Al voto. Con il centrodestra (anti) Ursula. Intervista a Raffaele Fitto

Al voto. Con il centrodestra (anti) Ursula. Intervista a Raffaele Fitto
"Una coalizione di governo non la costruisci sommando tre sigle, ma con un programma serio, lineare e unitario: si gioca qui la possibilità di un nuovo centrodestra". Conversazione con l'europarlamentare di FdI sulle elezioni, il rapporto con l'Ue e la legge di Bilancio

“Un’eventuale coalizione non si realizza sommando tre sigle, ma definendo un programma chiaro e condiviso: si gioca qui la possibilità di un nuovo centrodestra”. Raffaele Fitto, europarlamentare di FdI, non sembra preoccupato dalle idee diverse del suo partito e della Lega rispetto a FI sulla posizione da tenere in Europa e anzi, sull’ipotesi di elezioni a ottobre e della successiva Legge di bilancio, non si preoccupa neanche del deficit: “Il tema non è se stare sopra o sotto il 3 per cento, ma per fare che cosa”.

L’apertura di Matteo Salvini nei confronti di Forza Italia, in aggiunta a quella verso Fratelli d’Italia, ha cambiato lo scenario: è una scelta di maggiore razionalità o la presa di coscienza del fatto che andare avanti da solo sarebbe stato impossibile?

Questo lo vedremo. Sicuramente ha un senso anche nella prospettiva europea perché delinea una linea chiara nel centrodestra. Come Fratelli d’Italia con la Lega abbiamo sempre avuto posizioni comuni e idee chiare rispetto ad altre forze politiche. Dal mio osservatorio europeo, Lega e FdI sono i soli due partiti che hanno votato contro la neopresidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ed è un elemento che anche nelle dinamiche di un eventuale governo nazionale ha il suo peso. Il rapporto con la Commissione e le posizioni da assumere con la schiena dritta sono decisivi.

Questo discorso sembra non tenere conto di una posizione di Forza Italia molto più europeista. Antonio Tajani in un’intervista al Messaggero ha detto che senza FI non si vincono le elezioni italiane. Lei è d’accordo?

Vedremo come si definirà la coalizione di centrodestra in caso di elezioni che chiediamo con forza e mi auguro che vengano fissate in ottobre. Detto questo, più che un ragionamento preliminare sulla composizione di un’alleanza del vecchio centrodestra, farei un ragionamento sui contenuti e sulle posizioni da assumere e penso che ci siano degli aspetti da chiarire. Una coalizione di governo non la costruisci sommando tre sigle, ma con un programma serio, lineare e unitario: si gioca qui la possibilità di un nuovo centrodestra.

Secondo Claudio Borghi, presidente leghista della commissione Bilancio della Camera, un’eventuale Legge di bilancio di stampo salviniano resterebbe sotto il 3 per cento, che è pur sempre più di quanto si aspettano a Bruxelles. È realistico restare sotto quel livello tenendo conto di tutto quello che intende realizzare Salvini?

Sopra o sotto il 3 per cento, il tema è “per fare che cosa?”. La contestazione principale che abbiamo fatto al governo gialloverde non riguardava il maggiore deficit, bensì da che cosa sarebbe motivato. Se vuoi tagliare le tasse, aiutare la crescita e aumentare gli investimenti, secondo me la spesa vale l’impresa; se invece aumentiamo la spesa pubblica con il reddito di cittadinanza oppure, tornando indietro nel tempo, con gli 80 euro che volle Matteo Renzi, rischieremmo di aumentare la spesa senza ottenere i risultati.

Lei dice “sotto o sopra” il 3 per cento: se si andasse addirittura sopra la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sarebbe scontata e avremmo ancora più problemi.

Se sommiamo i deficit fatti dagli ultimi tre governi, emerge una quantità di risorse che non hanno prodotto nessun effetto. Per questo ripeto che il tema è capire che cosa vogliamo fare e per quali obiettivi ci si allea: serve un programma chiaro di legislatura.

Non crede che sia concreto il rischio di esercizio provvisorio se ci saranno le elezioni in autunno?

Ci sarebbe una vittoria netta del centrodestra e quindi tempi ridottissimi per dare vita a un governo. Detto questo, preferisco sempre un governo scelto dal popolo, legittimato, con una prospettiva di cinque anni: questo significherebbe avere cinque anni di stabilità e cinque Leggi di bilancio, con la possibilità di diluire le cose da fare. Se si andrà subito al voto, alla fine dell’anno comincerà un percorso.

Se invece non si andasse al voto e nascesse un altro governo, è più realistica la possibilità di un esecutivo con il solo scopo della Legge di bilancio prima di elezioni anticipate in primavera o di uno che cercherebbe di durare qualche anno?

Sono contrario a entrambe le ipotesi: non saprei dire quale sarebbe la peggiore. In passato ho fatto una battaglia contro il patto del Nazareno pagando anche delle conseguenze: sono per le posizioni chiare che abbiano una legittimazione popolare e non certamente per le operazioni di Palazzo.

ultima modifica: 2019-08-13T12:40:27+00:00 da Stefano Vespa

 

 

 

 

 

 

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