Lo spread sale a 290. Mezzo governo se ne accorge

Lo spread sale a 290. Mezzo governo se ne accorge
Matteo Salvini rispolvera lo sforamento a oltranza del deficit. Ma chi presta 400 miliardi a un Paese che gonfia la spesa pubblica non può gradire. E infatti i rendimenti salgono ancora e Di Maio punge ancora l'alleato

Lo spread continua a salire, imperterrito. Oggi il differenziale di rendimento tra Btp e Bund ha toccato i massimi da tre mesi, arrivando a quota 280 punti base. I rendimenti sui nostri titoli si avvicinano pericolosamente a quelli greci, emessi da un Paese tecnicamente fallito. Ora ci si chiede se al governo si siano accorti del problema. Oggi i rendimenti sul Btp a dieci anni sono saliti al 2,72%. Significa che per finanziarsi sul mercato e garantirsi 400 miliardi di liquidità l’Italia deve promettere ai creditori esteri un premio altissimo, che costa miliardi al mese. E questo è un problema per le nostre finanze. La curva dello spread degli ultimi giorni non lascia spazio alle interpretazioni: 270 punti base il 10 maggio, 276 l’11, 278 il 13 e 280 oggi. Una salita lenta e inesorabile che sta inguaiando e non poco la nostra capacità di spesa pubblica.

Matteo Salvini oggi ha dato comunque il suo contributo al surriscaldamento dei nostri rendimenti sui titoli. “Siamo pronti a sforare le normative europee in tema di debito e deficit. Fino a che nel nostro Paese la disoccupazione non sarà dimezzata, fino a che non arriveremo al 5%, spenderemo tutto quello che dovremo spendere. E se servirà infrangere alcuni limiti del 3%, del 130-140%, noi tiriamo dritti“. Parole che hanno prodotto il loro effetto, portando per un paio d’ore il nostro spread a quota 286 punti base.

Chi se ne è accorto, ma solo a differenziale schizzato, è stato Luigi Di Maio, l’altro azionista di governo. “Mi sembra abbastanza irresponsabile far aumentare lo spread in quel modo, come sta accadendo in queste ore, parlando di sforamento del rapporto del rapporto debito/Pil, che è ancora più preoccupante dello sforamento del rapporto deficit/Pil. Questo – ha aggiunto – è un Paese che ha 300 miliardi di euro di evasione fiscale, è un Paese che ha grandi evasori da cui si possono recuperare un sacco di risorse. Prima di spararle sul debito/Pil mettiamoci a tagliare tutto quello che non è stato ancora tagliato in questi anni di spese inutili, di grande evasione e di spending review da un punto di vista strutturale anche degli enti locali che sprecano ancora tanti soldi, non solo nei vitalizi che gli abbiamo già tagliato, ma anche in tanti altri sprechi della politica”. Domattina si ricomincia. Da 280 punti base.

ultima modifica: 2019-05-14T19:06:02+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: