11 settembre. 18 anni dopo al Qaeda resta fortissima

11 settembre. 18 anni dopo al Qaeda resta fortissima
Il movimento islamista sunnita terroristico è ormai un network globale molto resiliente, perfettamente in grado di organizzare attacchi spettacolari. Dopo diciotto anni sono ancora lì

Il presidente Donald Trump ha celebrato l’anniversario dell’11 settembre aggiornando l’ordine esecutivo del 2001 che da oggi aumenta e rende più severe le sanzioni contro organizzazioni terroristiche e chiunque le agevoli. Nell’elenco c’è anche la Qod Force, l’unità speciale delle Guardie rivoluzionarie iraniane, oltre a Isis, Hamas, al Qaeda. La decisione del Dipartimento del Tesoro, insieme con le iniziative del Dipartimento di Stato, definisce così uno dei più importanti elenchi di terroristi degli ultimi 15 anni e secondo il segretario di Stato, Mike Pompeo, consente di reagire rapidamente alle minacce tagliando a quelle organizzazioni i fondi che possono arrivare dal sistema finanziario americano. L’obiettivo sottolineato dal segretario al Tesoro, Steven T. Mnuchin, è appunto quello di prosciugare le fonti di finanziamento limitando così la possibilità di attacchi, sanzioni che riguardano anche le istituzioni finanziarie straniere che agevolassero i terroristi. Nell’elenco di 15 soggetti (persone o organizzazioni), cinque riguardano l’Iran e Hamas, nove l’Isis e uno al Qaeda, con descrizione dettagliata dei movimenti di denaro sotto accusa.

AL QAEDA 18 ANNI DOPO

Se non è certo una novità la posizione americana di considerare l’Iran alla stregua dei terroristi (e Teheran replica definendo le sanzioni “terrorismo economico”), l’anniversario dell’attacco alle Torri gemelle permette di riparlare di al Qaeda che ha patito negli ultimi anni la visibilità dell’Isis, ma che ha continuato a riorganizzarsi attraverso affiliazioni in diverse parti del mondo. L’ultimo report del Soufan Center analizza l’evoluzione del gruppo guidato da Ayman al Zawahiri che ne resta il leader anche per la morte del figlio di Osama bin Laden, Hamza. Mentre si riduceva la presenza in Pakistan, il “franchising” ha fatto crescere l’organizzazione nella Penisola arabica (Aqap), nel Maghreb (Aqim) con diramazioni nel Sahel, nell’Asia meridionale con Aqis (molto attivo in Afghanistan), in Somalia con al Shabaab e in Siria con Hurras al Deen (Had).

LA STRATEGIA

Il modello resta al Qaeda nella Penisola arabica che cerca il consenso della popolazione offrendo i servizi di base ai più poveri, dall’acqua alla ristrutturazione degli edifici danneggiati, e nello stesso tempo mantiene contatti con Stati come gli Emirati arabi o il Bahrain, accusati di collusione con il terrorismo. Secondo il Soufan Center, oggi al Qaeda può contare su 40mila uomini e, anche se ormai copre dal Corno d’Africa all’Asia meridionale, è fondamentale il tentativo di porsi nel Medio Oriente come l’alternativa moderata dell’Isis, ottenendo supporti in Yemen e in Siria. No alle misure draconiane del Califfato che non piacciono alla popolazione, sì alle relazioni con i gruppi locali come voleva Osama.

RISCHI PER L’EUROPA E GLI USA

Rispondendo ai messaggi di al Qaeda che incitava gli adepti ad attaccare gli Stati Uniti, le forze americane hanno colpito due settimane fa postazioni di terroristi nel nord della Siria. L’anno scorso l’ex direttore dell’Intelligence nazionale americana Dan Coats in un’audizione al Congresso disse che al Qaeda continuava a organizzare attacchi contro obiettivi europei probabilmente pianificati in Siria. In sostanza, al Qaeda è ormai un network globale molto resiliente perfettamente in grado di organizzare attacchi spettacolari. 18 anni dopo sono ancora lì.

 

 

 

ultima modifica: 2019-09-11T12:00:06+00:00 da Stefano Vespa

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: