Infrastrutture, ministro per ministro. Gli scenari di Cianciotta

Infrastrutture, ministro per ministro. Gli scenari di Cianciotta
La nomina del nuovo ministro alle Infrastrutture potrà dirci molto sulla durata e l’effettiva volontà e capacità di incidere del nuovo esecutivo giallorosso

Le infrastrutture fin dall’inizio hanno costituito un nodo cruciale nella continua dialettica politica tra la Lega e il M5S (Salvini non a caso ha aperto la crisi dopo la spaccatura in Parlamento sulla Tav), perché alla base dei diversi valori politici dei due partiti che avevano dato vita al contratto di governo, c’era innanzitutto una visione diametralmente opposta sullo sviluppo e la crescita.

Differenza sostanziata nella opposta interpretazione delle politiche economiche (flat tax e reddito di cittadinanza) e nella individuazione degli strumenti a sostegno della crescita (e le infrastrutture costituiscono la misura più importante tra quelle anticicliche). Il no alle grandi opere è stato da sempre uno dei temi principali dell’antipolitica e dell’offerta grillina, movimento nato sulla scorta del giustizialismo post Tangentopoli. La base dei Grillini, del resto, ha attinto proprio dal movimentismo contro le grandi opere come la No Tav Laura Castelli, nominata poi viceministro dell’Economia nel governo Conte.

Pd e M5S non a caso si sono guardati bene da includere il tema delle infrastrutture tra i punti del programma, costituito da generici principi perché sanno bene che quel campo è minato (soprattutto tra i grillini) e può produrre deflagrazioni incontrollabili.

Proprio l’indicazione del futuro ministro delle Infrastrutture ci può aiutare a capire di più sulla tenuta della squadra di governo che metterà a punto nelle prossime ore Conte. Ammesso che Toninelli venga sostituito, i rumors indicano in pole l’ex ministro Pd alle infrastrutture Graziano Delrio e il capogruppo del M5S al Senato Stefano Patuanelli.

Con Cantone che si è chiamato fuori, l’Anac potrà svolgere in modo meno incisivo il ruolo di regolatore del mercato, e quindi almeno in teoria il ministro potrebbe avere un consenso più ampio per affrontare questioni spinose che attengono alla rimessa in moto del settore, ora praticamente fermo nonostante gli sforzi tentati per revisionare il Codice dei Contratti.

Se venisse nominato Delrio, o un altro rappresentante del Pd da sempre favorevole alle grandi opere, l’esecutivo Conte darebbe fin da subito un segnale chiaro agli investitori: l’Italia del SI non vuole invertire la rotta dopo l’ok alla Tav e al Tap (si che hanno irritato e tanto la base grillina).

Se invece le infrastrutture dovessero essere date ancora ad un esponente del M5S, le valutazioni da fare sarebbe duplici. Patuanelli è ingegnere e per alcuni anni ha avuto anche ruoli di responsabilità nel Consiglio degli Ingegneri della provincia di Trieste. La sua nomina, quindi, sarebbe più tecnica e meno ideologica. Se dovesse prevalere invece una tesi opposta, rappresentata dalla conferma di Toninelli (l’ex ministro non ha avallato il si dei tecnici del Ministero alla Tav e si è opposto nei giorni scorsi alla Gronda) o dalla nomina di un altro esponente M5S di provenienza movimentista, sarà chiaro fin dall’inizio che il governo non intende assolutamente promuovere lo sviluppo attraverso misure anticicliche (tradotto significa che le infrastrutture non sono un tema strategico), e Ance, Confindustria, Ordini Professionali e Organizzazioni sindacali dovrebbero trarne immediatamente le dovute conseguenze.

I punti programmatici per costruire il nuovo esecutivo elencati da Di Maio e Zingaretti hanno indicato in buona sostanza che nessuna delle forze politiche in campo è in grado di costituire un governo solido e che possa durare per tutta la legislatura. I dieci punti proposti da Di Maio hanno una chiara matrice di sinistra e su ridistribuzione del reddito e ambiente la convergenza ideologica può essere trovata.
Ma sulle infrastrutture M5S e PD hanno visioni opposte. A meno che i grillini non vogliano abbandonare completamente la loro natura movimentista, creando le premesse per un nuovo e inedito bipolarismo, quello che di fatto è stato decretato dalle Europee di maggio e sul quale cominciano a ragionare esponenti di primo piano del Pd come il sindaco di Firenze Nardella, per immaginare di costruire alleanze Pd-M5S anche alle amministrative e alle Regionali dei prossimi mesi.

ultima modifica: 2019-08-29T17:40:02+00:00 da Stefano Cianciotta

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