Salvini pensi al 2020 e tolga la flat tax. Parla Messori

Salvini pensi al 2020 e tolga la flat tax. Parla Messori
Intervista all'economista e docente Luiss. Non è come sette mesi fa, stavolta c'è uno scostamento oggettivo tra i nostri conti e le regole Ue. La vera partita si giocherà nel 2020, bisogna fermare la flat tax e abbassare il debito. I mini-bot? Debito su altro debito nella migliore delle ipotesi

Non è come l’autunno del 2018, quando il governo gialloverde, alla sua prima manovra, si ritrovò a intavolare con l’Europa la trattativa che poi avrebbe partorito l’accordo per un deficit al 2% su cui costruire la legge di Bilancio. Allora Bruxelles annunciò (21 novembre) la volontà di aprire una procedura per deficit eccessivo, salvo poi fare retromarcia in seguito agli impegni del governo. Stavolta però è diverso, l’Italia in rotta con l’iceberg c’è davvero, non solo a chiacchiere: il rischio impatto e conseguente naufragio è più alto. Ha pochi dubbi Marcello Messori, economista e docente alla Luiss, che in questa intervista a Formiche.net spiega perché in mancanza di un cambio di direzione dopo che la commissione Ue ha ufficialmente aperto la procedura, sarà meglio allacciarsi le cinture.

Messori, stiamo per andare a sbattere contro l’Europa e le sue regole?

Certamente il primo passo da parte europea è stato fatto. Abbiamo una procedura di infrazione per deficit eccessivo che è stata aperta dall’Unione. Ora la parola spetta all’Ecofin, che entro il 9 luglio dovrà pronunciarsi. In questo lasso di tempo l’Italia potrebbe mettere in campo una serie di aggiustamenti con cui evitare la procedura in extremis. Però francamente stavolta la vedo un po’ più difficile rispetto allo scorso autunno. Sette mesi fa l’Europa annunciò la procedura ma poi tutto rientrò, è vero. Oggi però è più complessa la situazione.

Che cosa è cambiato?

Tanto per cominciare ci sono numeri oggettivi e riscontrati dalla stessa Unione europea che certificano i nostri sforamenti di finanza pubblica: il nostro debito pubblico non è calato e nemmeno il deficit. E poi è fin troppo evidente che al momento non si stanno facendo quegli interventi necessari per correggere il tiro. Diciamo che ad oggi c’è uno scostamento sostanziale tra la politica economica italiana e le regole comunitarie, è un dato di fatto. E comunque, almeno per quanto riguarda il 2019 ormai è francamente tardi, la vera partita si giocherà nel 2020.

Si spieghi…

Da un punto di vista finanziario ormai è tardi. Siamo a giugno, contano a questo punto più gli impegni che il governo prenderà, se mai vorrà farlo, per il 2020. Insomma, la prossima manovra d’autunno.

Ammettiamo che voglia farlo, che cosa dovrebbe fare?

L’unica possibilità per trovare un accordo con la Commissione europea è assumere impegni cogenti e irreversibili per il 2020. Intendo la rinuncia alla flat tax e lo stop alla vulgata che ci sono sempre risorse per disinnescare gli aumenti dell’Iva. Attenzione, non ho detto che l’Europa è favorevole all’aumento dell’Iva, sto dicendo che in questo momento siamo fuori dalle regole europee e questo ha un prezzo. Il deficit non può salire e il debito deve scendere (qui l’intervista a Marina Brogi), anche perché non cresciamo, non facciamo Pil. Da qualunque parte si prendano i soldi va bene, purché si correggano i nostri parametri. Se il governo riuscirà a prendere questo tipo di decisioni allora un accordo potrà essere trovato.

Salvini non accetterà mai. E poi la Lega è uscita rafforzata dalle elezioni europee…

La questione elettorale e politica conta poco. Qui c’è un problema di regole. E noi le abbiamo infrante. Punto.

I mercati ci guardano nel frattempo…

Ci guardano e ci osservano. Stiamo assistendo a una fase di relativa attesa che però non deve ingannare. Se l’Italia dovesse cadere definitivamente in una procedura di infrazione allora ci sarebbe una reazione e noi avremmo difficoltà a collocare il nostro debito se non a prezzi altissimi in termini di tassi di interesse. Avremmo un problema di gestione del debito ecco. Un bel guaio.

Messori le dico due paroline: mini-bot.

In questi giorni abbiamo letto di tutto. Bisogna però fare una distinzione. Se mi vengono a dire che i mini-bot sono un mezzo per liquidare un credito dell’impresa verso la Pa allora io dico che è un credito che viene sostituito da un altro credito o viceversa una debito che prende il posto di un altro, anche se i debiti della Pa sono certificati e dunque iscritti nel bilancio pubblico. Insomma è debito su debito e non risolve il problema. Ma se invece do all’impresa un mini-bot e dico che con quello può effettuare pagamenti che altrimenti in assenza del titolo non avrebbe potuto fare, allora ha ragione Draghi, si crea una moneta parallela che non è compatibile con le regole europee e diventa qualcosa di illegale.

ultima modifica: 2019-06-10T10:40:24+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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