Lo ha detto presidente ceco Milos Zeman dopo una visita ufficiale in Serbia, soffiando sulle polemiche infinite che toccano il nervo scoperto della convivenza e della geopolitica. Il ruolo degli Usa e le nuove urne

Il presidente ceco Milos Zeman ha sollevato dubbi sullo status relativo al riconoscimento del Kosovo. L’occasione è stata una visita ufficiale in Serbia, dove alla presenza del presidente serbo Aleksadar Vucic, ha detto che mentre lui non può revocare il riconoscimento del Kosovo, in proprio, ha intenzione di sollevare il problema. Soffiando così sulle polemiche infinite che toccano il nervo scoperto della convivenza e della geopolitica a quelle latitudini.

QUI SERBIA

Nello specifico la Repubblica Ceca è intenzionata a rimettere in discussione la scelta del riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente. A breve la questione verrà analizzata dal governo ceco, motivata dal fatto, come osservato dallo stesso Zeman, che non condivide la decisione di Praga negli anni scorsi che ha sostenuto il riconoscimento del Kosovo.

“Mi fa piacere che il ministro della Difesa Lubomir Metnar abbia dichiarato che è stato un errore riconoscere il Kosovo. Lui sarà probabilmente dalla mia parte, chi altro lo sarà lo vedremo – ha osservato – Il tribunale dell’Aja ha recentemente pubblicato notizie in cui ha espresso sospetto sui crimini di guerra dei rappresentanti del Kosovo, e penso che il primo ministro si sia dimesso per questo. Consentitemi di dire un’opinione personale secondo cui uno stato guidato dai crimini di guerra non dovrebbe trovarsi nella comunità dei paesi democratici”.

QUI KOSOVO

Va ricordato che il premier kosovaro, Ramush Haradinaj, si è dimesso un mese fa in attesa che venga fatta luce sulla vicenza giudiziaria che lo investe: verrà interrogato da un tribunale dell’Aja nell’ambito dell’inchiesta su presunti crimini di guerra da parte di combattenti dell’esercito di liberazione del Kosovo. La sua posizione, che ha sempre rivendicato, è quella di una totale innocenza aggiungendo che gli era impossibilitato recarsi all’Aia come capo del governo. Pochi giorni fa il presidente serbo Aleksander Vucic in visita in Vaticano ha chiesto alla Santa Sede di non riconoscere l’indipendenza del Kosovo.

QUI USA

La questione è complessa e dai riverberi multilaterali. Il nuovo rappresentante speciale americano per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, ha espresso l’auspicio che il nuovo governo sospenda i dazi sulla Serbia. Un passaggio definito strategico per la ripresa del dialogo tra Kosovo e Serbia, bloccato dal novembre scorso. Intervenendo qualche giorno fa in Slovenia in occasione del Forum strategico di Bled, ha detto che tra i suoi primissimi obiettivi c’è quello di “riportare Belgrado e Pristina al tavolo dei negoziati il più presto possibile e ottenere un accordo”. Aggiungendo che la risoluzione della questione “è una delle più importanti nella mia agenda, abbiamo questa opportunità e vogliamo approfittarne”.

SCENARI

Due gli appuntamenti fondamentali all’orizzonte: le elezioni in Kosovo il 6 ottobre e in Serbia la prossima primavera, con nel mezzo l’esigenza “internazionale” di riattivare in questo lasso di tempo i negoziati. Punto di partenza per un nuovo dialogo, secondo Washington, risiede in due conditio sine qua non: nella possibilità che il prossimo governo kosovaro blocchi l’imposizione dei dazi doganali del 100% sulle importazioni serbe e al contempo che Belgrado fermi la moral suasion sugli altri players balcanici affinché non riconoscano il Kosovo.

twitter@FDepalo

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