Salvini è fuori ma la sicurezza resta una priorità. L’analisi di Arditti (Kratesis)

Salvini è fuori ma la sicurezza resta una priorità. L’analisi di Arditti (Kratesis)
Una eloquente rilevazione di Swg fotografa come la pulsione securitaria sia ben sedimentata nella società italiana. L'analisi di Roberto Arditti

I governi passano ma i sentimenti restano e la paura di una presunta “invasione” è tutt’altro che sopita. È una eloquente rilevazione di Swg a fotografare come la pulsione securitaria sia ben sedimentata nella società italiana. A pronunciarsi a favore della politica dei porti chiusi è la stragrande maggioranza dei cittadini (61%), mentre solamente il 39% (pari all’incirca al livello di consenso del Conte bis) invoca un cambio di passo chiedendo di lasciare attraccare le navi che trasportano migranti.

Dunque, nonostante il ribaltone giallo-rosso, il vento del sovranismo soffia ancora forte nell’elettorato e rischia facilmente di trasformarsi in nostalgia del “Capitano” se il governo non ci farà i conti. Ma quindi gli italiani che atteggiamento si aspettano dalla nuova maggioranza sulla questione sbarchi?

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Continuità con la stagione grillo-leghista e poca voglia di fare piazza pulita dei provvedimenti sovranisti, sembra essere questa la richiesta della maggioranza degli italiani.

Infatti, ben il 76% dei cittadini si dice preoccupato dalle possibili scelte che verranno intraprese sulle politiche migratorie. Una prova evidente che la tentazione di Zingaretti di fare “damnatio memoriae” del salvinismo non sembra convincere gli italiani.

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È poi interessante notare come il 38% degli italiani guarda alla questione sbarchi con “le lenti del sovranismo” considerando gli immigrati un pericolo per la sicurezza (38%), mentre sono in molti di meno a ritenerli una minaccia sul fronte lavorativo (13%).

C’è poi una minoranza che si schiera convintamente a favore della società aperta facendo leva sui benefici per l’economia (14%) o sulla ricchezza del multiculturalismo (14%).

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“L’Europa deve essere un modello sull’immigrazione, con un sistema efficace, umano, sostenibile”, è la promessa di Ursula von Der Leyen. Parole che rischiano di scontrarsi, perlomeno in Italia, contro un muro di indifferenza e apatia.

Le istituzioni comunitarie non scaldano i cuori dei cittadini (non è una novità); il 36% degli intervistati ritiene il sogno che fu di Spinelli un disegno svilito dall’egoismo dei singoli stati e un 31% ancora ci crede ma chiede un cambiamento radicale.

Dunque, fatta la Commissione Europea bisogna (anche) fare gli europei ed è da qui che passa il destino del governo giallo-rosso.

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ultima modifica: 2019-09-21T18:00:33+00:00 da Roberto Arditti

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