“Escalation inaccettabile”. L'Ue sottolinea alle autorità turche che le sue azioni a Cipro non possono essere tollerate e avverte ancora una volta Ankara di aspettarsi misure severe. Ma in Turchia tiene banco il versante finanziario

Un’escalation inaccettabile. Secondo richiamo in un mese dell’alto rappresentante europeo per la politica estera al governo Erdogan, protagonista delle trivellazioni illegali al largo di Cipro, stato membro Ue e titolare della Zona economica esclusiva sotto cui si trova copioso il gas. Una mossa che si è resa indispensabile dopo che Ankara ha raddoppiato i suoi battelli nel Mediterraneo orientale: non solo la nave Fatih nella parte orientale di Cipro, ma anche la gemella Yavuz nei pressi dell’atollo greco di Kastellorizo. Il tutto mentre in Turchia tiene banco il caso dei vertici nazionali bancari fatti dimissionare.

QUI UE

L’Alto Rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini osserva che “la seconda operazione di trivellazione pianificata, due mesi dopo l’inizio delle operazioni di perforazione in corso a ovest di Cipro, è un escalation inaccettabile che viola la sovranità di Cipro. Una posizione chiara, con cui Bruxelles rimarca alle autorità turche di non poter tollerare ancora le sue azioni scomposte, facendo prefigurare conseguenze politiche. Ed esorta la Turchia ad agire in uno spirito di buon vicinato e a rispettare i diritti sovrani della Repubblica, in conformità con il diritto internazionale.

QUI ANKARA

Parole che evidentemente non scalfiscono la strategia di Erdogan, deciso ad una contrapposizione a 360 gradi e su moltissimi fronti. Un risultato però c’è e riguarda le navi appoggio. Vroon Offshore Services, soggetto proprietario delle due navi appoggio, VOS Prime e VOS Princess, hanno annunciato ufficialmente che non sosterranno le navi turche in acque cipriote. Temono infatti ripercussioni legali e di opportunità, visto che un tribunale di Nicosia ha anche spiccato un mandato di arresto per quanti si renderanno protagonisti delle citate azioni illegali all’interno delle acque di Cipro, stato membro Ue.

QUI NICOSIA

Nicosia, da parte sua, intensifica le accuse alla condotta turca e condanna il nuovo tentativo di trivellazioni illegali a Karpasia. La presidenza cipriota sottolinea che “il tentativo nel secondo pozzo, appena due mesi dopo l’ingresso illegale nella ZEE, costituisce un’escalation di ripetute violazioni da parte della Turchia dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e del diritto internazionale consuetudinario, ed è una grave violazione della sovranità”.

DIMISSIONI?

La crisi del gas a Cipro si sta intensificando proprio mentre nel Paese tiene banco la questione finanziaria legata alla sostituzione dei massimi vertici nazionali bancari.

La decisione di licenziare il governatore della Banca Centrale di Turchia, Murat Çetinkaya, ha suscitato timori sul fatto che il governo della Turchia e il Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP), stiano portando l’economia nazionale ad un soffio dal precipizio. La primizia è rappresentata dal fatto che Çetinkaya è stato il primo governatore della banca centrale a essere licenziato dal golpe del 1980. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha confermato le sue critiche: ovvero non aver abbassato i tassi di interesse giustificando la sua scelta così: “Non aveva fatto ciò che era necessario”.

CRISI FINANZIARIA?

Erdoğan ha affermato che i tassi di interesse sono la causa dell’inflazione, una visione però contrastata da moltissimi economisti così come scritto da gran parte della stampa internazionale (Economist e Nyt in testa). Prima conseguenza del gesto è il calo della lira turca del 2,5% rispetto al dollaro dopo l’apertura dei mercati. Ma a preoccupare gli investitori è anche la cocciuta strategia erdoganiana, che potrebbe portare a un crollo economico.

Infatti la prossima mossa potrebbe essere quella di stoppare, dall’interno, la mini crescita che ha permesso all’economia surriscaldata della Turchia di raffreddarsi a seguito della crisi valutaria dello scorso agosto. Tesi questa sostenuta dal Financial Times.

Anche in Medio Oriente si guarda con ansia agli sviluppi del caso turco, dal momento che oltre alla crisi del gas e della lira turca, resta sempre irrisolta quella legata alle forniture militari con il conflitto Ankara-Washington tra gli F35 e il sistema russo S-400: un mix di instabilità che potrebbe rivelarsi denso di incognite e sviluppi in negativo.

twitter@FDepalo

Condividi tramite