Il ricordo del magistrato scomparso: “Una personalità di grande rilievo ma Tangentopoli fu un'operazione politica. A un certo punto volevano l'investitura del Quirinale per guidare il Paese”

“Il suo resistere resistere resistere fu la parola d’ordine di un uomo politico”. Così Fabrizio Cicchitto a Formiche.net per ricordare Francesco Saverio Borrelli il leader di Mani Pulite, scomparso questa mattina.

“È stata indubbiamente una personalità di grande rilievo – esordisce il presidente di Riformismo e Libertà -. È stato il leader della magistratura italiana nel biennio che va dal 1992 al 1994, uno degli esponenti che più di tutti ha contribuito alla trasformazione della magistratura in una chiave tutta politica. E che ha gestito in modo unilaterale una estesa situazione di corruzione che riguardava tutti i partiti e che invece grazie a lui e al suo pool ha salvato il Pds e la sinistra Dc e ha invece distrutto con il Psi di Craxi, i partiti laici e il centrodestra della Democrazia cristiana”.

UN’OPERAZIONE TUTTA POLITICA

“Tangentopoli – prosegue Cicchitto – è stata un’operazione tutta politica. Che è proseguita anche dopo il 94 con l’avvento in politica di Silvio Berlusconi. Il pool di Mani Pulite è poi diventato la punta di diamante dell’offensiva della magistratura al Cavaliere. Fino al famoso discorso inaugurale dell’anno giudiziario del 2002. Il suo resistere resistere resistere fu la parola d’ordine di un uomo politico ben più che di un magistrato. Essendo stato protagonista di una stagione politica, ha avuto anche degli alleati. E il pool di Mani Pulite si scelse come alleato il Pds”.

Cicchitto non nega la statura dell’uomo. “Ovviamente parliamo di un uomo di grande cultura, che si è sempre espresso con grande proprietà di linguaggio, con un eloquio ragionato, molto controllato, ben lontano dallo stile di Antonio Di Pietro. Ciò non toglie che è stato il leader di una magistratura militante che a un certo punto ha sperato di ottenere l’investitura del presidente della Repubblica per guidare il Paese”.

QUANDO NEGÒ IL RIENTRO A CRAXI

Cicchitto ricorda quando l’opposizione di Borrelli al rientro di Bettino Craxi dalla Tunisia per sottoporsi a un importante intervento chirurgico. “Si oppose in modo inflessibile nonostante il parere morbido dell’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Disse che Craxi, una volta in Italia, sarebbe dovuto essere pregiudizialmente incarcerato. Ragion per cui Bettino Craxi scelse di farsi operare in Tunisia con la quasi certezza di morire piuttosto che farsi arrestare in Italia”.

Per Cicchitto “è ancora altissimo il tributo che l’Italia paga alla stagione di Tangentopoli. Siamo stati l’unico Paese europeo in cui cinque partiti politici sono stati eliminati dalla scena non dal voto degli elettori ma da un’operazione della magistratura con un pool di quattro giornali: Repubblica, Corriere della Sera, Stampa e Unità, più il Tg3 di Curzi e Samarcanda. L’Italia è stato l’unico paese che ha tolto dalla scena partiti politici con le cosiddette sentenze amplificate”.

L’ATTUALE SITUAZIONE POLITICA NASCE DA TANGENTOPOLI

Un’eredità che, secondo Cicchitto, “ha poi contraddistinto anche la seconda repubblica caratterizzata dallo scontro berlusconismo e antiberlusconismo. Il Pool proseguì la sua azione contro Berlusconi che nel frattempo aveva colmato un vuoto pur con tutti i limiti e gli interessi di un imprenditore che scende in politica. La somma di tutte questi avvenimenti, di questi fenomeni, ha prodotto l’attuale situazione politica con lo scontro tra sovranisti e populisti. Scontro che non nasce certo sei mesi fa, ma da lontano”.

Per Cicchitto quella che l’Italia si porta dietro è una vera e propria maledizione di Tangentopoli. “Quello che avviene oggi affonda le radici in un processo quasi trentennale”.

LO SMINUZZAMENTO DELLA CORRUZIONE

“Tangentopoli – ricorda – era un sistema che coinvolgeva linee di finanziamento irregolari della politica. E ovviamente riguardava tutti, c’erano anche finanziamenti esteri. Il Pci li ha sempre avuti dal Kgb e parte dalla Dc dalla Cia. Che cosa abbiamo avuto dopo la sostanziale fine dei partiti e la dissennata operazione di Enrico Letta, del 2013, di eliminare di il finanziamento ai partiti? Lo sminuzzamento della corruzione. Non abbiamo più la corruzione sistemica che attraversa i partiti, ma c’è una corruzione che procede per connessione di reti singole attraverso il singolo politico, il singolo burocrate e il singolo imprenditore. Perché, questo è un concetto che mi sta molto a cuore, non è affatto vero che in Italia la corruzione sia maggiore rispetto ad altri Paesi. È un principio che io contesto alla radice. È stato l’intervento della magistratura a enfatizzare il fenomeno traducendolo in un’operazione politica che ha favorito la frantumazione dei finanziamenti ai singoli partiti. A meno che non subentrino forme finanziamento internazionale come quelli che possono essere ipotizzate nella vicenda dell’hotel Metropole di Mosca”.

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