I primi giorni della IX edizione della Cyber Week - una prestigiosa conferenza internazionale annuale sulla sicurezza informatica che si tiene dal 23 al 27 giugno all'Università di Tel Aviv, in Israele - raccontati da Marco Mayer, docente di conflict & peacebuilding alla Luiss e direttore del master in Intelligence e sicurezza alla Link Campus University

La IX edizione della Cyber Week – una prestigiosa conferenza internazionale annuale sulla sicurezza informatica che si tiene all’Università di Tel Aviv, in Israele – è iniziata solo da due giorni, ma si conferma una delle sedi più autorevoli per cogliere le nuove tendenze che caratterizzano l’evoluzione della rivoluzione digitale e le nuove minacce che l’accompagnano. Una prima rilevante novità si può osservare in materia di cyber security. Il trend è decisamente cambiato.

I CAMBIAMENTI

La preoccupazione dominante non riguarda più, soltanto, le singole vulnerabilità, ma la sicurezza dell’ecosistema nel suo insieme. Passando dal cyberspace alla società digitale è necessario un cambiamento di strategia anche in relazione all’intelligenza artificiale ed al futuro del quantum computing e delle comunicazioni. In campo industriale non può limitarsi al singolo ufficio e neppure alla singola azienda. È indispensabile coinvolgere la supply chain dei fornitori e più in generale l’intera filiera. In ambito welfare l’attenzione è invece concentrata non solo sui diversi reparti ospedalieri, ma sui sistemi sanitari nazionali e sulle variegate forme assicurative.

IL MONDO POLITICO

Ancora più complessa la svolta che si profila sul piano della politica. Nelle decine di sessioni e tavole rotonde in cui si articola la conferenza, al centro dell’attenzione c’è una domanda: come difendere libertà civili, stato di diritto e democrazia? Sicurezza nazionale nei Paesi democratici significa non solo proteggere il patrimonio scientifico e industriale, ma evitare interferenze e intrusioni che possano falsare le regole della democrazia. In queste ore autorevoli rappresentanti degli Stati Uniti hanno posto con energia l’esigenza di una risposta collettiva del mondo libero per contrastare l’aggressività dei regimi illiberali, e della Cina in particolare.

I PROSSIMI GIORNI

Nei prossimi giorni ascolteremo qualche risposta: è probabile che la comunità scientifica replichi in modo efficace, perché sono in gioco valori fondamentali, prime su tutte la libertà di ricerca e di insegnamento.

Condividi tramite