Così Salvini ha perso il palazzo e vinto la piazza. Parla Gervasoni

Così Salvini ha perso il palazzo e vinto la piazza. Parla Gervasoni
Conversazione di Formiche.net con il politologo e saggista della Luiss. I Cinque Stelle hanno vinto il palazzo ma hanno regalato a Salvini le piazze, di questo passo diventeranno una costola del Pd. Il sovranismo? Un fenomeno culturale prima che politico. La destra non truce è sempre perdente, ma Salvini e Meloni hanno bisogno del Ppe

Piazza e palazzo. C’erano davvero due Italie ieri a Montecitorio, il giorno del battesimo di fuoco per il governo giallorosso. Dalle finestre della Camera i deputati Cinque Stelle osservavano il loro vecchio campo di battaglia presidiato e rivendicato dalla destra sovranista di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. “È un’immagine che rimarrà a lungo stampata nella memoria dei grillini” confida a Formiche.net Marco Gervasoni, politologo e saggista, professore di storia comparata dei sistemi politici alla Luiss Guido Carli, in libreria con “La rivoluzione sovranista. Il decennio che ha cambiato il mondo (Giubilei Regnani).

Professore, un bilancio della piazza sovranista?

Ha raggiunto il primo obiettivo: oscurare mediaticamente la fiducia al Conte bis. La protesta portava la firma di Fratelli d’Italia ma in piazza ho visto tante persone che non sventolavano bandiere di partito ed erano lì contro un governo percepito come innaturale.

Qualcuno ha parlato di estrema destra. È così?

Non ho visto saluti romani. Anzi, Salvini per ben due volte ha fatto il pugno chiuso, fra lo sconcerto generale. Forse una reminiscenza della sua adolescenza da comunista padano (ride, ndr).

I Cinque Stelle chiusi nel palazzo, la piazza piena fuori. Deve fare una certa impressione alla base pentastellata.

È un’immagine che rimarrà stampata a lungo nella mente dei loro elettori. Dal 2012 i Cinque Stelle hanno dettato l’agenda anti-establishment, prima da soli, poi con la Lega di Salvini. Ora loro sono l’establishment e la destra ha il monopolio della piazza.

Perché Berlusconi ha preso le distanze?

La versione ufficiale del partito è che l’opposizione si fa in Parlamento e non nelle piazze, ma questo lo sanno anche Salvini e Meloni. Peraltro Berlusconi ha sempre portato in piazza i suoi elettori. Lo fece contro il “ribaltone” di Dini, poi con Prodi, perfino di fronte al palazzo di Giustizia quando fu cacciato dal Senato. Ho incontrato un deputato forzista a Montecitorio che mi ha sussurrato: “mi sarebbe piaciuto partecipare, purtroppo non posso”.

L’opposizione “responsabile” si trasformerà in opposizione dei “responsabili”? Qualcuno degli azzurri salterà sul carro giallorosso?

Il linguaggio politico è sempre luciferino, non lo escludo. Il discorso di Berlusconi reggerebbe se il governo fosse nato da una chiara alleanza in campagna elettorale fra Cinque Stelle e Pd, ma è andata diversamente.

In fondo anche la Lega ha fatto un ribaltone alleandosi con i Cinque Stelle un anno fa. In molti collegi uninominali gli elettori di centrodestra hanno dato il loro voto a candidati leghisti per poi trovarseli al governo con i grillini.

Vero, ma restano alcune differenze di fondo. Lega e Cinque Stelle erano i due partiti anti-establishment, dem e grillini sono sempre stati agli antipodi. Questo governo è stato percepito come un colpo di mano da una buona parte dell’elettorato perché non ha discontinuità con quello precedente. Se ci fosse un altro premier l’operazione sarebbe più comprensibile. C’è infine una questione geografica non da poco.

Cioè?

Con tutti i suoi limiti l’alleanza gialloverde poteva dire di rappresentare due Italie, univa il Nord e il Sud. Oggi questo governo nasce con una forte vocazione meridionale e buona parte del Nord contro.

I grillini saranno fagocitati dai dem o accadrà l’opposto?

Il primo rischio è reale. Con la formula del contratto Lega e Cinque Stelle hanno trovato una soluzione per tenere separati i due dna. Oggi quella formula è stata volutamente rifiutata e i due partiti al governo parlano di “alleanza”. Di questo passo i grillini diventeranno una costola del Pd.

Il Pd può tornare ai vecchi fasti?

Il partito ha perso la sua vocazione maggioritaria, dovrà sempre allearsi con qualcuno. Conte alla Camera ha promesso riforme del sistema elettorale che non riuscirà a ottenere. Finiranno per modificare questa pessima legge eliminando la quota di maggioritario. Un ritorno al proporzionale puro che forse danneggerà Salvini ma sicuramente aumenterà il distacco degli elettori dalle istituzioni.

La piazza di ieri ha riunito di nuovo la destra italiana. La formula sovranista è ancora efficace? In Europa non ha funzionato granché.

Non è mai esistita. Credere che alle elezioni europee i cosiddetti sovranisti potessero rovesciare la maggioranza è stata un’illusione. Il sovranismo come fenomeno politico esiste più nella propaganda che nella realtà. Come fenomeno di reazione culturale e prepolitica invece resiste. Perfino Hillary Clinton lo ha riconosciuto a Cernobbio.

Un partito unico Meloni-Salvini è fantasia?

Con il proporzionale non ha senso. I due elettorati hanno istanze diverse, basti pensare al tema dell’autonomia. Anche il maggioritario non cambierebbe le carte in tavola. La tradizione politica italiana non premia mai il bipartitismo. Al centrodestra conviene ancora mantenere una formazione a tre.

Lei ci crede alla destra “non truce”?

In Italia la destra che vince è sempre un po’ truce. Anche quella di Berlusconi lo era. L’idea di una destra non truce viene sempre partorita dalla sinistra, che infatti spera in una destra perdente.

Quindi per i moderati a destra non c’è più spazio?

Credo sia importante per Salvini e Meloni continuare ad avere un alleato che vanti ottimi rapporti con il Ppe. È la chiave per contare in Europa, l’incapacità di trovare agganci a Bruxelles e Strasburgo rimane uno dei più grandi limiti della Lega.

Il doppio forno con i Cinque Stelle rimane aperto per Salvini? Avrà notato che quasi sempre mette nel mirino Conte, riservando a Di Maio e agli “amici” dei Cinque Stelle ben altro trattamento.

In parte è tatticismo per seminare zizzania e colpire il ventre molle dell’alleanza. Il doppio forno rimarrà aperto se entro un anno si tornerà alle urne, ipotesi improbabile. Se invece come credo il governo dovesse arrivare a fine legislatura i Cinque Stelle diventeranno una stampella del Pd, il partito corporativo per eccellenza. Lo scopriremo presto, alle elezioni regionali. Se si alleeranno con i dem porranno le basi per un ritorno del bipolarismo nella politica italiana.

ultima modifica: 2019-09-10T11:30:40+00:00 da Francesco Bechis

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