Ok la centralità della persona ma quota 100 non si tocca. Sacconi legge Conte

Ok la centralità della persona ma quota 100 non si tocca. Sacconi legge Conte
Intervista all'ex ministro del Welfare. Il premier ha rimesso la persona al centro del villaggio ma ora bisogna tradurre nella pratica le buone intenzioni. Il salario minimo potrebbe rivelarsi controproducente

Non si può certo dire che lavoro e welfare siano mancati nel discorso programmatico del premier Giuseppe Conte, questa mattina a Montecitorio. Salario minimo, cuneo fiscale, rappresentanza sindacale. Temi toccati e non solo sfiorati dall’avvocato chiamato ora a timonare la nave giallorossa, dopo l’esperimento, fallito, gialloverde. C’è chi ha notato nelle parole di conte, una costante: il ritorno della persona al centro di tutto. Essenza che non è sfuggita nemmeno a Maurizio Sacconi, che di lavoro e persone se ne intende. Ex presidente della commissione Lavoro del Senato ma soprattutto ministro del Welfare nel governo Berlusconi IV.

Sacconi, ha sentito stamattina Conte? Che idea si è fatto?

Ci sono buoni principi che però possono essere declinati in vario modo. Come non condividere ad esempio l’affermazione ‘prima le persone’ e conseguentemente ‘più persone’, nel momento in cui si avverte un calo demografico. Mi dispiace però una cosa. Nemmeno una parola su quanto potrebbe accadere in Italia dal 24 settembre quando la Corte costituzionale, in assenza di volontà parlamentare cui aveva fatto rinvio, potrebbe con proprio provvedimento introdurre l’eutanasia, rovesciando quel favor vitae che ha così profondamente segnato la nostra cultura. Condivido anche un altro contenuto, e cioè la volontà espressa di accrescere la capacità di sviluppo, soprattutto al Sud che avrebbe bisogno di grandi zone franche da regole e tasse. Insomma, i macro-obiettivi sono condivisibili….

Che però bisogna tradurre in pratica…

Esattamente, dobbiamo vedere come si declinano perché azioni od omissioni potrebbero negarli. Per esempio, c’è un’idea sulle relazioni di lavoro: la possibilità di disciplinare la rappresentanza sindacale, attuando gli articoli 39 e 40 della Costituzione. Io non sono mai stato d’accordo perché figlio di una storia politica che ha preferito una società aperta fatta di libere associazioni e di liberi accordi. Centrali ma anche e soprattutto aziendali e territoriali. Però dico una cosa…

Prego.

Se si fa questo tipo di scelta neocorporativa, di regolare la rappresentanza con una legge, va fatta compiutamente e cioè regolando anche le organizzazioni, i loro processi democratici e la loro trasparenza. E attuando la disciplina del diritto di sciopero.

Conte ha rilanciato il salario minimo, caro al M5S. Lei è d’accordo?

Il salario minimo c’è in quasi tutti i Paesi occidentali. Di norma è però molto inferiore al salario mediano, mentre le ipotesi allo studio lo prevedono al di sopra di quello minimo contrattuale e vicino a quello mediano, che in Italia e’ basso. E potremmo avere un ulteriore schiacciamento delle retribuzioni, con una penalizzazione del merito e della professionalità nella struttura del salario.

C’è un passaggio in cui il premier ha parlato del taglio del cuneo fiscale a esclusivo vantaggio dei lavoratori. Ma non lo è anche per le imprese?

Dipende su cosa e come si agisce. Non credo che Conte si sia dimenticato delle imprese, piuttosto la domanda è: è ancora un incentivo o un taglio strutturale. Gli incentivi finora non hanno funzionato mentre un taglio strutturale è per esempio decidere che tutti gli aumenti retributivi decisi in azienda sono detassati. O che talune voci contributive sono tagliate per tutti e per sempre. Così si incoraggiano le assunzioni, con gli incentivi abbiamo visto solo fiammate presto riassorbite.

Sacconi, c’è stata una grande assente oggi alla Camera. La quota 100. Che però nei prossimi mesi potrebbe essere smontata…

Ricordiamoci una cosa. Nella scorsa legislatura, quella dopo la legge Fornero per intenderci, sono stati presi impegni di spesa in deroga ad essa per 20 miliardi di euro. E si è creata così una giungla di deroghe alla norma generale. Non dobbiamo quindi riflettere solo sulla quota 100 ma su tutto quello che è stato fatto dopo la legge Fornero perché non prevedeva transizioni. Che cosa voglio dire, che noi come tutti i Paesi abbiamo bisogno di un po’ di flessibilità e di un po’ di transizione, soprattutto per le donne adulte che hanno visto alzarsi l’età pensionabile di sei anni di botto. In questo senso, una transizione come la quota 100 può essere utile, magari facendo pulizia delle altre deroghe.

Cambiamo argomento. L’ambiente. Questo governo ha preso molto a cuore la questione della sostenibilità. Scelta giusta?

Il tema ambientale c’è doverosamente nell’agenda di governo ma dovremmo guardare ai comportamenti virtuosi di altri Paesi e vivere la questione come un’opportunità di crescita non come una ragione di ulteriori vincoli. Il punto generale è: Conte ha parlato giustamente di crescita, non di decrescita, ma io ho anche sentito parlare di tante regole aggiuntive e con tante regole non si fa la crescita. Ancor più se poi applicate imponderabilmente.

ultima modifica: 2019-09-09T12:10:14+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

 

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