La Nasa, la Luna e Marte. Il tweet di Trump che ha gettato nel caos lo Spazio Usa

La Nasa, la Luna e Marte. Il tweet di Trump che ha gettato nel caos lo Spazio Usa
“La Nasa non dovrebbe parlare di andare sulla Luna”. Come un fulmine a ciel sereno, il tweet del presidente ha sorpreso anche i più attenti osservatori, arrivando dopo anni di spinta per far tornare l’uomo sulla Luna. Eppure, una spiegazione (seppur a fatica) sembrerebbe esserci

Sono bastati 246 caratteri per gettare nel caos l’intera comunità spaziale degli Stati Uniti. Con un solo tweet, il presidente Donald Trump è sembrato voler riscrivere gli ultimi due anni di politica esplorativa extra-atmosferica, almeno fino alle successive delucidazioni trapelate dalla Casa Bianca e confermate dall’amministratore della Nasa Jim Bridenstine.

IL TWEET A SORPRESA

“Considerando tutti i soldi che stiamo spendendo, la Nasa non dovrebbe parlare di andare sulla Luna; lo abbiamo fatto 50 anni fa. Dovrebbero essere focalizzati sulle cose molto più grandi che stiamo facendo, inclusi Marte (di cui la Luna è parte), difesa e scienza!”. Il primo elemento ad aver generato l’ironia sui social riguarda ciò che il presidente ha cinguettato tra le parentesi, secondo cui la Luna sarebbe parte di Marte. Difficile credere ai più critici, per cui si tratta di ignoranza completa. Più facile che il presidente abbia dovuto contrarre in poco spazio il piano in vigore, per cui il ritorno sulla Luna sarà propedeutico a un successivo viaggio verso Marte, con tanto di base di partenza e rifornimento sulla superficie lunare.

UN CAMBIO IMPROVVISO?

Ciò potrebbe aiutare anche a decifrare la parte del tweet che ha sorpreso gli appassionati di spazio di tutto il mondo, quella in cui Trump afferma che la Nasa non dovrebbe parlare di tornare sulla Luna. A dicembre 2017, con la sua prima Space Policy Directive, fu proprio Trump a ordinare alla Nasa di ri-orientare la tabella di marcia esplorativa, puntando prima alla Luna e, solo dopo, a Marte, capovolgendo di fatto l’ordine delle priorità vigente con l’amministrazione Obama. Il sistema spaziale Usa si è dovuto adattare ai dettami della presidenza. La Nasa ha accelerato tutti i programmi lunari, elaborando un’ambiziosa tabella di marcia che ha consentito al vice presidente Mike Pence di annunciare, lo scorso marzo, la data per il ritorno dell’uomo sul nostro satellite naturale: 2024. Un obiettivo sposato da Trump e ribadito anche nel recente incontro con il premier giapponese Shinzo Abe, visto che nei primi contratti assegnati dalla Nasa per i carichi scientifici da portare sulla Luna c’è anche un’azienda nipponica, a testimonianza dello stato di avanzamento del progetto denominato Artemis.

TENTATIVI DI CHIARIMENTI

Inevitabile dunque la sorpresa di tutti, con i siti specializzati americani alla ricerca di precisazioni dalla Casa Bianca. Nelle ore in cui quest’ultime sono mancate, in molti sono intervenuti per cercare di dare un’interpretazione al tweet. I più attenti hanno notato che il presidente ha cinguettato mentre era in onda su Fox Business un’intervista di Neil Cavuto a Jeff DeWit, il cfo della Nasa, organizzata per parlare del piano presentato poche ore prima dall’agenzia circa la commercializzazione delle basse orbite terrest (compreso il via libera al turismo a bordo della Stazione spaziale internazionale, per un costo che parte dai 35mila dollari a notte). In un passaggio, Cavuto chiede il perché la Nasa stia investendo tanto nel tornare sulla Luna, visto che l’obiettivo è già stato raggiunto “da diversi decenni”. L’intervento social di Trump sarebbe una risposta a tale critica, una precisazione tesa a chiarire che il satellite naturale sarà il trampolino di lancio verso Marte. Tale lettura trova conferma in un altro tweet, questo a firma dello stesso Jim Bridenstine: “Come ha detto il presidente, la Nasa userà la Luna per mandare astronauti su Marte”, un obiettivo per cui ha ricordato le missioni robotiche già in corso e quelle previste per i prossimi anni, a partire da Mars 2020.

TRA BUDGET…

Poi, ci sono da considerare altri due elementi del tweet di Trump. Primo, il riferimento a “tutti i soldi che spendiamo”. Arrivato alla Casa Bianca, il presidente ha voluto re-istituire il National space council (Nsc), mettendolo nelle mani del vice presidente Mike Pence. Secondo molti osservatori, la volontà era proprio quella di riportare alla Casa Bianca la gestione della politica spaziale nazionale, limitando così il margine di manovra della Nasa. Ciò si sarebbe potuto tradurre pure in un minore flusso di risorse per l’agenzia, anche se così non è stato. Lo scorso mese, sempre via Twitter, il presidente esultava per le risorse aggiuntive richieste per l’agenzia per il prossimo anno (altri 1,6 miliardi di dollari da aggiungere ai 21 previsti): “Con la mia amministrazione stiamo riportando la Nasa alla grandezza e stiamo tornando sulla Luna e poi su Marte”.

…E DIFESA

Infine, c’è il riferimento alla Difesa, a cui la Nasa dovrebbe dedicare, a detta di Trump, maggiore attenzione. Qui il punto espresso dal tycoon è in linea con l’attenzione che ha sempre riservato alla militarizzazione dello Spazio. Un’attenzione evidente soprattutto nella determinazione nel portare avanti (nonostante i dubbi del Pentagono) il progetto per la Space Force, ormai a uno stadio piuttosto avanzato. Per tutto il resto, l’impressione è che gli esperti del settore passeranno altre ore ad arrovellarsi sul tweet del presidente. Solo 246 caratteri.

ultima modifica: 2019-06-08T11:00:01+00:00 da Stefano Pioppi