Il leader del regime sarà in Russia per stringere nuovi legami con l’alleato Putin. Tutto pronto per il trasferimento della sede europea della petrolifera statale venezuelana a Mosca, in previsione di nuove sanzioni europee

Sono passati mesi dall’ultimo viaggio internazionale di Nicolás Maduro a dicembre del 2018. I giornalisti locali spiegano la repentina sedentarietà del leader del regime venezuelano con il timore di un tradimento da parte dei suoi “compagni”, civili ma soprattutto militari, come accaduto a inizio del 2019 durante la mossa del presidente del Parlamento, Juan Guaidó.

Ma “l’alleato strategico e amico” Vladimir Putin – come lo definisce Maduro – ben vale il rischio. Il leader socialista ha annunciato che partirà per Mosca: “Tra poche ore stasera andrò alla Federazione russa per una visita ufficiale dove incontrerò il nostro amico, il presidente Vladimir Putin. […] Sto per andare in Russia con l’obiettivo di continuare a fortificare i rapporti internazionali multilaterali”.

IL VIAGGIO DI MADURO

In diretta tv, Maduro ha detto che l’agenda russa prevede incontri con importanti società russe per studiare tutte le strade di cooperazione bilaterale tra i due Paesi, nonché il rinnovo di alcuni accordi di cooperazione economica, sociale e culturale.

Da quanto si legge sul sito della tv pro-governativa Telesur, “gli incontri di Maduro fanno parte di un Programma di Recupero, Crescita e Prosperità Economica per ridurre gli effetti delle sanzioni e l’embargo economico imposto illegalmente dal governo degli Stati Uniti”.

Settimana scorsa il Cremlino aveva annunciato la visita di Maduro, senza però dare una data precisa. Maduro avrebbe dovuto assistere all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York per intervenire durante la sessione pomeridiana del 26 settembre, ma all’ultimo momento ha rimandato per occuparsi della crisi interna del Venezuela. A rappresentarlo al summit il vicepresidente Delcy Rodriguez e il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza. I due hanno come compito consegnare le 12 milioni di firme raccolte contro le sanzioni dell’amministrazione Trump.

LA STRATEGIA DIETRO IL TRASFERIMENTO

Putin resta uno dei principali (e pochi) alleati internazionali del regime venezuelano. Venezuela e Russia hanno diversi accordi di cooperazione in materia di difesa, infrastruttura ed energia.

Per stringere ancora di più i rapporti – e riuscire ad aggirare eventuali sanzioni europee – il governo di Maduro ha deciso di trasferire la sede europea della petrolifera statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa) da Lisbona, Portogallo a Mosca, Russia.

L’insegna della compagnia nel palazzo di via Arbat nella capitale russa è stata scoperta la settimana scorsa e, secondo il sito Sputnik, gli uffici sono operativi.

Andréi Grisháev, responsabile di Pdvsa Russa, ha confermato che la sede di rappresentanza è aperta ed è stata già iscritta nei registri pubblici. Da quanto si legge sul Registro Statale Unificato di Persone Giuridiche di Russia, la società è stata registrata il 6 agosto come compagnia che offre servizi di consulenza in commercio e gestione in ambito di petrolio e gas. L’ufficio è costituito da Pdv Euro-Asia S.A. del Venezuela, con il 98% della partecipazione e la sussidiaria Pdvsa Cuba S.A. con il 2%.

La strategia di “traslocare” a Mosca ha come obiettivo sostituire lo storico rapporto commerciale del Venezuela con gli Stati Uniti con la Russia, come ha dichiarato esplicitamente il ministro del Petrolio venezuelano, Manuel Quevedo. Ugualmente, a marzo il vicepresidente venezuelano Rodríguez aveva annunciato il trasferimento della sede europea di Pdvsa da Lisbona a Mosca perché, tra altri motivi, l’Europa non può garantire l’integrità degli asset attivi  del Venezuela.

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