La Francia ha forze speciali in Libia. Al fianco di Haftar

La Francia ha forze speciali in Libia. Al fianco di Haftar
Armi americane di proprietà francese trovate nell'avamposto militare da cui Haftar stava cercando di rovesciare il governo Onu di Tripoli. Ora Parigi deve gestire l'imbarazzo per il doppio gioco scoperto dal Nyt

Il New York Times ha uno scoop importante per gli equilibri sul dossier Libia e non solo. Secondo le informazioni raccolte dal giornale americano, nell’avamposto tattico di Gharyan c’erano quattro lanciarazzi Javelin di fabbricazione Usa che erano stati venduti alla Francia nel 2010. Per comprendere la profondità politica della notizia va però ricostruito lo scenario. Gharyan è una località su un altopiano a sud di Tripoli che è stata recentemente riconquistata dai miliziani di Misurata, che difendono il governo che l’Onu ha insediato nella capitale libica dall’assalto del signore della guerra della Cirenaica, Khalifa Haftar. Sono state le milizie misuratine ad aver ritrovato quei pezzi tecnologici di artiglieria e ad averne diffuso le immagini.

Da lì il dipartimento di Stato di Washington – che è l’apparato che si occupa delle vendite di armamenti all’estero – è partito dai numeri seriali visibili sui missili e ha avviato un’inchiesta interna per capire come potessero essere finiti laggiù, visto che gli americani non ce li avevano inviati. È a quel punto che s’è scoperto il giro francese, su cui il Congresso è stato già informato. I contratti di vendita di certi armamenti sono piuttosto stretti, e hanno come punto fermo l’impossibilità di essere ceduti o venduti a terzi (sono armi moderne, strumenti con cui si può puntare un bersaglio, sparare e fuggire, perché il missile segue da solo il suo target; “fire-and-forget“, spara e dimenticatene).

Il Nyt scrive di aver avuto conferme sulla proprietà francese da un consigliere militare del ministero della Difesa di Parigi, il quale ha spiegato che le armi erano lì solo per difendere i soldati inviati anni fa in Libia per missioni di intelligence e counter-terrorism, erano vetuste e inutilizzabili, e non erano state passate a Haftar. Una specificazione che serve a proteggere la Francia da eventuali accuse di aver violato l’embargo che l’Onu ha imposto sulla Libia. Però apre a una domanda fondamentale: se le armi non sono state date agli haftariani, cosa stavano facendo a Gharyan i francesi? Tutto ruota intorno a quella presenza: ossia, c’erano dei militari inviati dalla Francia nel quartier generale dell’offensiva condotta dalle forze ribelli di Haftar per rovesciare il governo Onu? Da ricordare che Parigi è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, che formalmente avalla il piano del governo di accordo nazionale onusiano insediato a Tripoli, e che ufficialmente lo appoggia.

È una circostanza molto imbarazzante su cui l’Eliseo dovrà trovare una complicata spiegazione, perché avvalora diverse informazioni raccolte dalla stampa – anche su queste colonne – a proposito di presenze militari francesi a dar manforte a Haftar in forma clandestina. Una fonte recentemente ci parlava di Suv contenenti forze speciali francesi ed emiratine che hanno lasciato Gharyan appena prima della caduta in mano misuratina (il 26 giugno). All’inizio dell’aggressione di Haftar, il governo di Tripoli d’altronde ha rotto le relazioni con Parigi ritenendola colpevole di un doppio gioco con la Cirenaica. Da ricordare che l’Italia invece è il principale partner di sostegno del governo Onu e del suo premier, Fayez Serraj, che una decina di giorni fa ha ricevuto questo appoggio in un incontro poco pubblicizzato ma sostanziale col vicepremier Matteo Salvini, che pochi giorni dopo ha condannato pubblicamente Haftar per aver condotto un attacco spregiudicato su un campo migranti producendo oltre 50 morti.

Altre delle armi ritrovate a Gharyan potrebbe essere ricollegabili agli Emirati Arabi, che sono – insieme all’Egitto – i principali sponsor di Haftar. Gli Emirati hanno aiutato il generalissimo dell’Est a conquistare (o forse meglio: radere al suolo) Bengasi, quando combatteva forze islamiste e jihadiste. Era il 2016, a luglio di quell’anno una delle milizie anti-Haftar colpì un suo elicottero abbattendolo: tra i resti furono trovati i documenti di tre elementi operativi del Dgse francese, e la Francia dovette già parlare con imbarazzo di quella missione segreta. Forse il consigliere militare francese si riferisce a questa missione quando parla della armi di Gharyan. Da ricordare: Serraj è arrivato a Tripoli nel marzo 2016, la Francia ne ha protetto ufficialmente l’insediamento, ma si scoprì che già faceva doppio gioco in Cirenaica.

ultima modifica: 2019-07-10T09:20:16+00:00 da Emanuele Rossi

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