Conversazione col presidente della Dc: “Il suo è un linguaggio che fa riferimento ad Aldo Moro. Lo spazio politico c'è ma non precipitiamo gli eventi”

“Il centro non è stato un d’animo, il centro è un corredo di valori. E sicuramente sono valori che appartengono e sono stati testimoniati in questi mesi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte”. Parole di Gianfranco Rotondi presidente della fondazione Democrazia cristiana presentata il 12 luglio alla Camera dei Deputati.

A Rotondi, ovviamente, non è sfuggita l’intervista con cui Clemente Mastella al Mattino parla di Conte e della sua capacità attrattiva se dovesse decidere di “scendere” in campo con una propria formazione politica.

NON MI PIACE IL TERMINE MODERATO

“Ho letto con molta attenzione. Non condivido l’uso del termine moderato, è un’espressione che non mi è mai piaciuta. Oggi di moderati ne vediamo pochi. Ricordo la battuta che fece Martinazzoli 25 anni fa: ‘Ci chiamano moderati ma io vedo solo incazzati. È un termine che non mi sembra rappresentativo del tempo che attraversiamo’”.

Al di là del termine moderato, però, nemmeno a Rotondi sfugge l’abito politico mostrato in questi mesi dal presidente del Consiglio Conte.

“Il centro non è uno stato d’animo, non è sinonimo di buona educazione, non vuol dire parlare sotto voce. Il centro è un corredo di valori. È attenzione all’economia sociale, è rispetto delle istituzioni che prevalgono sulle convenienze personali, è senso della disciplina, tutela degli interessi pubblici. Tutto questo in Conte c’è. C’è stato nelle sue azioni politiche di questi mesi, c’è nel suo linguaggio che fa riferimento ad Aldo Moro. Parliamo di un presidente del Consiglio che ha partecipato alle celebrazioni di Giorgio La Pira e parteciperà a quelle di Fiorentino Sullo”.

“La seconda repubblica ha dimostrato che il centro è una marmellata che si spalma da tutte le parti, anche nell’area di governo. È innegabile che gli atteggiamenti mostrati da Conte abbiano una connotazione di centro”.

LO SPAZIO POLITICO C’È

Per Rotondi “lo spazio politico al centro c’è. Naturalmente dobbiamo essere consapevoli che non va considerato come una riserva a disposizione esclusiva di coloro i quali sono stati democristiani. Certamente è un terreno anche nostro, ma io lo vedo principalmente come uno spazio dove possano piantarsi le bandiere di qualcosa di nuovo”.

Quindi non è fantapolitica immaginare Conte leader di una nuova formazione di centro.

“Precipiteremmo gli eventi se cominciassimo a discutere di questo e andremmo al di là della volontà dello stesso presidente Conte che al momento è interessato soprattutto ad affermare una posizione di equilibrio in una coalizione che è in gran parte estranea al quadro internazionale in cui l’Italia è storicamente posizionata. Il primo, importante, risultato positivo conseguito da Conte è quello di aver assicurato le relazioni internazionali necessarie alla prosecuzione di un certo cammino. Forse con l’eccezione della Cina che però è una protagonista relativamente nuova sullo scenario internazionale e quindi è normale che anche nel fronte occidentale si confrontino posizioni diverse”.

E c’è sempre la Democrazia cristiana. “La Dc – prosegue Rotondi – è viva e attiva come abbiamo dimostrato alla Camera il 12 luglio. Non è più un partito bensì è una fondazione. Ma è tutto da vedere che sia un passo indietro. Neghi Stati Uniti sono le fondazioni a fare politica, quindi potrebbe anche darsi che stiamo precorrendo i tempi. Di certo alle prossime elezioni politiche la Dc appoggerà quelle forze che faranno riferimento a un’area di centro e io mi auguri che tra queste possa esserci anche Forza Italia”.

Per Rotondi “non bisogna mai avere pregiudizi. Non li ho nemmeno verso il M5s né verso Di Maio o Di Battista. Loro hanno esordito politicamente con temi ai quali mi sono contrapposto: l’anticasta di cui sono stato un fermo contraddittore. Ma una volta superata la suggestione che il Parlamento fosse una scatoletta di tonno, ci si confronta su tanti altri temi. Nessuno è il demonio”.

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