tasso di fiducia degli italiani nella Nato. Immigrazione, terrorismo e trasparenza le priorità. Ma resta scetticismo circa l'impatto dell'Alleanza sulla vita di tutti i giorni

Sorpresa: agli italiani piace la Nato. A rivelarlo è un sondaggio di Swg confezionato per la Fondazione De Gasperi presieduta da Angelino Alfano. L’Alleanza atlantica, che quest’anno compie settant’anni di vita, ispira fiducia e sicurezza nel Belpaese. La constatazione emerge da una rilevazione dell’istituto svelata in anteprima dal direttore scientifico Enzo Risso questo venerdì al Senato, dove si è tenuta la seconda sessione dei Defence days, una due giorni messa in piedi dalla fondazione per fare il punto sulla Difesa europea che tanto stava a cuore allo statista trentino. Swg ha sondato con il metodo CAWI (Computer assisted web interview) un campione di 1000 italiani intorno a metà aprile per studiare la percezione che in Italia si ha della Nato e del suo operato.

I risultati sono tutt’altro che banali. Non è scontato, per dirne una, che a conoscere l’organizzazione del Patto atlantico siano soprattutto i più giovani (18-24 anni), specie chi si rispecchia in posizioni politiche di centro-centro sinistra. Segno che il tema della sicurezza, tradizionalmente appaltato alla destra, non lo è più quando di mezzo ci sono organizzazioni internazionali. I dati generali consegnano tuttavia un’immagine più rosea dell’Alleanza di quanto ci si attenderebbe nell’Italia sovranista dei gialloverdi. Solo il 20% degli intervistati ritiene che il Paese sarebbe più forte senza l’ombrello Nato, mentre il 48% (dato alto, ma ancora sotto alla media europea) si dice convinto che da sola l’Italia sarebbe più insicura.

Tra le cause di scetticismo spicca l’antipatia verso gli Stati Uniti (33%), questo sì un segno dei tempi. È un dato di fatto che gli americani siano di gran lunga i veri timonieri dell’Alleanza tanto per entità dei finanziamenti quanto per numero di truppe e arsenale messi a disposizione. Curioso, ha fatto invece notare Risso, come quasi nessuno abbia da ridire contro l’alleanza per il semplice fatto “che la guerra non è mai una soluzione” (8%). Venti anni fa un sondaggio simile aveva fotografato ben altri umori verso l’ipotesi di una guerra, ha chiosato il professore. Il pacifismo, nell’Italia del 2019, non è più trendy.

Man mano che si scorrono le tabelle Swg emerge l’impatto dell’universo gialloverde sull’opinione pubblica italiana. Ecco un esempio: la priorità per un’alleanza come la Nato, recitano in coro gli intervistati, non è mostrare la forza militare né tantomeno l’unità politica, bensì onestà (85%), trasparenza (83%), credibilità (82%). Rilevazioni che hanno visto un balzo in avanti a due cifre nell’ultimo anno, da quando grillini e leghisti hanno fatto all-in alle elezioni. Che dire invece delle priorità operative? Insomma, perché gli italiani credono che la Nato sia ancora utile? Sul podio finiscono le stesse motivazioni che si ritrovano nei frequenti sondaggi di Eurobarometer sulle paure degli europei: sicurezza e pace del Continente (69%), stabilità nel Mar Mediterraneo e immigrazione (66%), lotta al terrorismo (63%).

E se una robusta maggioranza (56%, dato in calo rispetto agli anni scorsi) rimane dell’idea che l’Italia resti ancora a lungo un membro della Nato, l’opinione pubblica è divisa in due sul bilancio tutto italiano di questi primi settant’anni. Interrogati sul contributo che l’Alleanza ha dato allo sviluppo economico e sociale del Paese da quando è nata, solo il 45% degli intervistati risponde affermativamente, a fronte di un 41% di dubbiosi e delusi. In conclusione, gli italiani hanno fiducia nella Nato e non vogliono abbandonarla, ma faticano a percepirne i benefici sulla vita di tutti i giorni. Una grana con cui la stessa Ue ha iniziato a fare i conti, a suon di campagne di sensibilizzazione social su quel che le istituzioni a Bruxelles fanno “di buono” per risolvere anche i piccoli problemi quotidiani dei cittadini europei.

La Fondazione De Gasperi ha deciso di metterci il suo. Lanciando il progetto Freedom is not free, il primo in Italia co-finanziato direttamente dalla Nato, per far conoscere al pubblico il cosa, il come e il quando di quel che fa l’Alleanza dal 1949 in Europa e nel mondo. Ideato dall’ex presidente dell’assemblea parlamentare della Nato in quota AP Paolo Alli, dal segretario generale Lorenzo Malagola e dal comitato scientifico junior della fondazione, consta di un portale (www.freedomanatomy.com) con una mappa interattiva che svela Paesi, missioni e dossier che vedono impegnata l’Alleanza, assieme a una mostra digitale omonima che verrà allestita dal 18 al 24 agosto al Rimini in occasione del “Meeting per l’amicizia fra i popoli”.

ultima modifica: 2019-05-12T13:10:07+00:00 da Francesco Bechis

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