Il premier ungherese vuole rientrare a pieno titolo nel Ppe e pare sia disposto a scaricare l'ex alleato leghista

L’incontro di un anno fa a Milano tra Viktor Orbàn e Matteo Salvini è ormai preistoria? Analizzando il vertice di ieri tra il premier ungherese e la cancelliera Angela Merkel sembrerebbe di sì. In occasione della visita nella città di confine ungherese occidentale di Sopron per commemorare il trentesimo anniversario dell’apertura del confine, i due hanno anche avuto il tempo per una battuta sul leader leghista.

QUI SOPRON

Il discorso di Orbán è stato denso di passaggi graditi a frau Angela, come l’elogio della sua forte leadership non solo in Germania, il suo instancabile impegno per l’unità europea anche se proprio quell’unità “va riguadagnata ogni giorno, motivo per cui i risultati della Merkel sono così ammirevoli”, ha aggiunto l’ormai ex sovranista anti Ue.

Da parte sua, Merkel ha elencato i punti di contatto che oggi, a differenza delle frizioni del 2015, esistono e si moltiplicano tra Berlino e Praga: la gestione delle frontiere come sostegno anche per i paesi di origine, una partnership che connetta commercio e cooperazione militare per ottenere relazioni bilaterali “buone”. Restano sul campo alcune differenze nella politica dei rifugiati, ma si tratta di “differenze che possono essere discusse amichevolmente sullo sfondo di buone relazioni”.

ITALIA

Il tenore della conversazione è rimasto gioviale per l’intero incontro, come dimostra anche il passaggio sulla crisi italiana quando uno dei partecipanti al bilaterale ha rivelato alla stampa tedesca che Orban e Merkel si sono lasciati andare anche ad alcune battute su Matteo Salvini, ex alleato dell’ungherese. Di fatto il premier ungherese vuole rientrare a pieno titolo nel Ppe ed è disposto a scaricare l’ex alleato leghista incontrato in prefettura a Milano esattamente un anno fa. Il 28 agosto del 2018 infatti si erano attovagliati per ragionare sulle elezioni europee e tracciare le linee di una collaborazione tra Italia e Ungheria a livello comunitario con l’idea di allora di mettere nel mirino il nemico comune: il Partito socialista europeo.

“Per tornare membro effettivo del Partito popolare europeo, Orban prende in giro Salvini e archivia la loro alleanza – scrive su Twitter Lia Quartapelle, capogruppo Pd i Commissione Esteri -. Pare che la stella di Salvini stia girando e che gli alleati oggi li perda non solo in Italia ma anche in Europa”.

SCENARI

Nel frattempo però sono accaduti alcuni fatti. L’asse sovranista nel Parlamento europeo non ha inciso sulla nomina dell’erede di Juncker, Ursula von der Leyen. Inoltre tra Germania e Ungheria che provenivano da una relazione piuttosto gelida degli ultimi anni, sembra essere cambiato più di qualcosa: lo ha dimostrato anche il linguaggio (rilassato) utilizzato ieri da Merkel e Orban, accomunati da un comun denominatore, presente e futuro, che si chiama Ppe. Inoltre non va sottovalutato anche l’elemento von der Leyen, da sempre vicina alle istanze dell’Ungheria e che riconosce a Orban la caratteristica dell’affidabilità. Quella stessa che a Bruxelles non riscontra nel ministro dell’Interno che ha avviato la crisi di governo a Roma.

twitter@FDepalo

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