Dopo la tregua cinese, Trump alza il tiro con Bruxelles

Dopo la tregua cinese, Trump alza il tiro con Bruxelles
Il riacuirsi delle tensioni con l'Europa a causa dei sussidi all'aviazione arriva contestualmente a un parziale rasserenamento registrato nei giorni scorsi nella guerra commerciale tra Washington e Pechino

Stati Uniti ed Unione Europea tornano ai ferri corti. E, al centro dello scontro, ricompare la questione dei sussidi statali nel settore dell’aviazione. La Casa Bianca ha infatti annunciato ieri di voler proporre nuovi dazi su alcuni beni di importazione europea dal valore complessivo di circa 4 miliardi di dollari. Nella fattispecie, le tariffe colpirebbero ottantanove prodotti, tra cui carne, caffè, pasta, whisky e frutta. Questi dazi verrebbero ad aggiungersi a quelli già minacciati da Washington lo scorso aprile. Insomma, i rapporti tra l’amministrazione Trump e Bruxelles tornano a farsi tesi. E il riacuirsi delle tensioni arriva contestualmente a un parziale rasserenamento registrato nei giorni scorsi nella guerra commerciale tra Washington e Pechino.

LO SCONTRO SU AIRBUS

Alla base delle nuove turbolenze torna l’annosa questione di Airbus: colosso europeo, accusato di ricevere illegalmente sussidi statali. Come ricorda Cnn, la disputa risale al 2004, quando le autorità europee sostennero che l’americana Boeing avesse illecitamente ricevuto aiuti di Stato per diciannove miliardi di dollari dal governo statunitense tra il 1989 e il 2006. Il fatto portò gli Stati Uniti a muovere agli europei un’accusa simile davanti alla World Trade Organization che, da allora, ha emesso una serie di sentenze in realtà favorevoli a entrambi i rivali, evidenziando così la complessità della materia. Si pensi che, nel maggio del 2018, la Wto ha stabilito che l’Unione Europea avesse aiutato illegalmente Airbus ai danni di Boeing, ribaltando però al contempo una precedente sentenza che si era dimostrata favorevole al colosso americano.

IL FRONTE COMMERCIALE

È tuttavia chiaro che, al di là della disputa legale, alla questione Airbus si stiano intersecando problematiche di carattere commerciale e geopolitico. Non è un mistero che Trump accusi da tempo la Germania di concorrenza sleale ai danni dell’economia statunitense, avendo invocato più volte – davanti alla cancelliera tedesca Angela Merkel – il principio della reciprocità commerciale. In tal senso, il dossier Airbus viene ad inserirsi in questo quadro più generale e complicato, entrando a far parte della battaglia commerciale portata avanti dal presidente americano a tutela dell’industria nazionale. Una strategia anche di natura elettorale, visto l’avvicinarsi delle presidenziali del 2020.

In secondo luogo, in termini geopolitici, è chiaro che – agli occhi dell’inquilino della Casa Bianca – Airbus rappresenti principalmente, dal punto di vista economico, quell’asse franco-tedesco cui Trump ha da tempo dichiarato guerra. Attaccare il colosso, in questo senso, significa per il presidente americano sferrare indirettamente un duro colpo contro Angela Merkel e lo stesso presidente francese, Emmanuel Macron. E, del resto, su questo fronte Airbus non rappresenta certo l’unico dossier sul tavolo. La Casa Bianca sta infatti decidendo se imporre dazi sull’importazione di automobili europee: una mossa che, nell’eventualità, troverebbe proprio in Germania e Francia i propri principali bersagli. Non dimentichiamo, tra l’altro, che – appena poche settimane fa – Trump se la sia presa anche con i vini d’Oltralpe, ipotizzando per questo aumenti tariffari sui prodotti vinicoli europei.

I RISCHI PER L’AGROALIMENTARE

È chiaro che, soprattutto quando queste tensioni coinvolgono il settore agroalimentare, anche l’Italia rischi di farne le spese: nei nuovi dazi minacciati ad essere colpiti risulterebbero infatti prodotti come il parmigiano e il provolone. Gli Stati Uniti hanno la possibilità del resto di imporre dazi solo a livello europeo e non possono ingaggiare scontri commerciali con i singoli Stati dell’Unione. Bisognerà adesso vedere se Trump, dalle minacce, sceglierà di passare ai fatti. Come visto, i fronti caldi sono molti. Eppure è possibile che il presidente americano stia attendendo di capire quale sarà il nuovo volto dell’Unione Europea dopo il voto del 26 maggio. Capire, cioè, se la nuova Commissione possa rappresentare un amico o un avversario per la Casa Bianca.

ultima modifica: 2019-07-02T09:20:03+00:00 da Stefano Graziosi

 

 

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