Intervista all'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica sulla fine del Trattato Inf, “un piccolo tassello” nel nuovo confronto tra l'asse Cina-Russia e gli Stati Uniti (assente l'Europa). Il rapporto dell'Italia con Pechino? “Dobbiamo rimanere ancorati al campo occidentale e rafforzarci nelle relazioni transatlantiche che fino ad oggi hanno garantito settant'anni di pace”

La fine del Trattato Inf sui missili nucleari è sintomo di un mondo in profonda mutazione, con equilibri ancora da definire nel nuovo confronto tra potenze. L’Italia, in Europa, dovrebbe per questo rinsaldare la propria collocazione transatlantica e il rapporto con gli Stati Uniti, evitando pericolosi velleitarismi verso Pechino. Parola del generale Pasquale Preziosa, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e autore del libro Difendere l’Europa (Cacucci Editore) insieme a Dario Velo. Con lui abbiamo parlato di come cambierà il mondo in seguito alla fine ufficiale del trattato siglato nel 1987 da Stati Uniti e Unione sovietica, che fino a oggi proibiva il dispiegamento a terra, in Europa, di armi nucleari a medio raggio, ossia i missili con una gittata tra i 500 e i 5.500 chilometri.

Generale Preziosa, la fine del Trattato Inf era annunciata. Ma quali sono le sue cause profonde?

Che il mondo stesse cambiando velocemente, soprattutto nella dimensione politica dei rapporti internazionali, era chiaro a tutti gli analisti da diverso tempo. Lo stesso si può dire della politica americana, in cambiamento evidente con importante decisioni prese dall’attuale presidente, dai dazi alla politica estera e alle relazioni con gli altri Paesi. Che i trattati firmati in precedenza fossero giunti più o meno a scadenza (di meno l’accordo nucleare con l’Iran, di più il Trattato Inf) anch’esso era uno scenario ben noto, così come l’evoluzione della componente tecnologica. Basti pensare all’ipersonico, con l’Avangard russo e i sistemi cinesi che da tempo hanno dato il via a una nuova corsa al nucleare. Insomma, c’era da aspettarsi che Russia e Stati Uniti non trovassero fino ad oggi, giorno della scadenza formale, un punto d’incontro negoziale sul trattato.

Reciproche accuse di violazioni sono d’altra parte arrivate più volte negli ultimi anni.

Il tema è noto. Come qualche anno fa il sistema anti-missile americano fu tacciato dai russi di non essere solo un sistema di difesa in ottica anti-iraniana, allo stesso modo gli Usa hanno descritto il nuovo missile russo (l’SSC-8, ndr) come un potenziale trasportatore di testate nucleari in violazione dell’Inf. Il mutuo sospetto e le reciproche certezze hanno portato alla rottura del trattato.

Ma c’è qualcosa di più oltre agli aspetti prettamente missilistici?

Sicuramente sì. La fine del Trattato Inf è sintomo di un mondo che sta cambiamento e di schieramenti in profonda evoluzione. Stiamo assistendo al passaggio da Guerra fredda a “pace calda”, un’espressione utilizzata da qualche analista americano che ben identifica la transizione verso altri livelli di schieramenti e di conseguenti accordi. I secondi saranno conclusi solo quando i primi saranno definiti, e ci vorrà ancora qualche anno. Intanto, già si nota un allineamento tra Cina, Russia e Corea del nord. Pechino ha messo in campo una politica economica importante verso tutta l’Asia, accompagnata da fenomeni più puntuali come il land grabbing in Vietnam, le basi navali verso la Cambogia o altri metodi di espansione regionale. Sulle basi militari, ad esempio, bisognerà passare a nuovi accordi internazionali.

C’è posto per l’Europa in tale riallineamento?

L’Europa risulta ad ora purtroppo assente. È auspicabile che quanto deciso nel 1992 su una Common defence policy possa essere attuato in tempi brevi dall’Unione europea, la quale non si è resa conto di quanto velocemente il mondo stia cambiando. Eppure, l’Ue potrebbe essere determinante per ribilanciare il multi-polarismo che dovremo affrontare nel futuro. Gli Stati Uniti saranno insufficienti a bilanciare la coppia Cina-Russia se li lasceremo da soli. É importante sviluppare una nuova Unione europea quale attore di prima grandezza anche in settori militari (ad esempio nello spazio), almeno al pari di altre potenze e in forte sinergia transatlantica.

In tal senso, anche sul fronte cinese, Formiche.net promuove un appello al governo italiano affinché assuma una postura più nettamente occidentale. Lo condivide?

Sono stato parecchie volte in Cina; ammiro quello che stanno facendo e come lo stanno portando avanti. Rilevo però che, considerando l’assetto italiano in termini valoriali e di legami con l’Occidente, la Cina presenta assetti valoriali completamente differenti dai nostri. Il futuro cinese è cinese; non sarà mai italiano. Pertanto, l’Italia deve rimanere ancorata al campo occidentale e rafforzarsi nelle relazioni transatlantiche che fino ad oggi hanno garantito settant’anni di pace. Al di fuori di questi valori, non c’è materialmente spazio per altri accordi con culture completamente differenti dalla nostra. Ciò non vuol dire non avere rapporti; bisogna avere buone relazioni con tutti, ma i valori si possono condividere solo con i Paesi che mettono al centro della loro attenzione la libertà, quella vera. Gli altri non possono condividere con noi nient’altro che la convenienza del momento.

Tornando al Trattato Inf, teme una nuova corsa agli armamenti in Europa o il dispiegamento di missili che l’accordo vietava?

Mi pare che al momento non ci sia nessun segno di ri-schieramento o altro. D’altra parte, l’enclave russa di Kaliningrad non è fuori dall’Europa, ma proprio al suo cuore, e lì già ci sono dei missili. In più, lo schieramento da entrambe le parti sarebbe un fenomeno da Guerra fredda, ma noi, come detto, stiamo assistendo piuttosto a una pace calda, un equilibrio instabile in cui la negoziazione tra Paesi dovrà essere fatta su tutto e per tutto, in evidente distruzione degli assetti negoziali del passato. La distruzione creativa del mondo tecnologico è stata applicata al mondo politico, e a questo non c’è alternativa. Resterà insomma un vuoto da colmare mano a mano che i nuovi equilibri strategici si definiranno.

C’è chi sostiene che Russia e Usa abbiano accettato di metter fine al Trattato Inf anche per non restare legati a un accordo che non vincola la Cina. Condivide questa lettura?

Direi di sì. La Cina ha ormai raggiunto i livelli delle altre potenze sul fronte della tecnologia ipersonica. I missili ipersonici sono solo missili nucleari. È impensabile applicare una simile tecnologia ad assetti convenzionali. Anche su altri armamenti, pensiamo agli assetti spaziali, i cinesi hanno colmato il gap.

Pensa si possa arrivare a un trattato sui missili che coinvolga anche Pechino?

La Cina ha dichiarato più volte che non intende negoziare con nessuno i propri armamenti. Rinunciare all’Inf per comprendere Pechino è una logica che non funziona proprio perché i cinesi hanno già risposto picche a un accordo a tre. La Cina sta facendo la sua politica e non prevede accordi con altri Paesi perché ha sufficiente potenza da non aver bisogno di altri in questo settore. Continuerà con tale autonomia. Non ha convenienza a sedersi al tavolo delle trattative con Russia e Stati Uniti.

Ha parlato anche di militarizzazione dello Spazio. È un trend in crescita?

Certo. Stati Uniti, Russia, Cina e perfino India sono andati avanti nel campo. Anche la Francia l’ha fatto e sarebbe ora che l’Europa unita si dotasse di una politica spaziale militare. Nel nuovo confronto tra potenze, l’ambiente spaziale è un dominio trasversale a tutti gli altri proprio come quello cibernetico. Sarebbe utile avere un’Europa che proceda su questo all’unisono, con politiche e strategie simili. Solo così riusciremo a essere presenti nei nuovi equilibri mondiali. Nessuna nazione europea, da sola, potrebbe essere influente in futuro. Diversi studi notano che nel 2050 molti membri del G7 scompariranno dal novero delle sette potenze economiche globali. Perciò, è importante avere contezza dei trend a trent’anni, così da prendere in anticipo le decisioni che consentiranno agli Stati europei di restare tra i protagonisti degli equilibri mondiali.

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