Crisi del gas a Cipro, ecco le eurosanzioni per Erdogan

Crisi del gas a Cipro, ecco le eurosanzioni per Erdogan
Metodo Trump per l'Ue contro la Turchia, rea di una condotta illegale contro uno Stato membro: riduzione dei fondi di pre-adesione del Paese candidato e invito alla Banca europea per gli investimenti a rivedere i prestiti

Metodo Trump per l’Ue contro la Turchia? Per la crisi del gas a Cipro Bruxelles prepara una sventagliata di azioni economiche mirate contro Ankara, rea di aver avallato le perforazioni illegali nella zona economica esclusiva di Cipro, Stato membro Ue, e al largo dell’isola greca di Kastellorizo che Erdogan rivendica. Una strategia che, oltre a rappresentare un primo passo ufficiale, è spia di una situazione che sta prendendo sempre più la piega di pericolosa escalation.

QUI UE

Due i provvedimenti individuati dall’Ue contro la Turchia: la riduzione dei fondi di pre-adesione del Paese candidato e un invito alla Banca europea per gli investimenti a rivedere le sue attività di prestiti in Turchia. Il testo guida su cui la Commissione Ue sta lavorando per diventare operativo dovrebbe essere adottato all’unanimità dai 28 Stati membri: le uniche perplessità arrivano dall’Inghilterra. Ma è evidente come la decisione rappresenti una primizia e una sorta di atto dovuto da parte di Bruxelles dinanzi ad una serie di azioni scomposte del governo Erdogan, che potrebbero rappresentare un pericoloso precedente.

CONSIGLIO

Il Consiglio europeo si rammarica che, nonostante le ripetute richieste dell’Ue per porre fine agli atti illeciti nel Mediterraneo orientale, la Turchia abbia proseguito le sue attività di perforazione a ovest di Cipro e ha lanciato una seconda operazione di perforazione a nord-est di Cipro, sempre all’interno di acque territoriali cipriote. Per cui ha ribadito il grave impatto negativo di questo atto illecito sull’intera gamma delle relazioni euroturche accogliendo l’invito del governo di Nicosia che da mesi chiede assistenza alla comunità internazionale (Onu e Ue).

RICHIESTE

Da un lato però apre alla Turchia osservando che la definizione di zone economiche esclusive e della piattaforma continentale dovrebbero essere gestite attraverso il dialogo e con il pieno rispetto del diritto internazionale (punto sul quale Erdogan ha già risposto picche, contestando i trattati in questione). Dall’altro il Consiglio ha deciso di sospendere i negoziati per l’accordo di adesione riducendo l’assistenza di preadesione alla Turchia nel 2020 e al contempo invita formalmente la Banca europea per gli investimenti a rivedere i prestiti in Turchia, soprattutto per quanto riguarda i gli aiuti di Stato: un passaggio molto delicato, considerando la crisi della lira turca e le ansie dei mercati sulla potenziale crisi finanziaria di Ankara, a cui guardano sempre con molta attenzione le banche del golfo che fino ad oggi sono state prodighe di crediti verso Erdogan.

Il Consiglio inoltre affronterà a breve la questione che riguarda altre eventuali misure restrittive mentre la Turchia prosegue come se nulla fosse le sue attività di perforazione nel Mediterraneo orientale.

ERDOGAN

Ankara non mostra di voler effettuare passi indietro, anzi. Sono queste ore complesse anche per il governo Erdogan alle prese con il caso Davutoğlu che ha stabilito quattro condizioni che potrebbero fargli riconsiderare le dimissioni dal partito di giustizia e sviluppo (AKP). Iniziano a circolare voci di insoddisfazione verso il leader dopo le sconfitte alle elezioni amministrative con le prime azioni di dissenso verso il presidente Recep Tayyip Erdoğan. E’il caso di Ali Babacan, ex vice primo ministro dell’economia, che ha rassegnato le dimissioni dall’AKP lunedì scorso, citando le differenze rispetto alle politiche chiave.

Lo stesso Davutoğlu si è lamentato del doppio ruolo politico di Erdoğan come presidente e leader dell’AKP, dell’alleanza del partito al partito nazionalista di estrema destra (MHP), e del nuovo sistema presidenziale che di fatto conferisce un potere illimitato a Erdogan. Gli fa eco l’ex presidente Abdullah Gül, uno dei pesi massimi dell’AKP e in passato vicino a Erdogan ma poi incline a cambiare strategia: “Siamo persone che hanno servito lo stato per anni, non possiamo rimanere in silenzio per quanto riguarda lo stato della democrazia, delle libertà, dei diritti umani e dell’economia”, ha dichiarato Gül alla BBC Türkçe.

Intanto il parlamento turco ha ratificato il protocollo di adesione della Macedonia del Nord alla Nato, seguendo il passo analogo fatto dalla Repubblica Ceca. La notizia giunge dal presidente macedone Stevo Pendarovski dopo l’incontro avuto a Sarajevo con Erdogan.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2019-07-12T08:40:38+00:00 da Francesco De Palo

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