Come il prosecco italiano è divenuto patrimonio Unesco. Il racconto di Lucia Borgonzoni

Come il prosecco italiano è divenuto patrimonio Unesco. Il racconto di Lucia Borgonzoni
Il mondo riconosce la cura della natura da parte dell’uomo in questo magnifico paesaggio. Ma l'impresa non è stata facile. Conversazione da Baku con Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni Culturali

È stato un lungo e duro lavoro, sul fronte tecnico ma anche diplomatico, ma alla fine l’Italia può brindare. In senso letterale. Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono entrate nella Lista dei Patrimoni Mondiali dell’Unesco. La decisione è stata approvata oggi nel corso della 43° sessione del World Heritage Committee riunito a Baku, capitale dell’Azerbaijan. Con questa vittoria sono 55 i siti italiani riconosciuti dall’Unesco, pareggiando così l’elenco della Cina.

E proprio da Baku, dove si trova con la delegazione italiana composta dal ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio; il sottosegretario agli Esteri, Guglielmo Picchi e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia; Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni Culturali, spiega in conversazione con Formiche.net la dimensione di questo riconoscimento, le difficoltà che sono state affrontate e gli obiettivi futuri.

“Questo è l’ennesimo riconoscimento che l’Italia ha – racconta Borgonzoni via telefonica -. Abbiamo una serie di riconoscimenti che sono legati i nostri centri storici, per cui l’arte […] Poi ce ne sono altri, come questo che abbiamo avuto oggi, che riconosce l’unione della natura con l’uomo. La cura della natura da parte dell’uomo che in questo caso si manifesta nella coltivazione del prosecco. Natura e uomo assieme hanno creato un paesaggio che è veramente magnifico, e magari anche poco conosciuto dagli italiani stessi”.

Borgonzoni spiega che questo riconoscimento sicuramente ha due tipi di ricaduta: da una parte, il racconto dell’Italia all’estero, la narrazione di luoghi bellissimi, anche sconosciuto; e dall’altra parte la produzione del prosecco, la descrizione di un lavoro di altissima qualità presente sul territorio, insieme a tantissimi altri.

Il lavoro per arrivare a questo successo internazionale però non è stato semplice: “Abbiamo avuto dei no e delle difficoltà all’inizio. Poi è stato ridisegnato tutto e oggi ci sono stati interventi da parte degli altri Stati per fare i complimenti sul lavoro fatto […] Chiedevano molti dettagli e specificazioni, sulla delimitazione dell’area. Sul dossier presentato prima domandavano quanto l’uomo aveva interagito con la natura, e in quali periodi, per il disegno paesaggistico a mosaico. È stato un dossier che durante la precedente legislatura ha avuto molti no, anche al ministro dei Beni Culturali”. Ma alla fine l’impegno e la dedizione hanno dato i suoi frutti. Oggi il dossier è stato riconosciuto a larga maggioranza, con l’elogio su come sono state ben raccontate le peculiarità di un posto complesso.

Tuttavia, “l’ultimo intervento è stato quello di un’ong di ambientalisti – aggiunge Borgonzoni -. Ma con elementi non appurabili da altre parti. Hanno raccontato dell’uso di pesticidi, non attinenti alla realtà. Per questo il dossier è andato avanti e gli altri Stati hanno riconosciuto quest’area come Patrimonio Mondiale”.

E l’Italia non si ferma. Borgonzoni anticipa che il prossimo anno come singolo Stato sarà proposta Padova con la Cappella degli Scrovegni e tutto il periodo di Giotto e il ‘300: “Invece con più Stati, con l’Italia che farà parte, si presenteranno le città termali. Noi abbiamo Montecatini dentro. A settembre ci sarà il primo controllo e l’iscrizione dovrebbe concretizzarsi l’anno prossimo […] Stiamo lavorando anche per presentare l’anno successivo i portici di Bologna, fino a marzo abbiamo modo di modificare il dossier. Questi sono i prossimi obiettivi e i dossier intanto sono molto avanti”. Così in futuro, grazie alle loro meraviglie, gli italiani potranno brindare ancora.

ultima modifica: 2019-07-07T18:30:52+00:00 da Rossana Miranda