Il Conte 2 si misurerà sull’economia. Parla il prof. Caroli (Luiss)

Il Conte 2 si misurerà sull’economia. Parla il prof. Caroli (Luiss)
Intervista al docente esperto di economia e gestione delle imprese. Il modello Ue va aggiornato perché le diseguaglianze sono il seme del sovranismo. La manovra? Sarebbe ora di pensare alla crescita. Bene il cambio di rotta sugli investimenti ma sulle concessioni autostradali evitiamo monopoli

Tra domani e martedì il premier Giuseppe Conte illustrerà alle camere le linee programmatiche del nuovo governo, sulle quali chiedere e ottenere la fiducia del Parlamento. Tra una ventina di giorni invece, occorrerà approvare la Nota di aggiornamento al Def di aprile, provvedimento che nei fatti segna il perimetro della prossima manovra in termini di saldi. Ovvero, al netto della flessibilità che si potrà contrattare con l’Europa, quale sarà lo spazio di manovra effettivo sui conti? Attenzione però, perché c’è una variabile: Sergio Mattarella, che ieri ha chiesto apertamente all’Europa di ripensare il quel Patto di Stabilità che regola i bilanci comunitari. Allentarne le maglie potrebbe siginificare ancora più flessibilità per l’Italia. Più che una suggestione, un’ipotesi concreta visto che si mormora come già al prossimo Eurogruppo di metà mese si apra il dossier. Formiche.net ha sentito in merito Matteo Caroli, professore ordinario di economia e gestione delle imprese internazionali alla facoltà di Economia dell’Università Luiss. 

BRAVO MATTARELLA

“Dobbiamo renderci conto che la Germania in questo momento sta avendo problemi, con una stagnazione che va avanti da mesi. Finora si è parlato poco dell’enorme surplus tedesco che negli anni ha ridotto la capacità espansiva dell’Europa, dunque siamo dinnanzi a un cambiamento di scenario, dove dal rigore si passa piano piano all’espansione. In questo senso, che l’Europa vada riscritta è chiaro a tutti, perché il modello che abbiamo conosciuto in questi anni non funziona più”, spiega Caroli. “Trovo l’uscita del nostro presidente giusta, perché si tratta di un tema che c’è e che esiste. Gli squilibri vanno gestiti, dalle regole di bilancio fino all’immigrazione. E poi non bisogna dimenticare che le diseguaglianze sono il germe del sovranismo. Non dobbiamo mai e poi mai dimenticare che la reazione sovranista è la reazione sociale delle fasce che in questi anni si sono indebolite, anche attraverso la rivoluzione digitale che ha rappresentanto in un certo senso un fattore di divaricazione”.

LA NUOVA SINTONIA CON BRUXELLES

Caroli fa notare anche un altro aspetto. E cioè il tempismo tra il messaggio di Mattarella all’Europa (via Cernobbio) e la nascita di un governo dalla ritrovata vocazione europeista rispetto al precedente. “Certamente vedo delle assonanze in termini di tempo. Il fatto è che per chiedere di cambiare le regole, credo che prima di tutto bisogna rispettarle. E allora se così sarà, si potranno avanzare delle richieste precise in Europa. E mi pare che al Colle lo abbiano compreso molto bene. Io rispetto le regole ma ti chiedo anche di cambiarle, questo è il senso”.

LA MANOVRA GIALLOROSSA

Lasciando l’Europa per rientrare in Italia, il tema che occuperà le prossime settimane sarà la manovra, la prima colorata di giallorosso e che parte da una base di 27-30 miliardi. Dunque è lecito chiedersi che cosa altro si potrebbe fare. Caroli ha dei suggerimenti. “Sarebbe l’ora di una seria revisione delle spese, per recuperare denari sugli enormi sprechi che ci sono a livello locale e centrale. Onestamente non è la prima volta che se ne parla, parlo di revisione della spesa, ma questa operazione ci darebbe risorse importanti. L’altro punto focale è il numeratore, ossia il Pil. Liberiamo le forze imprenditoriali che creano ricchezza, i piccoli e medi imprenditori non possono metterci quattro anni per un’autorizzazione. Si tratta di energia che non viene utilizzata e schiava della burocrazia”.

IL NUOVO CORSO SUGLI INVESTIMENTI

Non è finita. La conversazione con Caroli si sposta anche su un altro fronte, quello degli investimenti. Il nuovo ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha dato prova di voler dare nuova linfa alla spesa per le infrastrutture e per le opere, mettendo peraltro nel cassetto anche quella revoca delle concessioni autostradali ad Atlantia, che era nelle mire del governo gialloverde. “Va benissimo, però dovremmo immaginare una maniera seria di impostare delle tariffe, non parlo solo solo di autostrade, che non favorisca la nascita di manopoli naturali, anche privati. Gli adeguamenti tariffari devono essere adeguati al rischio di chi investe. Gestire un’autostrada ha un rischio tutto sommato modesto e dunque il rendimento di un gestore di autostrade deve essere basso, perché rischia poco. Se invece il rischio è alto allora lo deve essere anche il rendimento”, spiega Caroli.

TRA ALITALIA&ILVA

Sullo sfondo di un ritrovato rapporto con l’Europa e di una manovra, rimangono grosse partite industriali su cui il governo si è incagliato negli ultimi mesi. L’Ilva è stata venduta sì, ma il futuro è tutt’altro che in discesa. Alitalia è in attesa del riassetto con il quale rilanciarla (siamo alla sesta proroga). “Su Alitalia posso dire che è importante avere un vettore che sia centrato sul Paese Italia ma non necessariamente un vettore italiano. Che faccia di Roma un hub mondiale, se fosse Alitalia meglio anche se credo che a volte sarebbe meglio fallire e ripartire invece che tenere situazioni appese senza sbocchi”. Non che le cose vadano molto meglio per l’Ilva, passata di mano ai franco-indiani di Arcelor Mittal “ma con un problema ambientale ancora non risolto”. Quante spine per il nuovo governo.

ultima modifica: 2019-09-08T09:50:14+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

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