Ponte Morandi, un anno dopo. La crisi non inquini la commemorazione

Ponte Morandi, un anno dopo. La crisi non inquini la commemorazione
Domani, il 14 agosto di un anno dopo, chi ha scelto di intraprendere la carriera politica dovrà dimostrare che il lutto delle famiglie colpite e lo sconcerto di Genova di fronte a quel vuoto inaccettabile non possono e non devono essere un pretesto per slogan, promesse, dichiarazioni sopra le righe

Un anno fa il governo Conte era in carica da due mesi e mezzo quando crollò il Ponte Morandi di Genova; un anno dopo il governo, anche se agli sgoccioli, ha l’obbligo di presentarsi istituzionalmente unito alla commemorazione delle 43 vittime. Sarà un banco di prova per il rispetto che lo Stato deve nutrire e che non può essere rappresentato solo dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che era presente l’anno scorso ai funerali quando ci furono applausi per Matteo Salvini e Luigi Di Maio e per il governatore della Liguria, Giovanni Toti. Applausi che, insieme con i fischi per gli esponenti del Partito democratico, causarono polemiche e speculazioni.

Un anno dopo è cambiato tutto: il governo non esiste più, il nuovo ponte neanche anche se il progetto di ricostruzione va avanti. L’inchiesta della magistratura accerterà le responsabilità e, tra le tante cose, la crisi aperta da Salvini ha bloccato l’intenzione del Movimento 5 Stelle di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, ipotesi che era ancora tutta da verificare nella sua concreta attuabilità e che era apparsa fin dall’anno scorso come una reazione populista a una tragedia, senza tener conto dei danni che, a vario titolo, avrebbe creato allo Stato e agli automobilisti. Saranno i giudici a sanzionare i colpevoli.

Domani, il 14 agosto di un anno dopo, chi ha scelto di intraprendere la carriera politica dovrà dimostrare per una volta che il lutto delle famiglie colpite e lo sconcerto di Genova di fronte a quel vuoto inaccettabile sul torrente Polcevera non possono e non devono essere un pretesto per slogan, promesse, dichiarazioni sopra le righe. È impossibile prevedere se ci saranno applausi (difficile), fischi o indifferenza: all’inizio di una crisi politica tra le più complicate degli ultimi anni, almeno per un paio d’ore il governo dovrà accettare qualunque eventuale reazione dei genovesi limitandosi a un luttuoso silenzio. Ci sarà tempo per la campagna elettorale, domani ci dovrà essere solo rispetto.

ultima modifica: 2019-08-13T12:20:43+00:00 da Stefano Vespa

 

 

 

 

 

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