L'ambasciatore Usa in Italia Lewis Eisenberg si è recato in visita a San Marino con il Console generale Usa a Firenze Benjamin Wohlauer. Sul tavolo 5G, investimenti e cybersecurity. Ma agli Usa non è sfuggita la visita di Sergei Lavrov a marzo, e le crescenti attenzioni russe sulla Serenissima

Serenissima di nome, non di fatto. La Repubblica di San Marino, balzata agli onori delle cronache per una nuova inchiesta che vede indagato per riciclaggio l’ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri, è recentemente finita al centro di crescenti attenzioni diplomatiche da parte di Washington e Mosca.

Proprio oggi l’ambasciatore americano in Italia Lewis Eisenberg vi ha fatto visita accompagnato dal console generale a Firenze Benjamin Wohlauer. Tanti i dossier sul tavolo nel faccia a faccia con i segretari di Stato agli Esteri e alle Finanze Nicola Renzi ed Eva Guidi e alcuni rappresentanti delle associazioni bancarie locali. Dallo status dei rapporti bilaterali alla doppia cittadinanza, e poi cybersecurity e investimenti. C’è stato spazio anche per parlare di 5G e sicurezza. Il tema è particolarmente caro al Dipartimento di Stato Usa, che teme che aziende straniere (in particolare quelle cinesi) controllate dallo Stato possano accedere a dati sensibili, anche americani. La piccola repubblica parlamentare non è esente dai moniti Usa, si apprende, “va da sé che quel che vale per l’Italia vale per San Marino”. In chiusura una visita all’archivio di Stato per osservare la lettera che Abraham Lincoln inviò ai Capitani Reggenti nel 1861.

Quella di Eisenberg non è la prima visita americana di rilievo che “il Titano” ha ricevuto quest’anno. Di recente vi ha fatto tappa anche Philip Reeker, già console generale degli Usa a Milano, da marzo sottosegretario di Stato per gli affari europei e asiatici.

Il tempismo non è casuale. Non è passata inosservata agli occhi dei diplomatici Usa la visita del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov lo scorso 21 marzo. Un evento storico per la piccola repubblica nella provincia riminese, che ha insignito l’ospite della Gran Croce dell’Ordine di Sant’Agata e avviato le trattative per aprire una sede diplomatica russa fra le sue mura. Lavrov, che per l’occasione ha siglato un memorandum d’intesa, aveva ringraziato ufficialmente il governo sammarinese per aver rifiutato di aderire alle sanzioni Ue.

Questa, ha spiegato bene a Dagospia Igor Pellicciari, docente di Relazioni internazionali all’Università di Urbino e all’Università statale di Mosca, la vera ragione della tappa davvero inedita del ministro russo.

“Nel rapporto bilaterale tra Stati sovrani e dell’ “uno-vale-uno” — spiega il professore — la Russia ha visto la possibilità di premiare questa scelta di San Marino dandole massima visibilità sia sul piano internazionale che davanti alla sua opinione pubblica interna, ovviamente sensibile sul tema”.

La visita, si diceva, ha attirato l’attenzione dei media russi, ma anche delle cancellerie occidentali. Dal 2015 il Titano, assieme ad Andorra e Monaco, è in trattativa con Bruxelles per un accordo di associazione con l’Ue. Il doppio forno non sembra preoccupare il governo sammarinese, che continua a inviare in Russia i suoi prodotti agroalimentari venduti a prezzi stellari con buona pace delle sanzioni, e proprio mentre stendeva tappeti rossi al diplomatico n.1 di Putin, scrive Il Sole 24 Ore, ospitava in casa una delegazione del gruppo Efta, l’associazione europea che promuove investimenti e libero scambio.

Il governo nega fermamente di voler costruire una zona franca per gli investimenti russi o di altri Paesi sotto sanzioni, ma il dubbio che, per citare un roboante titolo della popolare Rossiyskaya Gazeta del 2016, San Marino divenga un “ponte con la Russia per aggirare l’embargo” continua a sibilare tanto fra le opposizioni quanto fra i diplomatici occidentali.

Accusa che è stata rivolta in questi giorni al governo dal consigliere di Rete Matteo Zeppa in merito a un altro Stato interessato ai rapporti con la Serenissima: l’Iran. Un’indiscrezione agita le opposizioni in Paese e non è ancora stata smentita dai diretti interessati: un gruppo di “facoltosi iraniani” vorrebbe trasferire in città “una enorme somma di contanti” in “bancali da 500 euro” in cambio di “un passaporto diplomatico a vita” accusa Zeppa. Secca la risposta del segretario Renzi, che chiude:” Ci siamo sempre attenuti ai dettami della legge”.

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