L’Italia del Sì c’è (al governo). Così la De Micheli invoglia gli investitori

L’Italia del Sì c’è (al governo). Così la De Micheli invoglia gli investitori
La De Micheli nelle sue prime dichiarazioni è andata oltre la conferma delle grandi opere, immaginando nell’agenda del Mit un posto di rilievo per due temi che sono strategici per il settore delle costruzioni e si legano contestualmente anche alle politiche sociali e allo sviluppo urbanistico: la rigenerazione delle periferie e le politiche abitative

L’effettiva volontà del governo giallorosso di promuovere la crescita, sostenendo le misure e le azioni a favore dello sviluppo? Moltissimo dipenderà dalla capacità di dialogo che sapranno mettere in campo il nuovo ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli (Pd) e il nuovo titolare del Mise Stefano Patuanelli (M5S). Dati per molti giorni l’una al Mise e l’altro al Mit, i due ministri costituiscono il termometro della reale possibilità del governo di incidere, dando forma e concretezza nel futuro a quella che fino a qualche mese fa era un’ipotesi poco credibile (a parte le suggestioni del neo ministro Boccia e del presidente della Puglia Emiliano sul quale però adesso stanno convergendo in diversi a cominciare dal sindaco di Firenze Nardella): dare vita a liste unitarie Pd-M5S per affrontare insieme i prossimi appuntamenti elettorali.

Le grandi infrastrutture e i dossier gestiti dal Mise (energia e idrocarburi in primis) fin dall’inizio hanno costituito un nodo cruciale nella continua dialettica politica tra la Lega e il M5S (Salvini non a caso ha aperto la crisi dopo la spaccatura in Parlamento sulla Tav), perché alla base dei diversi valori politici dei due partiti che avevano dato vita al contratto di governo, c’era innanzitutto una visione diametralmente opposta sullo sviluppo e la crescita.

Differenza sostanziata nella opposta interpretazione delle politiche economiche (flat tax e reddito di cittadinanza) e nella individuazione degli strumenti a sostegno della crescita (e le infrastrutture costituiscono la misura più importante tra quelle anticicliche).

Il no alle grandi opere è stato da sempre uno dei temi principali dell’antipolitica e dell’offerta grillina, movimento nato sulla scorta del giustizialismo post Tangentopoli. La base dei grillini, del resto, ha attinto proprio dal movimentismo contro le grandi opere come la No Tav Laura Castelli, nominata poi viceministro dell’Economia nel governo Conte gialloverde.

Pd e M5S sanno bene che questi campi sono minati (soprattutto tra i grillini) e possono produrre deflagrazioni incontrollabili (si pensi al valore economico e occupazionale che il settore delle estrazioni di idrocarburi riveste per la provincia di Ravenna, e che cosa potrebbe produrre nei prossimi mesi una campagna elettorale per la Regione Emilia-Romagna sfibrante e divisiva sul tema).

Le prime dichiarazioni di Paola De Micheli sulla Tav e sulla Gronda sono un segnale chiaro agli investitori e al settore delle infrastrutture: l’Italia del Sì non vuole invertire la rotta. Sulla Tav, peraltro, dopo la lettera all’Europa con la quale i dirigenti del Mit hanno dato il via all’opera, non si potrebbe in assoluto modo tornare indietro, pena la credibilità e la reputazione del Paese (oltre alle sanzioni economiche).

Con Cantone che si è chiamato fuori, l’Anac potrà svolgere in modo meno incisivo il ruolo di regolatore del mercato, e quindi almeno in teoria il nuovo ministro potrebbe avere un consenso più ampio per affrontare questioni spinose che attengono alla rimessa in moto del settore, ora praticamente fermo nonostante gli sforzi tentati per revisionare il Codice dei contratti.

La De Micheli nelle sue prime dichiarazioni è andata oltre la conferma delle grandi opere, immaginando nell’agenda del Mit un posto di rilievo per due temi che sono strategici per il settore delle costruzioni e si legano contestualmente anche alle politiche sociali e allo sviluppo urbanistico: la rigenerazione delle periferie e le politiche abitative.

Dal governo Monti in poi gli immobili sono stati tassati da tutti gli esecutivi, che hanno utilizzato il principale investimento degli Italiani alla stregua di una vera e propria patrimoniale. I Piani Casa promossi dal governo Berlusconi agli inizi del 2000, hanno funzionato soprattutto nelle regioni del Nord, mentre sulla rigenerazione delle periferie un ottimo punto di partenza potrebbe essere mutuare l’esperienza dei Pirp della Regione Puglia, promossi alcuni anni fa da un assessore tecnico illuminato e capace come Angela Barbanente.

Sulle infrastrutture e sullo sviluppo economico M5S e Pd hanno ancora visioni opposte. Le elezioni amministrative dei prossimi mesi, che coinvolgono regioni dove i temi delle infrastrutture e dello sviluppo energetico hanno diviso in modo marcato M5S e PD come Puglia (trivelle, gasdotti, Ilva, Tap) ed Emilia-Romagna (trivelle), ci aiuteranno a capire se i grillini hanno abbandonato per sempre la loro natura movimentista. E potranno dirci molto sulla tenuta e sul futuro del governo giallorosso.

ultima modifica: 2019-09-06T10:00:10+00:00 da Stefano Cianciotta

 

 

 

 

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