La forza del Conte 2? L’Europa. Parla Caldarola

La forza del Conte 2? L’Europa. Parla Caldarola
Il giornalista e già parlamentare diessino: “Il Conte bis nasce con una eurotrazione Pd, grazie a Gualtieri, Amendola, Gentiloni prossimo commissario. Tutti volti in grado di dialogare con Bruxelles"

Giuseppe Caldarola, giornalista, scrittore e già parlamentare diessino, ne è sicuro: il Conte bis nasce con una eurotrazione Pd, grazie a Gualtieri, Amendola, Gentiloni prossimo commissario. Tutti volti in grado di dialogare con Bruxelles. Ma attenzione, ammonisce: il partito di Zingaretti comunque rischia di suo in questa esperienza di governo.

Il governo Conte bis nasce con la trazione del Pd verso l’Unione Europea?

Assolutamente sì, credo che questo sia un punto qualificante della presenza dem nel governo. In qualche modo i ministeri distribuiti, come Amendola agli Affari Europei, Gualtieri all’Economia e Gentiloni probabile commissario Ue, lo confermano accanto al premier Conte che ha dimostrato di avere buoni rapporti con la governance europea. Si tratta di ministri che con Bruxelles hanno molta capacità di dialogo.

Cosa ne pensa di Di Maio alla Farnesina?

Vi sono ministeri importanti e altri meno. Alcuni sono importanti quando il ministro dà una carica, portando una ventata di innovazione. La Farnesina è uno di questi: se il ministro è bravo allora il ministero funziona e l’Italia gode di un’immagine migliore. In caso contrario non se ne accorge nessuno, perché la politica estera nei fatti la fa il premier. Tutto questo per dire che la totale inesperienza di Di Maio, accanto all’assenza di un background, sono sicuramente piombo nelle ali del ministero ma il danno che può ricavarne sarà relativo visto che le policies spettano a Palazzo Chigi.

Qualcuno corre rischi in questa alleanza?

Entrambi, perché il M5s ha avuto una ripresa nei sondaggi fondamentalmente per merito di Grillo, che ha voluto la svolta, e di Conte che l’ha interpretata con decisione. Però la crisi fra i grillini ed il suo elettorato è aperta. Un insuccesso chiuderebbe questa esperienza. Il Pd corre lo stesso pericolo: non può fallire e ha compiuto una scelta che considero inevitabile. Deve comunque ricordarsi che va al governo un partito che non ha vinto le elezioni, verso il quale l’opinione pubblica è più esigente.

In che misura?

Si aspetta una capacità di lavoro, una serietà ed una mancanza di protagonismo maggiori rispetto a quelli che chiede al M5s. Ciò non assicura automaticamente un successo elettorale del Pd, ma un governo sciatto che dovesse perdersi in mille diatribe o in chiacchiere da talk show televisivi finirebbe per dare una mazzata al Pd.

Il voto oligarchico su Rousseau è contro lo spirito della Carta, come osservato dall’ex guardasigilli Flick?

Mi spiace contraddire l’amico Flick, senza avere la sua scienza, ma non concordo. Dal punto di vista della politica le modalità con cui i partiti, che non sono regolati malgrado la Costituzione lo chieda, decidono di amministrare la propria democrazia interna va lasciata ai partiti medesimi. Ricordo le critiche rivolte al mio partito, il Pci, per via del centralismo democratico. In tempi più recenti anche io ho criticato le primarie, per l’indistinto afflusso di persone senza sapere se fossero o meno elettori piddini. Ma la modalità scelta dai grillini ha un punto serio e drammatico: si tratta di personaggi oscuri. Hanno detto che potevano votare 100mila persone, e dobbiamo credere loro sulla parola, mentre in occasione delle primarie abbiamo visto gente vera in fila.

Ma in fondo il voto attraverso Rousseau era del tutto inutile dal momento che la classe dirigente aveva deciso di andare al governo?

Non volevano il voto e il vulnus costituzionale non c’entra. Potrebbe essere in prospettiva un’invenzione, diciamolo, ma dovrebbe essere maggiormente trasparente. Per ora non lo è per nulla.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2019-09-04T18:26:46+00:00 da Francesco De Palo

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